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Moira Orfei: «La mia vita è tutta un circo»

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Moira Orfei: «La mia vita è tutta un circo»

MILANO — Incredibile Moira. Appena ti vede ti si scaglia incontro sferzando l’aria con le sue smisurate unghie laccate nere. L’impressione è che ti abbia confuso con una tigre, e si appresti a prenderti a scudisciate. Invece si limita ad afferrarti le falangi e a rovesciarti su un divano. All’improvviso capisci come si sentono le bestie nell’arena. Lei si appresta a festeggiare i 40 anni del suo circo. Domani a Roma debutta il nuovo spettacolo Moira 2000. Ma in archivio ho trovato un ritaglio da cui risulta che, l’11 gennaio del 1996, stava ancora festeggiando i trent’anni. Come la mettiamo? «Sono una donna, e tendo sempre a tagliare gli anni. Il trentennale, che cadeva nel ’91, ce lo siamo trascinati appresso fino al ’97. Ma il mio circo venne effettivamente fondato nel 1961». In questi 40 anni, qual è stato il momento più brutto? «Nel 1978, in Iran, in piena rivoluzione komeinista, quando venimmo sequestrati per 6 mesi. Non riuscivamo a tornare in Italia. Uccidemmo i cavalli per dar da mangiare ai leoni, che morirono lo stesso. Solo gli elefanti si salvarono. La Finmare voleva 700 milioni per una nave. Io tornai in Italia e parlai con Lauro, una persona meravigliosa. Mi disse che ci dava la ‘Silvia’ al prezzo di un carico di greggio: 90 milioni. Riuscimmo a tornare 15 giorni prima della fuga dello Scià. Ci aiutarono molto i giornali. Quando ottenni di incontrare Andreotti, chiamai il direttore della ‘Stampa’ e del ‘Messaggero’. Venite con me, dissi, e vedrete come lo tratto. Entriamo nel suo ufficio, e gli spiego il nostro problema. E lui, con sufficienza: eh, se dovessi salvare tutte le ditte in difficoltà… Allora saltai su e a muso duro, a un centimetro di distanza dalla sua faccia, cominciai a urlargli di tutto. Il direttore del ‘Messaggero’ mi tirava per la gonna cercando di calmarmi…» Il momento più bello? «Quando lo speaker annuncia: Ecco Moira Orfei. E dai 4mila spettatori sale un urlo assordante. Ogni volta mi emoziono». Lei ha detto di aver girato 47 film, “uno più brutto e divertente dell’altro”. «Ma ho anche fatto ‘Signore e signori’ e ‘Profumo di donna’. Ho lavorato con Fellini, Mastroianni. Poi ho fatto gli altri film, per soldi: mi servivano per mantenere il circo». Poi ha smesso: perché? «Mi proponevano film pornografici. Perché avevo un bel corpo, sa? Anzi: ce l’ho ancora. Tocchi, tocchi qui» (e, nonostante insistiti rifiuti da parte del cronista, lo obbliga a palparle la coscia. Piena e muscolosa, comunque). Lei ha lavorato nel circo, nel cinema e nella televisione. Qual è la sua personale classifica? «Primo il circo, senza dubbio. Poi la televisione, perché ti dà una grande popolarità. Infine il cinema: al massimo ti vedono mille persone alla volta». Questa sera si chiude “L’ultimo valzer”. Come le è sembrata la trasmissione? «Le prime due puntate brutte, noiose. Poi è cambiato il regista, e il ritmo è migliorato. Mi hanno chiesto se volevo interrompere, ma ho preferito continuare. Però, da quando quella… (contumelie varie, censura) Vinciguerra ha detto che sono una mummia, ho protestato con Fazio: colpa tua che non mi fai parlare! Da allora ho avuto più spazio». E’ più bello un cavallo lipizzano o Baglioni? «Mmmh… Baglioni è bello, ma un cavallo lipizzano è meglio. Sa quanto costa? Quaranta milioni, e dieci per l’addestramento». Fazio a che animale assomiglia? «A una volpe. Maligno ma buono». Lei ha conosciuto Papa Giovanni. Che ricordo ne ha? «Gli feci il numero delle colombe, si divertì. Poi lo zio Orlando gli portò un leoncino, ma lui si ritrasse dicendo: Ho paura, sono abituato ai miei che sono di pietra». Perché usa sempre questo trucco eccessivo? «Da De Laurentiis mi presentai come una ragazza normale, acqua e sapone. Lui mi affidò alla sua équipe che mi inventò quel tipo di trucco e così sono rimasta. ‘In questo modo sarai diversa da tutte le altre’, mi disse De Laurentiis». Ha mai calcolato quanti spettatori ha avuto al circo in 40 anni? «Abbiamo calcolato 20 milioni. In realtà sono di più, ma ci teniamo bassi per via del fisco».

di Piero Degli Antoni

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