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Coldiretti sfama gli animali del Circo Cesare Togni

 

In paese c’è un gruppo di artisti di circo, di loro assistenti e di animali e da mesi non possono esibirsi per la pandemia. A salvarli, è la solidarietà. Sta accadendo a Sommacampagna, dove una famiglia che fa parte della grande stirpe circense dei Togni sta riuscendo a mantenere aiutanti e bestie grazie, anche, agli aiuti esterni. La vicenda di cui è suo malgrado protagonista la famiglia di cui si fa portavoce Elvio Togni è una storia fatta di preoccupazioni, ma, anche, di sostegni imprevisti. Ieri mattina, ad esempio, una delegazione di Coltivatori diretti veronesi ha consegnato ai Togni un camioncino di verdura, si tratta di coste, che era rimasta invenduta al mercato ortofrutticolo. Un’iniziativa che Giorgio Girardi, il responsabile del settore ortofrutta dell’associazione di produttori, assicura non sarà unica. «Portare cibo agli animali del circo significa aiutare persone che non possono lavorare per il blocco forzato degli spostamenti e degli spettacoli, per questo stiamo lavorando ad altre forniture», dice Girardi. D’altronde, secondo un’elaborazione basata su dati Censis, in tutta Italia sono almeno 70 le realtà che portano avanti la secolare tradizione del circo e che gestiscono quasi duemila animali, i quali vanno accuditi tutti i giorni e costano, solo per il mangiare, più di 2,7 milioni di euro l’anno. «Nella mia vita ho dovuto affrontare tante situazioni difficili, ma mai avevo visto un dramma come quello attuale», racconta Elvio Togni che ha 73 anni e al circo ha dedicato tutta la sua esistenza. «Normalmente in inverno, assieme ai nostri cugini, riattivavamo il Circo Cesare Togni, ma questa volta, anche a causa del fatto che io ho dovuto subito un intervento chirurgico al cuore, avevamo deciso di restare ospiti dei parenti di Sommacampagna, per poi ripartire a febbraio aggregandoci ad un circo ungherese», continua. «In realtà, però, non abbiamo mai potuto prendere la via che ci avrebbe dovuto portare nel Paese dell’Est, perché là, come in Italia, ha incominciato a diffondersi il virus». Così il signor Elvio, assieme agli altri dieci componenti della sua famiglia, tre lavoranti, due elefanti, sedici cavalli, tre grossi tori ed altrettanti maiali di grande stazza, è rimasto bloccato a Sommacampagna. «In qualche modo è stata una fortuna, perché trovarci per strada avrebbe significato stare ancora peggio, ma ora stiamo facendo davvero molto fatica», racconta. «Stiamo finendo le riserve di fieno, che è essenziale per far mangiare gli animali, e quello che riusciamo a trovare costa troppo», sottolinea. Togni dice pronto a fare di tutto per garantire il cibo per gli operai e gli animali. «Piuttosto di lasciarli senza cibo preferisco tirare io la cinghia, magari è la volta buona che dimagrisco», scherza, non senza amarezza, l’uomo. «Si tratta di persone che lavorano con noi da anni e di animali che ho cresciuto da quando erano piccoli», rimarca. Raccontando che i due elefanti sono quelli che gli aveva lasciato suo nonno. Oltre che su quella degli agricoltori, possono contare anche sulla presenza del parroco don Alessandro Martini. «Ci sta dando una grossa mano», dice Elvio, che quando lavorava in pista era acrobata ed addestratore di animali. «Ci ha contattato lui, tramite un’altra persona, e ci sta aiutando per quanto riguarda il sostentamento degli operai e per trovare il cibo per gli animali». E voi come fate? «Io e mia moglie siamo in pensione, e questo ci permette per ora di mantenere anche i nostri due figli e le loro famiglie», racconta Togni che spera che si possa tornare in fretta a lavorare: «Alcuni miei cugini sono fermi a Roma, non appena si potrà ripartire andremo là e con loro riapriremo il circo; magari fosse domani».

In foto: Elvio Togni con i suoi elefanti che accudisce da quando erano cuccioli 

Luca Fiorin, da L’Arena

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