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Ennio e il circo, da 84 anni con passione
Un passato da allevatore, oggi è su una sedia a rotelle. Il suo numero preferito: i cavalli Siamo stati con lui all’American Circus: ecco perché il suo entusiasmo non tramonta mai

Ennio Cima, 84 anni, emozionato davanti all’insegna del circo, sua grande passione fin dalla tenera età (foto Sparaco)
Non sorride. Osserva con gli occhi spalancati e le labbra un po’ socchiuse, attento più che serio, concentrato a non perdere un particolare che è uno. «Buongiorno, sono Ennio Cima e vorrei parlarvi del circo. Nessuno lo sa descrivere come me». Il telefono squilla e dall’altra parte della cornetta Ennio chiede di raccontare la sua passione. Ha 84 anni e vive all’istituto don Orione di Bergamo. «Avevo cinque anni e mezzo quando sono stato per la prima volta al circo», aggiunge. Da allora, ogni anno, lui è lì che aspetta.
Questa volta è l’American circus di Enis e Flavio Togni. «Conoscevo bene Ferdinando Togni, il nonno di Flavio – racconta Ennio –. Io vivevo alla Malpensata e il circo a quei tempi si sistemava proprio dietro a casa mia. Figuriamoci. Ogni momento libero che avevo lo passavo lì. Una volta Ferdinando mi aveva fatto visita a casa e aveva portato con sé quattro dei suoi nipotini. C’era anche Flavio. Era alto così, ancora un bambino».
Lo spettacolo sta per iniziare. È quello del sabato pomeriggio e davanti alla biglietteria c’è una coda di mamme e papà. Manca una decina di minuti prima che si spengano le luci. Rieccoci qui. Emozionato? «Beh, un po’ sì», sorride Ennio, che viene accolto da Flavio Togni. Gli occhi si riempiono di lacrime, ma Ennio non si lascia sfuggire la parola e subito si mette a discutere dell’altra sua passione: i cavalli. Dalla tasca della sua sedia a rotelle pesca un paio di articoli che lo riguardano. «Me li porto dietro. Non si sa mai che a qualcuno faccia piacere leggerli».
Circo e cavalli, insomma. «Quando andavo in prima elementare – spiega – vivevo ancora a Cremona. Con la scuola siamo andati a vedere il più grande circo europeo. Non ricordo quale fosse il nome. Da allora non me ne sono perso uno e ho fatto anche chilometri di strada a piedi per assistere agli spettacoli. Per i cavalli lo stesso: li amo da quando sono nato, dato che la mia era una famiglia di agricoltori da numerose generazioni». E mostra il suo orologio a cipolla con un cavallo in rilievo e una medaglia d’argento legati al collo. «La prima volta che ho visto l’American circus è stata nel 1964 – prosegue –. Debuttava per la prima volta in Italia, a Udine. Allora io vivevo in un paese della provincia udinese, distante 40 chilometri dalla città. Il circo americano era famoso per i suoi splendidi cavalli e quando mi hanno portato a visitare le scuderie, per me è stato più di un sogno. È stata una favola».
Ennio gesticola, cerca quasi parole poetiche per descrivere «come nessun altro» il circo. «La parola circo mi muove tutta una serie di emozioni. È una cosa da rimanere estasiati, vuol dire vivere. Mi piace perché fa entusiasmare, lascia stupiti, strabiliati». Anche quando sotto al tendone ci si ritrova ogni anno. Qual è il circo più bello che ha visto in vita sua? «I circhi sono tutti belli – risposta diplomatica –. Oggi sono più lussuosi, i costumi sono più belli, ma gli elefanti, per esempio, sono sempre gli stessi. Eppure è ugualmente una cosa incredibile».
Applausi. Ennio applaude ad ogni numero, non si lascia sfuggire il passo di un acrobata o il salto di una tigre, ma è solo quando scendono in pista i «suoi» cavalli che davvero gli si illumina il viso. E sorride. «Questo è il circo, questo è il più bel numero del circo. Vede questi cavalli? Sono bellissimi. Sono talmente simili che è persino difficile distinguerli l’uno dall’altro. Vengono certamente dall’Andalusia. Sono della scuola del mio amico Pasquale Beretta». Sono il massimo? «Il massimissimo. Non riesco nemmeno a descriverlo cosa sono».
Maddalena Berbenni
(da L’Eco di Bergamo – 31/10/2004)

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