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Stefano Orfei parla a Specchio

Stefano Orfei parla a Specchio

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A noi del circo non importa se sei bianco, nero, gay, lesbica o nano, perché noi siamo già così»

Stefano Orfei a Specchio: «Non ha senso generalizzare dicendo che il circo maltratta gli animali: in alcune famiglie si maltrattano donne e bambini. I nostri animali hanno un’anima, un nome, una vita piena»

Su Specchio una lunga intervista a Stefano Orfei, figlio di Moira. Un personaggio straordinario. Esattamente un anno fa rilasciò una bellissima intervista a Il Fatto  Quotidiano in cui raccontava diversi aneddoti della vita circense e mostrava il mondo del circo come un palcoscenico quasi magico. Oggi regala altre perle, come l’apologia della libertà del circo.

«Alla gente del circo non importa se sei bianco o nero, se sei gay o lesbica, se sei nano, perché noi siamo già così. L’unica cosa è che, andando all’estero, ci siamo sempre portati la pasta da casa».

Gli viene chiesto se abbia mai avuto un animale come migliore amico.

«L’elefantina Baby, che purtroppo è morta giovane: a 30 anni ha preso un batterio in Sardegna. L’elefante africano si attacca moltissimo a una persona in particolare, perciò quando a Torino nel 2009 una tigre mi ha aggredito, Baby è come impazzita. Sentiva l’odore del mio sangue sulla pista e picchiava tutti, non mangiava più. Ho dovuto firmare per uscire dall’ospedale e farmi portare da lei in sedia a rotelle. Mi adorava, Baby. Sentiva la mia presenza da lontano e allungava la proboscide per raggiungermi, tipo telescopio».

Quell’incidente con la tigre fu pesante.

«Ci ho messo sei mesi a guarire fisicamente, poi sono tornato in gabbia. Era stato un errore stupido, la tigre non ha riconosciuto il mantello di scena e l’ha attaccato. Ma il momento in cui l’ho vista partire e ho sentito che non l’avrei fermata non me lo scordo. Lì è quando dici: ecco, sono morto».

La tigre, racconta, è morta recentemente.

«Si chiamava Tristan, come Brad Pitt in Vento di passioni, un film che mi è piaciuto molto».

Stefano racconta le interminabili sedute di trucco della madre Moira, a cui assisteva spesso da bambino.

«Avevamo un rapporto piuttosto libero io e mamma. Lei ogni giorno ci metteva ore a prepararsi e magari io dovevo andare in bagno. Non lasciava mai il caravan struccata. La mattina non esisteva, lei andava a dormire alle sei, figurati. Un paio di volte si è alzata presto per portarci al mare: stava in spiaggia con cappello, ombrello e ombrellone per non rovinare la pelle. Nel circo, comunque, non hai certo il problema di dove andare ad agosto o a Natale. Un giorno, e avevo più di quarant’anni, ho chiesto a Brigitta cosa fosse la settimana bianca. Ah, una vacanza in montagna? Pensa te!».

Stefano Orfei risponde a chi reclama un circo senza animali.

«Molta gente parla senza conoscere le cose. I nostri animali hanno un’anima, un nome, una vita piena. Ti racconto una storia. Un giorno sono andato allo zoo di Bergamo, che è bellissimo, e lì c’era un rinoceronte un po’ abbacchiato, sempre a testa bassa. Lo conoscevo, veniva dal circo di Cesare Togni, allora mi sono avvicinato e l’ho chiamato col suo nome; ‘Freddy! Come here!’. Avresti dovuto vederlo. Ha drizzato orecchie e testa ed è venuto verso di me, come a dire: ecco, sono io!».

Continua:

«Non dico certo che in tutti i circhi gli animali siano stati tenuti bene. D’altronde abbiamo il Telefono Azzurro e il Telefono Rosa, perché ci sono famiglie dove i bambini e le donne sono maltrattati. Allora fai i controlli, non ha senso generalizzare. Noi con gli animalisti ci confrontiamo dagli anni Ottanta, ma ora coi social si esasperano troppo le cose. E mica solo sugli animali».

Del resto, continua:

«Belle le foto di cani e gattini sui social, ma il cane in appartamento, poveraccio… Allora sta meglio il leone mio nel campo di Latina, con la vasca, l’habitat, l’erba».

La pandemia ha dato un duro colpo al circo.

«Per noi che siamo grandi, ripartire ha costi enormi. Lo faremo in autunno, senza correre rischi. Coi vaccini si torna alla normalità, ma non credo sarà subito un ‘tutti al circo!’».

Ad ottobre scorso Stefano ha venduto all’asta i gioielli della madre.

«Lo aveva già deciso lei prima di morire, io l’ho fatto. Con il ricavato abbiamo mantenuto i nostri animali per qualche mese. Perché loro sono come bambini, non c’è solo il cibo, c’è il veterinario, il maniscalco».

Da www.ilnapolista.it del 13/06/21

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