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KETTY JARZ – WORLD CIRCUS ARTIST

 

Ketty Jarz, una vita sul trapezio.

Ketty è figlia di Attilio Jarz e di Sandra Rossi, una “ferma”; ha un fratello, Roberto, di pochi anni maggiore, che è il porteur della troupe; bravissimo e con un fisico particolarmente robusto che gli permette (oltre ad una precisione di ” tempi ” istintiva) una presa saldissima per i suoi compagni “agili”.

Ketty ha debuttato in pista a sei anni, con una troupe di ciclisti composta con i cugini Giuseppe e Fernanda; quindi ha preso parte al jockey con Emilio, Carlo, Giovanni, Graziella ed il fratello Roberto; a dodici anni ha iniziato il lavoro di volante, la troupe era composta dallo zio Gino, e dai cugini Emilio e Gianni, il circo era ancora di proprietà e lo è stato fino al 1963.

Dal 1963 in poi le scritture non sono certo mancate per i bravi artisti: Orlando Orfei, Rebernigg, Castilla, Hagenbeck, Moira Orfei, Knie, ancora Moira, ecc.

Ketty nel 1969 ha sposato un acrobata marocchino, Omar Liazeed ed oggi ha una magnifica figlia, Zaida, che le ha regalato una splendida nipotina.

Omar ha fatto parte fin da bambino della troupe di saltatori “Bombay” con tutta la sua famiglia e con quella ha girato il mondo fino dall’infanzia (sono stati anche in Italia con Cesare e Oscar Togni); quindi ha montato un “numero” di acrobatica a terra con le sorelle e con quello ha lavorato in locali notturni sempre con successo e in un secondo tempo è ritornato a far parte della troupe di saltatori, numero classico degli artisti marocchini nel quale sono insuperabili. Un’altra specializzazione del bravo Omar è quella dell’equilibrista: discesa dalla scala su una mano, altri ” trucchi ” classici, tutti eseguiti con molto stile e ricerca di perfezione nelle posizioni. Ma naturalmente il matrimonio con Ketty lo ha anche portato sui trapezi, nella cupola del Circo: era inevitabile. Omar ha eseguito un doppio sopra il trapezio con duplice piroetta di ritorno, di bell’effetto e che dimostra come la scuola degli Jarz sia sempre proficua.

Della troupe ha fatto parte anche la sorella di Moira Orfei, la graziosa Dea, che ha sposato Roberto Jarz, il bravo porteur.

Quello del porteur è il “mestiere” che passa più inosservato, nelle troupe di volanti poiché il fulcro è sempre costituito dagli agili che con i loro “voli ” così spettacolari ed appariscenti, attirano l’attenzione dello spettatore e ne suscitano l’ammirazione mista ad un senso di timore e di sgomento di fronte a tanto ardimento, ma non bisogna dimenticare che se l’agile può eseguire i suoi esercizi alla perfezione, gran parte del merito va ai porteurs, alla cui esattezza e forza sono affidate le sorti, la conclusione felice di un esercizio. In molti casi un “trucco” può essere eseguito, calibrato esattamente dall’agile, ma se il porteur manca la presa, tutto è distrutto e la caduta in rete inevitabile. Ecco perché Enzo Cardona, ad esempio, dice di non poter lavorare senza il “suo” porteur, Oscar Papi e così tanti e tanti altri trapezisti famosi. Nel nostro caso il bravo Roberto è quindi una importantissima colonna della troupe Attilio Jarz.

Di Ketty vogliamo ancora ricordare che esegue un bellissimo doppio e mezzo e un doppio in plancia con doppia piroetta di ritorno, di pura marca maschile. La classe sopraffina di Ketty è rimasta memorabile negli annali del circo e nei ricordi degli addetti ai lavori e appassionati di ogni latitudine, soprattutto per essere stata una delle prime donne al mondo ad eseguire nel 1975 il triplo salto mortale. Fu infatti in quella stagione da Knie che Ketty lasciò una profonda impronta nella storia del circo “girando” il triplo.

“I quattro anni che seguirono – ricorda ancora Ketty – furono i più belli della nostra vita artistica e i più intensi di successi: Benneweis, Bronett (davanti ai sovrani di Svezia) e infine due stagioni da Krone.

Fu nel circo tedesco che nel 1979, eseguendo il doppio e mezzo, la carriera di Ketty rimase irrimediabilmente stroncata. La troupe si sciolse: nel 1980, mentre gli altri soddisfano i contratti con Nock in Svizzera, Omar con la moglie e la piccola Zaida riprende da solo il vecchio numero di verticali al circo spagnolo Ringland.

La sua corporatura non ha subito nessuna deformazione professionale e conserva un fisico perfettamente armonioso e femminile. Nella vita Ketty appare molto dolce, un po’ timida, di poche parole e, soprattutto, modestissima: parla del suo lavoro con una enorme semplicità e si illumina solo nel ricordare la bravura di suo padre come volante ed artista versatile come quasi tutti i circensi, che è stato anche domatore, acrobata alle pertiche, agli anelli.

Ma della famiglia Jarz non si finirebbe mai di parlare: la loro simpatia, la classe nel presentarsi in pista (il sangue dei Togni scorre nelle vene!), il loro classico saluto al pubblico prima dell’inizio del “numero” dei trapezi, con il braccio destro teso a squadra, l’eleganza dei costumi: tutti particolari che fanno un “numero” di Circo oltre all’abilità e di quella sappiamo già che gli Jarz ne hanno a iosa.

Liberamente tratto da un articolo di Serena Bassano per “Circo”.

Tratto da un’intervista di Michele Casale a Ketty Jarz per la rivista “Circo”

Una delle troupe europee che è riuscita meglio di tutte a contrastare il dilagante predominio dei sudamericani è stata senza dubbio la famiglia dei nostri connazionali Jarz, che ha avuto in Enzo Cardona e Ketty Jarz i suoi principali protagonisti. Ketty adesso vive in Germania, vicino Hannover, ed ha acconsentito gentilmente di rispondere a qualche nostra domanda.

Il primo circo italiano dove vi siete esibiti pare sia stato il Circo Togni negli anni ‘50. Fino agli anni ‘70 si sono susseguiti vari componenti all’interno della vostra troupe, e le punte di diamante eravate senza dubbio tu ed Enzo Cardona. In che anno avete avuto la formazione migliore e quali artisti comprendeva?
Fino all’età di quindici anni ho lavorato con il circo della mia famiglia. Successivamente, ci siamo spostati da Orlando Orfei con mio fratello Roberto e i miei cugini Emilio e Carlo. Da lì abbiamo girato un po’ l’Europa fino al 69, quando poi mi sono sposata con Omar Liazeed ed è nata mia figlia Zaida. E’ così che poi si è formata la troupe composta da fratelli e cugini con Roberto, Omar, Dea, Ketty. Venimmo quindi scritturati al circo Togni. I Cardona e gli Jarz sono sempre stati bravissimi artisti.

Siete stata una delle poche eccelse troupe europee in grado di sbaragliare la supremazia e il talento dei trapezisti sudamericani in voga in quel periodo con stelle del calibro di Tito Gaona. Cos’hai provato quando hai visto nel 1982 l’appena diciottenne messicano Miguel Vasquez eseguire il quadruplo? Tu, o qualcuno della tua famiglia, lo avevate mai tentato?
Mi parli di fantastici trapezisti e artisti. Tito Gaona è stato il mio idolo, e prima di lui ho ammirato Tony Steele, un grande trapezista e un grande personaggio. Miguel Vasquez l’ho visto lavorare e lo conosco bene. Non ho parole per definire la sua bravura. Non ho mai tentato il quadruplo. Con le mie misure e quelle del trapezio di allora era per me praticamente impossibile riuscirci, ma Dio è sempre stato dalla mia parte e mi ha assistita in tutte le performance. Sono contenta di quello che ho ottenuto nella mia carriera.

Negli annali del circo sei menzionata come la prima donna italiana – e una delle poche al mondo – ad aver eseguito il triplo salto mortale al trapezio negli anni 70. Ricordi esattamente l’anno, il circo, e quale fu la reazione tua e quella dei tuoi colleghi?
Si è vero, sono stata la prima donna in Europa ad eseguire il triplo salto mortale, dapprima solo nelle prove. Successe al circo Knie a Ginevra, nel 1973. Fu una grande gioia per me, per gli artisti e per tutta la grande famiglia di Knie. In pubblico, invece, accadde in Ungheria al circo di Moira Orfei. Ne scaturì una festa infinita, con un brindisi a fine serata che anche in quel caso coinvolse la mia famiglia, gli amici e tutto il circo. Come sempre il mondo del circo si stringe attorno ai campioni nei momenti belli e in quelli meno belli. Non potrò mai dimenticarlo.

di Maurizio Colombo

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