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LUCIANO BELLO ARTISTA CON LA A MAIUSCOLA

LUCIANO BELLO ARTISTA CON LA A MAIUSCOLA

Se il Circo Italiano ha una storia luminosa lo si deve a tanti grandi artisti, talentuosi e carismatici. Uno dei più rappresentativi è Luciano Bello (classe 1944), che a mio modo di vedere incarna alla perfezione la definizione di “artista”. Non solo o non tanto un performer in possesso di una tecnica eccezionale, ma un comunicatore in grado di entrare subito in relazione col pubblico e di trasmettere emozioni. In questo Luciano è un maestro, dotato anche di un’ottima tecnica, ma che l’ha saputa “vendere” alla perfezione oltre che trasmettere a figli ed allievi. Approfondendo la conoscenza con Luciano, e scavando nella sua storia personale e in quella della sua famiglia, capiremo da dove arrivano queste doti. Per questo ho voluto incontrarlo, per farmi raccontare il percorso che lo ha portato ad essere oggi un personaggio quasi leggendario.

Tom Arnold’s Mammoth Xmas Circus (1947/48, Harringay Arena, Londra)

Sfogliando i programmi dei circhi più importanti d’Europa troviamo, già negli anni Quaranta, la troupe dei “7 Bello”, una straordinaria formazione di acrobati alla bascula e talvolta al trampolino composta da un nucleo di famiglia e una serie di allievi. Facciamo un passo indietro alla genesi di questa dinastia.

ORIGINI DELLA FAMIGLIA

Il capostipite Pamplo Bello era un palestrante torinese. La famiglia gestisce una arena. Pamplo era sposato con Rosa Cavallini della celebre dinastia di clown. Dalla loro unione nasceranno Rodolfo “Rudi”, Carlino, Ella e Irma Bello. In seconde nozze Rosa Cavallini sposa Carlo Celè che entra così nel mondo del circo con il figlio Francesco (1931) che si unisce alla famiglia Bello.

La Troupe Bello nel 1950 circa

Come si diceva, la famiglia gestiva un’arena in Liguria ed è qui che Rudi Bello, tra i vari bambini che si recavano spesso a vedere gli spettacoli e a proporre aiuto in cambio di qualche biglietto, conosce Paolo Verardi di Ventimiglia (1931 circa), allora giovanissimo, che seguirà la famiglia Bello, diventando un componente fisso della compagnia, oltre che un membro della famiglia a tutti gli effetti. Crescendo passerà da essere un ragazzino e formarsi come un uomo, piccolino di statura ma solido di corporatura, un ottimo agile, il migliore della troupe. Poi è diventato anche clown con Rodolfo e Francesco Celè. È intorno a questo nucleo, composto da Rudi e Carlino Bello, la sorella, Francesco Celè e Paolo Verardi che prenderà il via la troupe dei “7 Bello” a cui si aggiungeranno allievi spagnoli, olandesi o italiani.

“A quei tempi tutte le troupe avevano degli allievi, ma duravano poco, perché il ricambio era elevato, gli allievi spesso se ne andavano. Mio papà, invece – ricorda Luciano Bello – li ha sempre trattati come persone di famiglia. Li faceva mangiare in casa propria. Ognuno aveva una propria cameretta e rimanevano 7 o 8 anni, finchè non mettevano su famiglia e prendevano poi la propria strada.

IL DEBUTTO DI LUCIANO

La troupe di acrobatica della nostra famiglia lavorava sempre all’estero: soprattutto Svezia, Danimarca, Francia, Norvegia, ma anche Spagna e Inghilterra, contesa da grandi complessi: Amar (1948 in Italia, 1949 in Francia e Nord Africa), Circus Mijares Schreiber (Svezia, 1950), Strassburger (1952), Cirque d’Hiver Bouglione (1952), Circo Massimo di Cesare e Oscar Togni (1955/56), Circo Americano (Castilla, 1956), solo per citarne qualcuno. Io ho debuttato nella troupe di acrobatica a 14 anni in Svezia al Cirkus Altenburg (nel 1958). I titolari erano due coniugi anziani, lei con la passione dei cavalli, presentava l’alta scuola, aveva due cavalli curatissimi. Eseguivo i doppi con arrivo in poltrona. Mio zio batteva e io eseguivo il doppio con arrivo in poltrona sulle spalle di mio papà, poi giravo la piroetta con arrivo in terza colonna. Avevamo un repertorio completo.

Manifesto del Cirkus Altenburg del 1958. L’anno in cui debutta Luciano nella troupe dei 7 Bello

DA ACROBATI A CLOWN

Mio zio Gigi Cavallini era un clown molto famoso all’estero. I Cavallini giravano nei circhi più importanti dell’epoca. Così anche mio papà ha deciso di montare un’entrata comica, perché proponendo solo un numero si era meno appetibili come scrittura: una direzione doveva scritturare troppi artisti. Tante grandi troupe proponevano anche un secondo numero.

I Bello-Celé con l’entrata musicale negli anni Quaranta-Cinquanta

Lavorando all’estero, mio papà aveva ideato un’entrata con molti attrezzi, poco parlata, tutta con dentro/fuori, molto ritmo ed effetti visivi. Con la bascula eravamo “I 7 Bello”. Con l’entrata comica eravamo “I Celè”. In modo che sui programmi sembrassimo due nuclei differenti.

Quando eravamo in Sud Africa al Circus Boswell (1962 circa) mio papà ha deciso: “L’anno prossimo non facciamo più l’acrobatica, siamo acciaccati è un lavoro troppo pesante che non riusciamo più a reggere. Non possiamo andare avanti all’infinito, ho già male alla schiena”. Anche mio zio era affaticato, gli allievi se ne volevano tornare a casa. Dovevo imparare un nuovo mestiere per diventare autonomo.

LE SCALE E LA GIOCOLERIA

È stato mio papà a spingermi a fare il giocoliere. Io ero innamorato dell’acrobatica, dei salti, delle piroette, etc. Ma col venire meno della troupe dovevo approdare a nuove discipline. Non ero tagliato per le verticali, non avevo il fisico adatto. Mio padre mi diceva di provare il giocoliere, ma non ero convinto, non mi piaceva. Mio papà mi ha costruito la scala libera, mi faceva provare tra un carro e l’altro, in modo che non cadessi e prendessi confidenza con l’equilibrio in altezza. Poi siamo stati in Francia al Radio Circus (1960). Al pomeriggio ospitavamo una trasmissione televisiva per i bambini in cui lavoravano tutti i figli degli artisti; oltre a me c’erano altri due o tre bambini del Circo: il figlio di Danion (l’artista che presentava un noto numero di foche dell’epoca) faceva il giocoliere con le palline e i cappelli, poi un altro bambino che presentava il bal di corda e poi c’ero io che lavoravo con mia sorella, ma ero ancora agli inizi come giocoliere. Mi proposero di presentare un numero da giocoliere: anche se ancora acerbo fu il mio debutto. Durante la nostra scrittura al Radio Circus mio papà si infortunò battendo alla bascula, si ruppe il tendine e non potevamo fare l’acrobatica. Fu così che mi chiesero di sostituire il numero della bascula con il mio numero da giocoliere con cui avevo debuttato nello spettacolo pomeridiano dei bambini. Puoi immaginare la mia emozione: ero giovanissimo, non avevo ancora molta esperienza e mi trovavo scaraventato in uno spettacolo così importante. Non ero fortissimo, ma avevo tanta voglia, tanto entusiasmo e il pubblico lo sentiva. Passava quell’energia, più della tecnica.

Luciano e Rosanna al Coliseo do Porto in Portogallo

INCONTRI IMPORTANTI

Da Boswell (1962, ultimo anno in cui lavorammo con la troupe di bascula) si esibiva la famosa giocoliera ungherese Eva Vida, che mi ha insegnato un po’ di giocoleria, vedeva la mia passione e mi volle aiutare a crescere. Ho provato tutta la stagione. Ho iniziato a lavorare un po’, poi ho debuttato col numero di scala libera, sono stato in Portogallo, al Cirkus Berny (1963) in Norvegia e in Danimarca al Cirkus Vivi Schimdt (1964) dove venne Leonida Casartelli a vederci insieme a Gigino Gerardi proponendoci una stagione in Italia. Questo incontro con Leonida cambierà la vita di Luciano e inciderà profondamente sulla sua carriera artistica e sul percorso familiare.

L’ITALIA E IL CLOWN

L’Italia l’ho conosciuta intorno ai 20 anni quando Oscar Togni si è diviso dal fratello Cesare ed ha aperto “Il Circo della Grande Tenda Rossa” (1965). Eravamo a Milano; dopo le Feste trascorse a Milano insieme a Cesare Togni, Oscar è partito da Abbiategrasso con il proprio complesso completamente nuovo, poi siamo stati a Ventimiglia, e abbiamo fatto tutta la costiera tirrenica. Abbiam lavorato in pieno. È stata la mia prima stagione in Italia. Quell’anno da Oscar mi scoprii clown. Come è accaduto a tanti altri colleghi, l’inizio fu per una sostituzione. Mio padre, che era il clown di ripresa, non stette bene e io dovetti sostituirlo. Fu la prima volta, ma anche se ancora giovane, in fondo nella nostra famiglia tutti erano stati acrobati e clown, per cui fu abbastanza naturale. Nel corso della mia carriera poi molto spesso mi sono ritrovato in questo ruolo.

Luciano e Rosanna agli esordi del numero di giocoleria sulla scala libera

L’inverno lo trascorremmo per la prima volta da Leonida Casartelli al Circo Coliseum, poi di nuovo in Spagna al Britanic Circus (1966) di Amoros-Silvestrini e poi di nuovo con i Casartelli, questa volta in Turchia come Barselona Sirki dove oltre a presentare il mio numero di giocoleria sulla scala, presentavamo l’entrata dei clown Celè.

Barselona Sirki, l’insegna utilizzata da Leonida Casartelli in Turchia nella stagione 1967

Per l’inverno 1967/68 ricevetti una scrittura al Circo Canestrelli (di Armando Canestrelli) per 2 mesi. Era la prima volta da soli, io e mia sorella Rosanna. Ricordo ancora: 11 ore di treno fino a Catania per debuttare poi a Racalmuto. Era un circo di medie dimensioni, ma con uno spettacolo molto carino. Al debutto tra il pubblico c’erano solo uomini, perché prima dovevano venire loro a controllare se potevano portare le loro donne a vedere lo spettacolo, se era adatto e non era scandaloso. Mi fissavano con diffidenza… sarebbe stato bene mostrare alle proprie fidanzate un bel giovane in pista?

La permanenza in Italia continuerà al Circo Tribertis, poi nel 1970 mentre Darix Togni porta una prima unità del suo Circo nell’Acqua in Svezia, Luciano sarà nella compagnia di un secondo Circo nell’Acqua gestito da Ugo Miletti e Wioris Togni nel Sud Italia. Luciano tornerà poi dai Casartelli fino a rimanerci definitivamente. Infatti il 10 marzo 1972 a Taranto si sposa con Josette Casartelli. Un’unione fortunata da cui nasceranno due splendidi figli, talentuosi acrobati e comici poliedrici come nella tradizione di famiglia: Roni (1973) e Stiv (1978). Josette sarà anche assistente di Luciano in quel difficile ruolo di chi deve passare gli attrezzi, lanciandoli nel modo “giusto”.

1972. Matrimonio di Luciano Bello e Josette Casartelli a Taranto

LA RICETTA DEL SUO SUCCESSO

Col tempo cercavo di vendere bene quello che facevo. Vedendo tutti i grandi giocolieri dell’epoca, avevo capito che non avrei potuto competere con loro sul piano della tecnica, erano dei mostri e sarebbe stato impossibile raggiungerli, ma avevo anche compreso che la presentazione era importante quanto la tecnica, e col tempo affinai il mio numero in modo che potesse essere altrettanto efficace, aggiungendo un pizzico di malizia. La simpatia, la finta caduta dalla scala, il sorriso e la ricerca di un repertorio che uscisse un po’ dall’ordinario.

Il numero di Luciano in effetti è sempre stato originale e vario: iniziava con le clave, poi passaggi con i palloni da calcio, il lancio dei piatti, le palline lanciate con la bocca e le clave lanciate mentre era in equilibrio sulla scala, dunque un finale in crescendo. 

PALLINE IN BOCCA

Il trucco delle palline lanciate con la bocca lo vidi nel 1966 quando eravamo in Spagna con Amoros-Silvestrini, importanti agenti catalani dell’epoca che gestivano vari circhi. El Gran Picasso era agli inizi come giocoliere, era soprattutto trombettista, dormiva in una Citroen 2 cavalli, ma stava iniziando a provare, era appassionato, in prova si vedeva già il suo talento. Si esercitava con le palline con la bocca, provava sempre, e vedendo lui mi è poi venuta in mente l’idea di inserire quell’esercizio nel mio numero che negli anni Settanta / Ottanta era ancora poco visto.

Il programma del Britanic Circus con Luciano e i clown Bellos

Anche il fatto di fare il giocoliere con la scala libera era abbastanza una novità per l’epoca, mi dava qualcosa in più perché col giocoliere puoi fare tanti cerchi, tante clave, ma non hai l’effetto finale con cui chiudere un numero. Con l’esercizio sulla scala d’equilibrio, e la falsa caduta, il numero aveva un finale in crescendo che conquistava il pubblico. 

UN ESERCIZIO UNICO

Per un breve periodo a quell’esercizio, in cui giocolavo sulla scala tenendo in equilibrio sulla fronte un’asta con in cima una sorta di abat-jour, ho aggiunto una complicazione. Balkansky mi regalò una pertica, lanciandomi una sfida “ti do una mia pertica perché tanto so che non la userai”. Invece io raccolsi la sfida e verso la fine del numero entrava in pista Roni che aveva 8 anni, truccato da clown, lo facevo salire sulla pertica che tenevo sulla fronte mentre ero sulla scala e lanciavo le clave. Era davvero spettacolare, ma era troppo pericoloso per mio figlio; un giorno ci pensai e mi chiesi perché far correre un rischio di quel tipo a un bambino. Arrivava molto in alto: c’era la pedana che ci sollevava dalla pista, la scala, 2 metri e 60 di pertica, e lui arrivava sotto la cupola. Aveva la lungia tenuta a terra da Artidoro (Dorello) Caveagna, uomo di circo completo e molto affidabile, ma il giorno che non ci fosse stato Dorello? Avrei comunque dovuto togliere quell’esercizio, così decisi di eliminarlo e di tornare a dormire più tranquillo.

L’esercizio del doppio equilibrio, sulla scala con la pertiche sulla fronte al Circo Medrano negli anni Settanta

SICUREZZA E DISINVOLTURA

Nel 1977 Serena Bassano sulla rivista “Circo” scriveva a proposito di Luciano Bello: “Il suo « numero » è caratterizzato da una «falsa caduta» dalla scala libera che egli esegue da consumato attore, con una divertente… sfacciataggine che gli fa perdonare il sistema per strappare l’applauso, anche da parte dei più severi fautori della estrema serietà in pista. Potenza della simpatia! Anche in veste di clown, Luciano è comunicativo e, soprattutto, disinvolto. Questa della sicurezza di sé e della disinvoltura, è indubbiamente la principale caratteristica di Luciano Bello: una dote che, sia sulla pista di un circo, sia sul palcoscenico od in qualsiasi altra forma di spettacolo, é sempre di grande aiuto ad un artista e gli garantisce il successo e la simpatia del pubblico”. Nel presentarlo Eugenio Larible lo definiva “giocoliere-acrobata” per il suo stile che univa elementi tipi della giocoleria, salti mortali, acrobatica a terra, verticali ed equilibri alla scala.

Luciano Bello e Dorello Caveagna a Milano

IL GRANDE LEONIDA

Luciano arriva dai Casartelli per volere di Leonida che evidentemente vide in lui il talento e lo spessore dell’artista. Dopo i primi inverni a cui seguivano stagioni all’estero o in altri circhi, come abbiamo visto, Luciano diventa parte integrante della famiglia Casartelli. Inevitabile chiedergli un ricordo di Leonida: “Con la scomparsa di Leonida, la nostra famiglia ha perso tantissimo, tutto. Leonida è stato un gigante che in un’epoca di grandi circhi ha saputo poco per volta costruirsi un ruolo e uno spazio, facendosi poco per volta. Ha dovuto faticare non poco per farsi riconoscere dai grandi circhi che cercavano di mantenere le proprie posizioni, ma quando in Italia stentava a farsi dare piazze di prima importanza, si era già aperto mercati importanti in Turchia, Grecia, Bulgaria e successivamente Israele dove il nostro nome è ancora oggi molto forte, grazie alle sue intuizioni. Leonida aveva una visione, un progetto, e ha saputo realizzarlo. Con il Circo Heros (1970-1972) e il Medrano (dal 1972 in poi), ha dimostrato di avere una strategia chiara. Aveva ancora molte idee giuste da mettere in pratica, ma purtroppo non ha fatto in tempo”.

AL CIRCO KNIE

Nel 1981 Louis Knie è venuto a fare l’inverno da noi al Circo Medrano a Milano e altre piazze lombarde con i suoi numeri di tigri, tigri sugli elefanti e cavalli. E un giorno mi ha proposto di fare la stagione da loro in Svizzera. Quando sei in famiglia, è difficile uscire e prendere scritture, ma lui ha parlato con i miei cognati e con Ugo De Rocchi e si sono messi d’accordo. E’ stata una bella esperienza. Sono tornato per una stagione a fare solo l’artista. A ripensarci però c’è un ricordo che mi fa ancora sorridere: qui in casa c’è sempre stato molto da fare … viaggi, montaggi, spettacolo, e non ho avuto mai un problema … Arrivo da Knie. Prima del debutto mi si blocca la schiena. Dovevo fare solo il giocoliere e nonostante questo, mi dovevo fare le punture per poter lavorare! Però rimane un bel ricordo e una esperienza indimenticabile.

Luciano Bello al Circus Knie (1983) foto da circus-knie-fan.ch

Il celebre giocoliere di Las Vegas Dick Franco (Clown d’Argento a Monte Carlo nel 1980) ha avuto modo di scrivere su un blog: “Luciano Bello is one of the great jugglers of all time who I had the pleasure to see at Knie in 1983”. E se lo dice lui!


Luciano Bello al Circus Knie (1983)

Luciano ricorda ancora un periodo della carriera non solo di artista ma anche da direttore. “Nel 1984 il Medrano fece 3 circhi, e noi eravamo alla direzione di uno dei tre, insieme alla famiglia Huesca impegnati in una tournée in Grecia con un programma molto ricco che comprendeva anche la famiglia Zamperla, i Saabel con gli orsi e i volanti Valeriu. E lì altro che vacanza, c’era tantissimo da fare oltre allo spettacolo… però quando le cose vanno bene e lo spettacolo ha successo la fatica non la senti, non te ne accorgi proprio.

Luciano Bello al Circo Medrano nel 1984 a Taranto (Foto Sabino Dioguardi)
1980 circa. Luciano con Stiv e Ronni
1979 circa. Da sinistra Genny Forgione, Luciano, Wioris e Dorello Caveagna al Circo Medrano

PIPPO & YOGHI

Abbiamo visto che Luciano debutta in veste di toni di ripresa già nel 1965. Poi una volta in pianta stabile al Circo Medrano Casartelli tornerà a indossare le vesti di clown a metà degli anni Settanta sia nello charivari iniziale, che in una « entrata di famiglia » con Artidoro ed Ugo Caveagna, Carlino Forgione, Wioris De Rocchi, clown bianco per diversi anni; poi anche con Carlos Peres. Intorno alla metà degli anni Ottanta, l’Europa è pervasa da influenze “roncalliane” che portano al recupero di ambienti ispirati ai circhi dell’Ottocento, con velluti, decori, lampioncini, un’attenzione per la regia, per l’illuminotecnica e per la comicità che negli anni precedenti si era un po’ persa a favore del gigantismo dei circhi.

Pippo & Yoghi su un manifesto del Circo Medrano del 1989 (Coll. C. Enzinger)

Luciano e Wioris De Rocchi dopo una visita al Circo Roncalli, decidono di cambiare il loro modo di essere clown, niente parrucche e nasi finti, niente truccature vistose e al posto dell’entrata comica fatta di attrezzi vistosi, un repertorio di riprese più teatrali e intimiste. Nasce così la coppia Pippo & Yoghi e la celebre versione delle bolle di sapone della “Via dei Sogni” che diventerà per tanti anni uno dei momenti caratteristici del Circo Medrano. Apriranno lo spettacolo entrando in scena a bordo di un carrettino trainato da un asinello, proporranno l’entrata degli uccellini e man mano alterneranno una nutrita serie di scketch e riprese, dimostrando grande creatività e freschezza. Nel 1987 partecipano al 12° Festival del Circo di Monte Carlo, sostituendo Peter Shub che a pochi giorni dall’inizio dà forfait, e di fatto salvando il Festival . Sarà un’avventura faticosa ma che diede loro anche qualche soddisfazione, tra cui una Menzione Speciale della Giuria.

Pippo & Yoghi con Stephanie, Stefano Casiraghi e il Principe Ranieri


Luciano Bello a Sabato al Circo (1989)

Nella seconda metà degli anni Novanta, Luciano inizia a presentare il numero di giocoliere in una versione in comico, nei panni del clown Pippo e assistito da Wioris. Nel biennio 1995-1996 la famiglia Bello sarà scritturata al Circo Roncalli con il numero di icariani. Luciano sarà capo del maneggio e affiancherà Daris e Gianni Fumagalli Huesca nella comicità.

Luciano, Josette, Stiv e Ronni al Circus Roncalli (1995)

DAL DOLORE UNA NUOVA PARTENZA

L’8 febbraio 1997, dopo una breve malattia, viene a mancare all’affetto dei suoi cari Josette Casartelli. Un lutto doloroso e prematuro. La tristezza è tanta, difficile da superare, ma Luciano e i figli si buttano sul lavoro, da cui trovano la forza per una nuova ripartenza. “Nostro papà è una persona che non guarda indietro, ma sempre avanti. Diversi anni prima, con una certa lungimiranza, aveva acquistato da un rigattiere in Israele una barra metallica; la mise da parte pensando che prima o poi l’avrebbe utilizzata. In quel terribile 1997 ebbe l’idea di farci un trapezio usando quella barra che aveva acquistato anni prima. Lavorammo al numero di trapezio comico”. Nel frattempo anche Steve, che fino ad allora era stato con Ronny acrobata antipodista, debutta come comico nelle vesti di Jacob in occasione della tournée in Francia del Circo Medrano con l’insegna “Circo Casartelli” nel 1997 con le riprese e al trapezio al fianco di Ronny (“Il grande Zampano”). Luciano, Stiv e e Ronny nel 1998 saranno in Austria da Louis Knie dove Luciano fa coppia col clown bianco Louis Moreno in diverse riprese comiche.

Luciano con Stiv e il bianco Luis Moreno al Circus Louis Knie (Austria) nel 1998 (Foto Enzinger)

L’ULTIMA ESIBIZIONE DA GIOCOLIERE

Seguiranno due anni da Roncalli (1999-2000) dove Luciano è il “capo del maneggio” ossia in livrea da Monsieur Loyal quella figura essenziale che fa da spalla ai comici, affianca il presentatore e coordina i movimenti di pista. E’ in questo periodo che Luciano torna a indossare le vesti da giocoliere per l’ultima volta. Faceva parte del programma il giocoliere spagnolo Manuel Alvarez. Bernard Paul in quel periodo aveva scelto come comico il graffiante clown americano Jango Edwards che alle spalle di Alvarez ne faceva la parodia. Una gag molto efficace che esaltava sia il ruolo del giocoliere ispanico, sia quello del comico statunitense. Quando Alvarez si infortunò, Paul chiese a Luciano di assumere lui il ruolo e il costume di Alvarez e di tornare per qualche giorno a esibirsi nella sua specialità originale. Luciano non se lo fece ripetere due volte e si divertì notevolmente in quel ruolo.

Nel 2001 Fumagalli, beneficiando di soci e sponsor, apre in Germania il proprio Circo Fumagalli: Luciano, Steve e Ronny sono parte integrande del programma che ha un cast quasi integralmente italiano. Dal 2002, e per i successivi 10 anni, inizia l’avventura al Cirque du Soleil per i Bello e Luciano diventa prezioso istruttore e formatore per gli artisti del complesso canadese. Il resto è storia recente.

Luciano con Fumagalli e Daris Huesca al Circus Fumagalli (2001) in Germania

Da quando Steve e Ronny sono rientrati in casa Medrano, Luciano ha sempre rivestito il ruolo di capo del maneggio. Con la sua impeccabile chioma argentata, l’elegante frack rosso e quel sorriso che arriva fino all’ultima fila della gradinata, Luciano è ancora protagonista dello spettacolo. Non importa che non abbia più un suo numero da giocoliere: la precisione, la puntualità, la professionalità, il rigore della sua presenza in pista è lo stesso. Lo troverete sempre in puntuale anticipo sull’inizio dello spettacolo, truccato. In ordine in attesa dell’inizio dello spettacolo. Sarà il suo gesto, misurato e composto a far esplodere l’applauso sul finale di spettacolo. Sarà la sua presenza sobria, ma indispensabile a esaltare le gag comiche. La sua comunicativa è la stessa di quando, simulando la caduta, ripeteva l’esercizio sulla scala, e faceva esplodere lo chapiteau di applausi. Perché non è solo la tecnica a far grande l’Artista, ma quella dote innata che solo Luciano e pochi altri, hanno di raggiungere il pubblico e coinvolgerlo nello spettacolo.

L’inconfondibile sorriso di Luciano Bello (Foto C. Roullin)

Testo di Dario Duranti
Un ringraziamento per le ricerche storiche a Ramon Bech, Christoph Enzinger e Raffaele De Ritis

Pagina pubblicitaria della Troupe Bello del 1950 sul magazine tedesco “Echo” (Collezione C. Enzinger)

Contratti della famiglia Bello e di Luciano Bello, dal 1947 al 1983

  • 1947 Tivoli (Stoccolma) e Cirkus Schumann (Svezia)
  • 1947/48 Tom Arnold’s Mammoth Xmas Circus (1947/48, Harringay Arena, Londra)
  • 1948 Cirque Amar (Italia)
  • 1949 Cirque Amar (Francia e in Nord Africa (1949/50)
  • 1950 Circus Mijares Schreiber (Svezia)
  • 1952 Circus Strassburger
  • Ottobre 1952 Cirque d’Hiver Bouglione (Parigi)
  • 1953 Cirque Amar (Francia)
  • 1953/54 Jack Hylton’s Earls Court Circus (Londra)
  • 1955/1956 Circo Massimo di Cesare e Oscar Togni
  • 1956 Circo Americano “Texas Rodeo” (Castilla, Spagna)
  • 1957 Circo Price di Madrid «Madrid-Parada» (Don Juan Carcellé)
  • 1958 Cirkus Altenburg (Svezia)
  • 1960 Radio Circus (Francia)
  • 1962 Circus Boswell (Sud Africa)
  • 1963 Cirkus Berny (Norvegia)
  • 1963/64 Coliseu do Porto (Portogallo)
  • 1964 Cirkus Vivi Schmidt  (Danimarca)
  • 1964/65 Circo Cesare e Oscar Togni, Milano
  • 1965 Circo Grande Tenda Rossa di Oscar Togni
  • 1965/66 Circo Coliseum di Leonida Casartelli
  • 1966 Britanic Circus (Amoros Silvestrini, Spagna)
  • 1966/67 Gran Parada circense de Navidad (Circuitos Carcellé) Barcellona
  • 1967 Barselona Sirki (Casartelli) in Turchia e Bulgaria
  • 1967/68 Circo Canestrelli (in Sicilia)
  • Circo Tribertis
  • 1970 Darix Togni Circo nell’Acqua
  • 1970/71 Circo Cristiani
  • 1971/72 Circo Heros (Casartelli) poi stabilmente nei vari complessi della famiglia Casartelli
  • 1983 Circus Knie (Svizzera)

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