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MARIANO SAVIO – WORLD CIRCUS ARTIST



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Alcuni momenti della carriera di Mariano Savio

Mariano Savio
non solo Mago Pasticcione

Un tempo si usava il termine “generico” per indicare artisti di grande versatilità che pur non imponendosi con un proprio numero, sapevano distinguersi per abilità e destrezza in varie discipline. Ma il personaggio di cui andiamo a parlare non solo era versatile in pista, si è sempre contraddistinto per un grande senso pratico (proprio del mondo circense) che gli è servito in molte occasioni ed in ambiti lavorativi molto diversi.

Il circo nel sangue

Mariano Savio nasce il 29 gennaio 1936 a Monteroberto (AN), un tranquillo paese di montagna. A differenza degli altri fratelli, viene al mondo in una carovana, durante il periodo di attività del “Tea Circo Arata” di proprietà della famiglia. A 5 anni è già in pista, mostrando già in così tenera età notevoli capacità, esibendosi con salti mortali a terra e in evoluzioni sul trapezio fisso e mobile. Il nonno, originario di Massa Carrara era proprietario di una cava di marmo, ma affascinato dal mondo del circo, si sposa con Claudia Rizzoli (cugina di Ersilia Rizzoli, prima moglie di Paolino Orfei). Essendosi dimostrato campione di lotta greco romana, al circo impersonava l’uomo forte, rompendo catene e grossi sassi.

Mariano all’inizio degli anni Cinquanta

La madre di Mariano, Elena Arata era sorella di Fanny e Violetta (madre di Moira Orfei). Il padre di Mariano (Alessandro Savio), invece, era un ginnasta di Brescia dove lavorava in una falegnameria e spiccava come ebanista. Quando decise di lasciare quella vita per seguire il circo riuscì a spendere la sua abilità nel lavorare il legno costruendo carovane e strutture per circhi. Basti pensare che negli anni Trenta il primo cannone di Edmondo Zacchini fu costruito proprio dal padre di Mariano (gli Zacchini erano cugini di primo grado con la mamma Arata). Inoltre riusciva a realizzare una particolare miscela per trattare la tenda del circo, rendendola impermeabile. I fratelli Arata agivano agli inizi degli anni Quaranta (prima della Guerra) in Toscana ed Emilia Romagna. Lo zio Guido era uno specialista della “scala sui piedi” e fece da maestro a tutti i nipoti nelle varie discipline che essi intendevano provare: trinka, salti, equilibrismo). Anche Mariano, quindi, a nove anni, cominciò ad allenarsi alla scala sui piedi.

Mariano alle pertiche con il fratello Renzo

Durante la Guerra la famiglia si fermò a Campagnola di Reggio Emilia, come sfollata. Il padre riusciva a procurare provviste per tutti. Con l’arrivo della zia Violetta, si smontò una sua carovana da cui Alessandro ricavò un pianale con il quale, andando a cavallo fino a Reggio Emilia, si prendeva il necessario e lo si portava a Campagnola per rifornire gli abitanti del paese che aspettavano impazienti con le tessere che il governo distribuiva per il ritiro razionato delle provviste. Al termine della Guerra venne riaperto il Circo Arata (non più “Tea Circo”), ma non bastando gli incassi per tutta la famiglia, fu necessario dividersi. Il circo rimase allo zio Pepolino Arata, la zia Violetta ritornò dagli Orfei, mentre Alessandro, con la moglie Elena e la famiglia fu scritturato come artista al circo della famiglia Cristiani, prima, e Zorzan, dopo. Eran complessi che agivano nelle fiere del Veneto, arrivando a presentare 5-6 spettacoli al giorno. Da lì si trasferirono in Sicilia, dal fratello della moglie dello zio Guido Arata, presso il circo del Cavalier Montemagno. E infine con i Canestrelli-Zoppis. Nel 1948 i Savio si esibiscono al Circo Bizzarro (divenuto dal 1967 “Circo Città di Roma”) a Malta all’interno di un teatro stabile dove presentavano un numero di pertiche. Successivamente, nel ’52 tornano con Canestrelli-Zoppis.

I fratelli Savio all’inizio degli Anni Sessanta

Agli inizi degli anni Sessanta Mariano lavora con Bisbini e successivamente in Toscana con Carbonari. In questo periodo raggiunge il clou delle proprie specialità: salti a terra, trampolino, il Tarzan alla corda e, con il fratello Renzo, le pertiche e le pose plastiche. In questo periodo Mariano allarga il raggio delle proprie attività, collaborando ad una pubblicità dei “Baci” Perugina e realizzando un documentario sul dietro le quinte del circo per conto del regista Mauro Bolognini.

Anni Sessanta. Mariano Savio (in basso a destra) con il nanetto Nazareno in arte Gogò (a sinistra), Amleto Cagna (al centro), Franco Franchi e il nanetto Filippo Ruffa al Circo dei Fratelli Orfei

Mariano, artista polivalente

La carriera di clown per molti artisti inizia quasi per caso ed anche a Mariano è toccato sostituire un nanetto nelle riprese comiche al circo di Carbonari. Dalla Toscana il lavoro lo porta in Sardegna al circo di Emilio Bellucci; in questo periodo il fratello Fiorenzo si fidanza con Gemma Bellucci e qualche tempo dopo Mariano si separa dal fratello per raggiungere il circo di Liana, Nando e Rinaldo Orfei con i quali si instaura una collaborazione che dura dal 1963 circa fino al 1982.

Anni Settanta, al Circorama Orfei. Uno degli attrezzi realizzati da Mariano Savio

Sono gli anni dei trionfi per gli Orfei che allestiscono programmi fastosi (il Circo a 3 Piste, il Circorama, il Circo delle Mille e una Notte e il Circo delle Amazzoni) in cui ben si colloca un artista duttile come Mariano che oltre al suo numero di vasenton, prende parte ai numeri di karatè, nelle piramidi a fine spettacolo e nel quadro di saltatori eccentrici dei “Magnifici Otto” insieme ad altri noti personaggi dell’ambiente come Ruggero Anselmi, Alfio e Lucetto Macaggi, Claudio Zavatta, Ginetto Cagna, Mimmo Veneziano e Ivan Lukac. Inoltre, al Circo delle Mille e una Notte, tra le numerose mansioni, quello di “guidare” il grande dragone snodato portato in scena da oltre 40 figuranti che bruciò durante uno spostamento in ferrovia.

Da sinistra: Ruggero Anselmi, Claudio Zavatta, Ginetto Cagna, Lucetto Macaggi, Mimmo Veneziano, Ivan Lukac, Mariano Savio e Alfio Macaggi nella parodia dei ”Magnifici Otto” nel 1973 al Circo di Liana, Nando e Rinaldo Orfei

Una delle esperienze professionali cui tiene maggiormente lo vide lavorare come controfigura nel film “Un uomo da rispettare” con Kirk Douglas e Giuliano Gemma, nel 1972. Quattro anni prima aveva partecipato alle riprese del documentario di Fellini “I Clown” girato in parte a Roma, sia a Cinecittà che al Circo a 3 Piste dei Fratelli Orfei. Presso questo complesso, dal 1976 al 1982 Mariano sa farsi apprezzare come insegnante di acrobatica ed equilibrismo per le nuove leve del circo. Sempre con gli Orfei intorno al 1979 realizza alcune pubblicità per la “Sao Caffè”.

1972. Mariano con Giuliano Gemma

Durante la permanenza del Circorama a Bologna un artista inglese che si esibiva alle sbarre ebbe un infortunio e si dovettero smontare le attrezzature prima del tempo. A riempire quel vuoto dello spettacolo fu chiamato Mariano che iniziò così a presentare delle riprese.

Primi anni Ottanta. Al Circorama di Liana e Rinaldo Orfei, Mariano (a sinistra) con Mimmo Torregrossa e Adriano Zambelli (a destra)

Circo e dintorni

In questi anni non mancano le gioie della vita privata di Mariano con la nascita della figlia Alessandra (nel 1975), mentre nel 1977 corona il suo sogno d’amore sposando Gabriella Pavlatova, appartenente alla celebre troupe Valla-Bertini, una formazione cecoslovacca che lavorava al Circo a 3 Piste dei Fratelli Orfei e poi al Circorama con una spettacolare esibizione ai monocicli, al letto elastico e che dava vita anche alla parodia del muletto comico. Mariano conobbe Gabriella proprio dagli Orfei e nello stesso circo si sposò. Infatti, quando Liana e Rinaldo si divideranno da Nando, Mariano seguirà i primi rimanendovi diversi anni ed esibendosi sia nel numero di trapezio che con le riprese comiche di volta in volta al fianco di Mimmo Torregrossa e Adriano Zambelli. Nel 1981 con la moglie Gabriella trascorre alcuni mesi nel carcere minorile di Lecce per l’insegnamento delle arti circensi. Questa sarà un’esperienza molto importante, ma non l’unica nell’ambito dell’insegnamento in quanto saranno nuovamente chiamati a trasmettere le tecniche della pista e della comicità in una scuola del Charleston nel South Carolina; un corso al termine del quale alcuni dei giovani allievi han potuto offrire un saggio delle abilità acquisite durante lo spettacolo del Circus Flora.

Terminata la lunga permanenza al Circorama (interrotta dalle esperienze fin qui elencate), dopo un periodo di sosta Mariano e famiglia ritornano in Calabria presso il circo del cugino Guidino Arata che agiva in quel periodo con il nome “Circo Apollo”. Nei due anni successivi la mente creativa del nostro artista inizia a sviluppare vari trucchi e gag comiche come il finto equilibrio sulla corda, la cattura della farfalla, i cerchi magici, le entrate del fantoccio e della lavatrice specializzandosi nell’arte comica che fino ad allora aveva più volte incontrato sul suo cammino artistico.

1986. Mariano con Naghi al Circo Embell Riva

Nel 1986 seguono alcuni mesi al Circo Embell Riva, al Circo Marton ed una permanenza negli Stati Uniti al Circus Flora, a Denver, dove insieme al cognato, subisce il furto di tutti i costumi. Mariano non si perde d’animo e grazie alla sua inventiva allestisce con gli elementi che aveva a disposizione la farsa degli spaghetti, numero inedito per l’America che per questo riscuote un grande successo non solo presso il pubblico, ma anche tra il personale e gli orchestrali del circo. Nell’agosto dello stesso anno torna in Italia e poco dopo prendono parte alla terza edizione del Golden Circus di Liana Orfei, noleggiando dei costumi. Nel 1987 ebbe una breve esperienza come presentatore al Circo Lina Orfei di Bruno Niemen. Segue un periodo con l’arena di Leris Colombaioni a Nettuno. E’ qui che Romano Colombaioni gli propone di far da controfigura nel film “La Maschera”, una pellicola ambientata nel 1500 per le sale cinematografiche tedesche.

Mariano, il clown Fiorellino

Nel dicembre 1987 a pochi giorni dal debutto della quarta edizione del Golden Circus una tromba d’aria si abbatte sul Tendastrisce demolendo lo storico chapiteau bianco-rosso che ospitò negli anni ’70 i fastosi spettacoli del Circorama e del “Circo delle Mille e una Notte”. Ancora una volta Mariano (che rivestiva un importante ruolo di direttore di pista e presentatore) si rivela un eccellente tecnico. Alla sua intraprendenza e duttilità si dovette il ripristino della struttura del Golden che poté debuttare con un solo giorno di ritardo. Mariano ricorda con le lacrime agli occhi di aver ricevuto anche un premio dalle mani di Maria Pia Fanfani per essere riuscito a recuperare la funzionalità della struttura del Tendastrisce.

Nello stesso periodo presta la propria consulenza per alcuni trucchi comici per il programma “Festival” condotto da Lorella Cuccarini di cui una puntata era dedicata al mondo del circo. Una parentesi con il circo di Marcello Dell’Acqua e nell’inverno 1988/89 lavora al Circo Donato Orfei della famiglia De Bianchi (che quell’anno trascorre il Natale a Roma) con il suo simpatico personaggio di “mago pasticcione”. Nel ’89 partecipa al programma tv “Roba da Matti” condotto da Jerry Scotti, in cui si esibisce con il suo sketch di magia comica.

Mariano, mago pasticcione, negli anni Novanta

Tra le esperienze professionali non poteva mancare un periodo al parco di divertimenti di Gardaland dove si esibiva sui trampoli con intrattenimenti vari. Nell’inverno dello stesso anno partecipa a Sabato al Circo e successivamente viene ingaggiato, fino al 1991 dal circo della famiglia Rossi-Zucchetto che viaggiava come Circo Oscar Togni, in seguito ad una società con quest’ultimo. Seguono due anni in Sicilia al circo di Gianni Pierantoni, fino alla chiusura del 1994 dopodiché, nel ’95 Mariano torna negli Stati Uniti. 10 giorni prima del debutto al Royal Circus, viene comunicato che la nave sulla quale avevano imbarcato gli attrezzi avrebbe ritardato parecchio. Anche questa volta, senza abbattersi, marito e moglie lavorano giorno e notte per realizzare nuovamente i costumi. Mariano ricorda l’esperienza americana come molto bella, ma stancante, con piazze da un solo giorno e tanti chilometri da percorrere di notte. Nel 1996 la coppia insegna arti circensi ai bambini nativi americani (gli indiani pellerossa), con saggio finale per tutte le famiglie indiane e per il capo indiano. L’esperienza di insegnamento prosegue in America attraverso varie esperienze. Nel 1998 c’è il ritorno in un circo italiano, presso la società Mavilla-Mario Saly (“Circo di Venezia”) in occasione delle festività natalizie trascorse a Palermo. E l’anno successivo con il numero di cagnolini è nella compagnia del Circo Nando Orfei in tournée in Sicilia (periodo a cui si riferisce il video pubblicato in questa pagina). 

Mariano con la moglie Gabriella Pavlata

E’ la volta di una parentesi teatrale per il Teatro Massimo di Palermo. Il teatro conduce Mariano a fondare un’associazione culturale (“Arte Circense Savio”) insieme alle due figlie, con le quali continua ancora oggi la sua carriera, la carriera di un artista che è “pasticcione” solo sulla scena e che ha saputo dimostrare in pista e fuori una grande che versatilità e la capacità di far fronte ad ogni situazione… altro che “generico”!

Testo di Raffaele Grasso
Tratto da “Circhi In Cammino” n° 3/2005

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