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Gli Orfei, gli elefanti, Fellini: il Circo Medini riposa a Travedona

Gli Orfei, gli elefanti, Fellini: il Circo Medini riposa a Travedona

La famiglia Medini ha percorso la Penisola in lungo e in largo incrociando molti dei suoi talenti artistici, da Claudio Villa a Dario Fo che si è esibito sotto uno dei loro tendoni

Dopo aver girato l’Italia e scritto pagine importanti della sua storia circense il Circo Medini Città di Milano ha trovato riposo in provincia di Varese, sulle rive del lago di Monate a Travedona.

Oggi, a custodire la storia gloriosa di questo capitolo tutto italiano dell’arte del circo è rimasta la terza generazione dei Medini e a raccontarcela, tra i vecchi camion del circo e le nuove strutture di una nuova attività, c’è il clown Pierino, all’anagrafe Pietro Medini, un uomo cresciuto fin da bambino tra elefanti e giocolieri e depositario di un’enciclopedia di aneddoti.

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La famiglia Medini ha percorso la Penisola in lungo e in largo incrociando molti dei suoi talenti artistici, da Claudio Villa a Dario Fo che proprio sotto uno dei loro tendoni ha percorso una tappa della sua “trasgressione Teatrale”. La si è vista anche al cinema, nel film “La Strada” di Federico Fellini con Giulietta Masina e Anthony Quinn.

«Sono stati anni fantastici – racconta Pietro Medini che oggi si occupa prevalentemente di affitto di tendoni e capannoni per feste e sagre nella provincia -. Per noi il circo è vita, arte, contatto con gli animali e con il pubblico. Per me, il circo, rimane quella cosa legata allo spettacolo popolare, lontano dagli effetti speciali dei circhi moderni che costano un occhio della testa e vicino alla gente».

Il circo Medini è nato grazie al padre di Pietro Medini, il patron Vittorio Medini affiancato dalla moglie Wanda Caveagna, anche lei proveniente da un grande famiglia circense. È proprio da questo “innesto” i Medini hanno appreso l’arte delle acrobazie a cavallo.

«La famiglia di mia mamma era composta da abili cavallerizzi ed è così che tutti noi abbiamo imparato – racconta Pietro -. Addirittura mia sorella Denise, a soli 4 anni, è stata la più giovane artista a cavallo ad aver debuttato nel circo».

L’INCROCIO TRA LE GRANDI DINASTIE CIRCENSI
Quella circense è una realtà che ti entra nella pelle e la famiglia Medini lo sa bene, anche nelle relazioni sentimentali. L’unione tra il papà Medini e la mamma Caveagna non è l’unico legame della famiglia che ha attraversato le dinastie del circo italiano. Moira Orfei, la regina indiscussa dello spettacolo circense, aveva infatti sposato un cugino di Vittorio Medini e questo aveva portato anche ad una collaborazione tra le due famiglie.

Vittorio Medini e Moira Orfei

«Per un periodo Moira Orfei conduceva il nostro spettacolo. Me ne ricordo perché noi eravamo bambini, erano gli anni ‘60 e io avevo appena nove anni, ma ho avuto la fortuna di apprendere dal fratello di Moria, Paolo Orfei che era un trapezista. Era lui in persona tutti i giorni a darmi lezioni».

Oggi Pietro Medini vive con la moglie, a sua volta appartenente ad una delle più importanti famiglie del circo ungherese.

LA CRISI DEL CIRCO PASSATA DALLA TV ALLO SMARPHONE
A minare un modello di spettacolo come quello del circo ci ha pensato la modernità: prima la televisione, poi le abitudine mutate di passare il tempo libero e le vacanze e, ora, il colpo di grazia arriva dallo smartphone.

«Il mondo è cambiato e, oggi, il circo è quasi insostenibile – racconta Pietro Medini -. La gente non esce di casa, i giovani sono incollato allo schermo del telefonino e quello è diventata l’unica piazza di incontro tra di loro. Oggi ognuno di noi fratelli ha preso strade diverse ma si fa molta fatica. Molti portano avanti spettacoli itineranti ma mettere in piedi un vero spettacolo circense è difficilissimo: i costi, gli adempimenti legislativi e contrattuali sono proibitivi. Restano i grandi circhi internazionali, spinti dai media e dagli effetti speciali. Ma portare una famiglia di quattro persone a quegli spettacoli costa centinaia di euro. Non è più quello spettacolo popolare di incontro e magia che dipingeva di stupore le tante persone che ho incontrato sotto i nostri tendoni».

Di Tomaso Bassani, da VareseNews del 13 luglio 2018

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