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STAMPA: CIRQUE DU SOLEIL

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CIRQUE DU SOLEIL

 

Benvenuti nel mondo …

MONTRÉAL – Benvenuti nel mondo dell’Utopia: Avenue Montréal 8400, Cirque du Soleil, fantasmagorica fabbrica dei sogni e delle illusioni. Vent’anni di vita – più di 40 milioni di spettatori in tutto il mondo – celebrati con uno spettacolo in piazza che ha richiamato centomila persone, a chiusura del Festival Jazz di Montréal che nell’occasione festeggiava i suoi 25 anni di concerti. Un’occasione per vedere sfilare sul palcoscenico i numeri più belli dei vari spettacoli del Cirque, fra acrobati, danzatori, cantanti e ballerini, mangiafuoco e tribù varie di artisti. Per la prima volta, ora, il Cirque du Soleil è arrivato in Italia con «Saltimbanco», il più vecchio spettacolo ancora in scena (è del 1992), che sintetizza bene lo spirito della compagnia: in aprile ha piazzato il tendone a Milano e dal 7 ottobre sarà a Roma. Prima, il 18 settembre, gli artisti del Cirque saranno fra i protagonisti della Notte Bianca.
Dagli spettacoli naïf e barocchi, dalle meraviglie acrobatiche orientali, alle suggestioni acquatiche e al cabaret erotico: in tutti questi anni il Cirque du Soleil è cresciuto e si è trasformato in una vera e propria multinazionale – 2700 dipendenti (età media poco sopra i trent’anni), dei quali più di 600 artisti, 25 lingue diverse, senza alcuna sovvenzione pubblica o privata. Attualmente ha in scena nove spettacoli, contemporaneamente, nei vari continenti, sotto il tendone giallo e blu o in strutture fisse: «Saltimbanco» e «Dralion» in tournée europea, «Varekai» e «Alegrìa» nel Nord America, «Quidam» in Giappone «O», «Mystère», «Zumanity» (solo per adulti) a Las Vegas nel Nevada, «La Nouba» a Orlando in Florida. Un gigantismo all’americana che molti nel nativo Québec guardano con diffidenza. Ma il suo fondatore, Guy Laliberté, da sempre ripete: «Io so trovare un equilibrio fra la creatività e gli affari».
Per capire cos’era e cos’è il Cirque du Soleil è opportuno allora andare a visitare il suo quartiere generale, nella periferia di Montréal, nel quartiere St-Michel. Dove c’erano una cava e la discarica dei rifiuti della città è sorto un modernissimo edificio che non sarebbe piaciuto a Fellini e ai suoi clown. Una superficie di 32 mila metri quadrati su un terreno di 75 mila mq. per un costo totale di 60 milioni di dollari canadesi. Ma bastano alcuni carrozzoni da circo, parcheggiati fuori, con il simbolo dell’ormai famoso sole giallo, per lasciarsi trasportare dalla fantasia. Sarà anche per gli alberi da frutta, i roseti, l’orto dove si coltivano peperoni, zucche, verdure, tutti i prodotti che sono utilizzati dalla mensa interna dove si trovano piatti semplici, vegetariani, macrobiotici.
Questa è la grande fabbrica dove nascono gli spettacoli, «i sogni più arditi». Qui arrivano gli artisti ingaggiati in tutto il mondo per un programma di formazione acrobatica e artistica (dalla recitazione alla danza, alle percussioni), seguiti da istruttori, fisioterapisti e specialisti della preparazione atletica. Sono alloggiati in un centro realizzato nell’ambito del progetto Tohu (Cité des arts du cirque), che vuole fare di Montréal una delle capitali internazionali delle arti circensi.
Nei lunghi corridoi – fra manifesti, quadri, sculture – s’incontrano giovani (molti dall’Europa dell’Est e dalla Cina) che provengono soprattutto da discipline sportive come la ginnastica artistica, il trampolino, gli sport acrobatici, il nuoto, i tuffi ma anche dalla danza, il canto e la musica. Rari quelli che appartengono alle famiglie tradizionali del circo. Sembra di rivivere la favola di Laliberté e degli altri artisti di strada di Baiae-Saint-Paul (un paesino del Québec) che nel 1984 diedero vita a questo circo caratterizzato dall’assoluta assenza di animali: «L’isolamento linguistico, religioso e rurale del Québec ci ha dotato di una prospettiva singolare e immaginifica del mondo».
Entriamo in quello che chiamano lo Studio creativo. Ecco le tre sale per l’addestramento acrobatico, con i trapezi dove volteggiano acrobati in prova, a 18 metri d’altezza. Di recente il Cirque ha anche collaborato al film «Catwoman» per le sequenze aeree di Halle Berry e delle sue controfigure. Ecco lo studio di danza, quello teatrale, la sala di preparazione atletica. Si passa quindi al maquillage, mascara e specchi, qui imparano a truccarsi, una festa di colori, un universo onirico che rappresenta uno dei segreti del Cirque.
Improvvisamente ci vengono incontro calzolai, tintori, sarte, merlettaie, parrucchieri. Stiamo entrando nei laboratori – Les Ateliers – dove vengono realizzati i costumi, gli accessori e le attrezzature acrobatiche necessarie per gli spettacoli. Vi lavorano più di 300 persone per realizzare i circa 200 mila capi per gli spettacoli che sono in scena attualmente, dagli abiti di paillette ai costumi da bagno («O» è ambientato sott’acqua). Un tocco surreale, da gabinetto degli orrori, si avverte con i cappellai (saranno tutti matti? viene da chiedersi come Alice nel paese delle meraviglie) che lavorano su una copia in gesso delle teste dei vari artisti sparsi per il mondo: una lunga sfilata di statue metafisiche, bianche, calve, con gli occhi chiusi (ognuna con il nome del proprietario: Cherkasov, Mitin, Stephane…). Un’esplosione di fantasia, invece, arriva dall’«armadio delle idee», dove sono raccolti alla rinfusa oggetti insignificanti che verranno riciclati: dal tostapane che si trasforma in una radio per «Quidam» alle bottiglie di gassosa che ritroviamo come clessidre in «Dralion».
Paolo Cervone

Dalla Cronaca di Roma del Corriere della Sera

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