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iDentità tra circo e strada: ed è subito show

iDentità tra circo e strada

iDentità tra circo e strada: ed è subito show

Al Teatro Palapartenope di Napoli arriva il Cirque Éloize, la compagnia canadese che mette in scena uno spettacolo circense moderno e stupefacente.

A un anno dallo strepitoso successo di Milano e Trieste torna in Italia iD, lo spettacolo della compagnia canadese Cirque Éloize che dopo Roma, Bologna e Firenze, sceglie come ultima venue italiana il Teatro Palapartenope di Napoli, dove sarà in scena fino al 26 aprile.
«Take the energy of a small nuclear explosion and add the attitude of a stroppy teenager, and you have iD»: queste le parole che il giornale inglese The Guardian dedica allo spettacolo.
Ovvero, sul palco, a farla da padrone, ci sono l’energia di una esplosione nucleare, l’attitudine di un adolescente impertinente, l’entusiasmo e verrebbe da dire tanta salute, considerata la forza fisica impressionante di cui i quindici artisti fuoriclasse (tutti di nazionalità differente) fanno mostra sul palco attraverso ben dodici attività circensi differenti  (trampolieri, hand balancing, giocolieri, pattinatori, urban dancing, chinese pole, trial bike, straps, contorsionismo e acrobatica varia).
Una energia garantita a partire già dal nome: Éloize, infatti, è una parola nativa dell’Îles de la Madeleine oggi provincia di Quebec che significa “lampi di luce incandescenti all’orizzonte”. Proprio questa è l’immagine che ha ispirato il fondatore della compagnia, Jeannot Painchaud (anche ideatore e scrittore dello spettacolo iD), perché la luce e i lampi di energia pregni di calore nutrono e ricaricano lo spirito degli artisti.
Come si può immaginare, siamo ormai distanti anni luce dalla concezione classica del circo si lasci pure a casa l’immagine di Moira Orfei e della sua stirpe infinita, a casa anche il circo Medrano, l’Arbell, quello di Mosca, il Medini, il Lidia Togni e tutto ciò che fa tornare alla mente animali in gabbia, tendoni e fenomeni da baraccone.
Fa bene ricordare come il circo sia tra le forme artistiche più antiche che si conoscano dall’epoca romana a oggi, infatti, non ha mai abbandonato le scene dell’immaginario collettivo, ma certo, come ogni cosa, ha avuto esigenza di evolversi.
Che evoluzione ci sia stata e che questa sia avvenuta anche a costo di sacrificare temi e figure tipiche del circo tradizionale, lo dimostra il fatto che manchino, solo per fare qualche esempio, una performance di trapezio (è proprio lui “il più circense tra tutti gli attrezzi” il grande assente dello spettacolo) e la presenza del clown (figura storica e da sempre considerata immancabile).
Il Cirque Éloize segue pienamente il filone che ha avuto inizio verso la fine del Novecento e che ha segnato il passaggio effettivo al nuovo circo, caratterizzato dalla nascita di numerose compagnie, prima fra tutte quella del grande Cirque du Soleil, di cui la crew canadese in scena al Palapartenope è figlia legittima (essendo un gruppo formatosi da quell’accorpamento).
Fratelli del Circo de Los Horrores, del Circo Acquatico e di tante altre compagnie internazionali che hanno già fatto scalo a Napoli, gli acrobati americani mettono in scena uno spettacolo che propone linguaggi completamente metropolitani e usa la strada come ambientazione dominante, riconoscendo a ogni componente la propria iDentità artistica.
Si susseguono a ritmo di breakdance, hip hop, urban bike e di tantissime acrobazie, storie di amori, amicizie, rapporti che nascono e finiscono e conflitti tra bande, sullo sfondo di murales e arredi urbani della più futura delle metropoli immaginabili. A condire il tutto, la musica underground del rock e dell’elettronica.
Un po’ viene sicuramente da pensare alla tradizione dei grandi musical, in primis Grease, per dinamiche e dinamicità un po’ ci si rende conto che manca quel pizzico di poesia necessario a elevare lo spirito, dal momento che, al di là delle storie raccontate, ogni cosa sembra essere un pretesto per dimostrare le abilità fisiche/circensi degli artisti.
Contorsionismi, salti mortali, pole dance, roller, cerchio, tessuto aereo e tanti altri, sono gli ingredienti di uno spettacolo che lascia tutti a bocca aperta e sembra quasi far immaginare come semplici, acrobazie e numeri di cui solo gli artisti conoscono la fatica, il senso di frustrazione e pazienza nascosti dietro ogni singolo risultato.
Tornano in mente le parole di Nadia Comaneci (Onești, 12 novembre 1961), ginnasta rumena vincitrice di cinque medaglie d’oro ai Giochi Olimpici.

«Se lavoro costantemente su un certo esercizio, alla fine non mi sembra rischioso. L’idea è che l’esercizio resti pericoloso e sembri pericoloso per le mie paure, ma non per me. Il duro lavoro lo ha reso semplice. Questo è il mio segreto. Ecco perché vinco. »

Vincono sicuramente anche loro, gli artisti del Cirque Éloize che, con la forza dei loro sorrisi oltre che delle loro braccia, lasciano che sia proprio questo a rimanere del circo di una volta: l’idea che tutto sia semplice e a portata di mano.
Di certo non rimane il sorriso amaro del clown a ricordarci, invece, come tutto sia molto più complicato e faticoso di quello che appare.

Lo spettacolo continua
Teatro Palapartenope
Via Corrado Barbagallo 115, Napoli
Dal 23 al 26 aprile 2015

iD del Cirque Éloize
Scritto e diretto da Jeannot Painchaud
produttore esecutivo Jonathan St-Onge
scenografo Robert Massicotte
designer acrobatico Krzysztof Soroczynski
consulente artistico Mourad Merzouki
compositori Jean-Phi Goncalves e Alex McMahon
costumista Linda Brunelle
lighting designer Nicolas Descoteaux
co-progettista di video Alexis Laurence
make-up designer Suzanne Trépanier

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26/04/2015 12.29.17

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