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PAGINE DI CIRCO: Storie di una balena divenuta leggenda

 

Chi ricorda la balena Goliath? Questo gigantesco cetaceo, del peso di 68 tonnellate e lungo 22 metri, pescato in Norvegia nel 1954, poi imbalsamato e caricato su uno speciale autoarticolato, venne esibito con grande successo fino ai primi anni Ottanta in tutta Italia ed Europa (fin oltre la “Cortina di Ferro” e in Israele). Oltre 40 milioni i visitatori, attratti anche dalle doti pubblicitarie dei vari impresari che la gestirono, tra cui il torinese Giuseppe Erba, poi lo svizzero Jean Rezzonico e successivamente Gustavo Cottino. A quest’ultimo venne dedicata nel 2002 la tesi di laurea di Elisa Fontana in Dams-Teatro (“Gustavo Cottino, il più grande venditore di illusioni”), parzialmente ripubblicata sulla rivista In cammino – Circhi & Luna Park (n.1/2010).

Alla balena itinerante, alla sua storia rocambolesca e all’immaginario sviluppatosi attorno ad essa (Goliath fu la più famosa, ma ne girarono anche altre, di dimensioni più ridotte), si sono ispirati diversi autori nei loro romanzi, ambientando riflessioni, punti di vista ed elementi di fantasia in un contesto storico reale.


Il più recente, fresco di stampa, è stato scritto da Alessandro Barbaglia e pubblicato nel 2020 da Mondadori: “Nella balena”. In esso si intrecciano due storie, accomunate dalla più grande attrazione di un circo, la balena Goliath. I due protagonisti non si incontrano: da un lato Herman, circense addetto al trasporto di Goliath; dall’altro Cerro, i cui genitori si sono conosciuti e innamorati proprio davanti a lei un giorno in cui il circo era di passaggio sulle sponde del lago Maggiore…

Altrettanto recente, pubblicato da Exòrma nel 2017, il romanzo “La balena di piazza Savoia. L’immaginario che avevamo in dote”, di Leopoldo Santovincenzo. La trama ha per protagonista un ragazzino appassionato di cinema, che ricorda di aver visto la balena anni prima. In queste pagine la vicenda del cinema popolare si intreccia con la vera e appassionante storia della balena Goliath, ricostruita attraverso un’indagine degna di un romanzo giallo. Sullo sfondo di un Paese che cambia, la balena e il cinema sono gli epici protagonisti di una stagione avventurosa, metafora di un immaginario che rischia di svanire…

Proseguendo leggermente indietro negli anni, ricordo che nel 2011 anche il cantautore Vinicio Capossela ha dedicato al famoso cetaceo un proprio brano (intitolato appunto “Goliath”), inserito nell’album “Marinai, profeti e balene”.

Nel 2004 Einaudi pubblica i racconti di Aldo Nove, uno dei quali dà il titolo alla raccolta: “La più grande balena morta della Lombardia”. Anche qui il punto di vista è quello di un bambino (sullo sfondo della provincia di Varese negli anni Settanta): una serie di riflessioni infantili e graziose, ora realistiche, ora decisamente fantasiose, come nel racconto in cui la carcassa di un cetaceo esposto in uno zoo riprende vita e si divora l’universo intero…

Arriviamo infine al romanzo forse più impegnativo, pubblicato nel 1989: “Melancolia della resistenza”, di László Krasznahorkai, considerato dalla critica il più importante scrittore ungherese vivente. In un’anonima cittadina della fredda e desolata campagna ungherese arriva una compagnia circense con “la balena più grande del mondo”. Il circo, con l’enorme carcassa del cetaceo imbalsamato, diventeranno il pretesto per far esplodere il cambiamento, tra sguardi ipocriti e la convinzione di trovarsi alle soglie di “un’era radicalmente nuova, gravida di promesse, che avrebbero spazzato via tutto”…

Da questo libro è tratto anche un film del 2000, diretto dal regista ungherese Béla Tarr, con la sceneggiatura dello stesso Krasznahorkai: ”Le armonie di Werckmeister”.

Francesco Farnè (Kirkos)

Per approfondire la vicenda di Goliath e delle diverse balene che hanno ispirato questo articolo, consigliamo lo studio di Mariano Tomatis Storia di una balena a Torino

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