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Luca Alghisi: “Vi racconto la vera Moira Orfei”

Luca Alghisi: “Vi racconto la vera Moira Orfei”

Luca Alghisi: “Vi racconto la vera Moira Orfei”

In “Come gli equilibristi” l’autore rievoca la regina del circo, scomparsa 5 anni fa. «Ho avuto la fortuna di conoscerla in privato. Ero accanto a lei mentre preparava il caffellatte in vestaglia. Mi ha dato un lavoro, una casa, una famiglia. La chiamavo zia»

Moira Orfei è stata la mia seconda mamma. Mi ha dato una famiglia, una casa e un lavoro. In una parola: mi ha salvato dalla disperazione». Incontriamo Luca Alghisi, l’uomo che racconta la sua vita accanto alla regina del circo in un libro intitolato Come gli equilibristi. La mia vita con Moira. E spiega: «Noi tutti siamo equilibristi sul filo della vita. Io ho imparato a camminare nel circo, protetto da Moira. Ho avuto la fortuna di conoscerla nel privato. Ero con lei mentre preparava il caffellatte in vestaglia. Mi fermavo nel suo caravan rosa a guardare vecchi film alla televisione. Ho festeggiato il Natale in famiglia con lei, suo marito Walter Nones e i loro figli Stefano e Lara. Non mi trattava da dipendente, ero di famiglia. Mi voleva vicino e io ero felice di accontentarla. Se n’è andata cinque anni fa, ma la sento ancora dire: “Ti vedo, non ho mai smesso di guardarti”».
Come vi siete conosciuti?
«Le scrissi una lettera e lei mi rispose».
Tutto qui?
«Sono cresciuto in una cittadina della provincia di Brescia ed ero affascinato dai circensi che parcheggiavano i loro carrozzoni davanti a casa nostra. Invidiavo la loro vita libera, sempre piena di incontri e di scoperte. I piccoli circhi che conoscevo non potevano darmi un lavoro. Mi dissero di cercare un circo grande».
E così lei scelse quello di Moira Orfei?
«Sì. Sapevo che il circo doveva fermarsi alle ex Varesine di Milano. Spedii lì la prima lettera, e lei mi rispose che avrei potuto incontrarla a Brescia, vicino a casa».
E lei si unì al circo?
«Non subito. Continuammo a scriverci per un anno e mezzo, lei voleva aspettare che fossi maggiorenne.
Compii 18 anni a novembre, trascorsi il Natale con i miei e poi raggiunsi il circo a Lecce. Furono 48 eterne ore di treno, ma ne valeva la pena. Moira curò le mie ferite. La chiamavo zia. “Finché ci sei tu”, le dicevo, “io da qui non mi muovo”. Ho scritto il mio libro per restituirle l’amore che mi ha dato».
Era generosa…
«Molto. Si è sempre sacrificata per il suo pubblico e per il circo. Quando la invitavano in tv rinunciava al gettone e chiedeva invece di poter ricordare la prossima tappa della tournée. In altre occasioni chiedeva che il suo gettone fosse devoluto in beneficenza. “Ma fatemi vedere la ricevuta”, diceva severa».
Girò 47 film…
«Iniziò a 18 anni con Dino De Laurentiis, che inventò il suo trucco, e che le cambiò il nome da Miranda a Mora, aggiungendo poi una “i” per bellezza. Le disse che poteva diventare brava come la Loren».

Luca Alghisi: “Vi racconto la vera Moira Orfei”

Alla fine scelse il circo.
«Aveva il circo nel sangue, era figlia di un famoso clown e di una funambola. Il pubblico adorava i suoi numeri da domatrice di elefanti e ammaestratrice di colombe. Ma rinunciò al cinema soprattutto perché i film la tenevano lontana dai figli. Però rimase amica di tanti artisti».
Per esempio?
«Era legata a Vittorio De Sica, che considerava un suo maestro. Lavorò con Totò, che le offri un appartamento da 30 milioni di lire per una notte con lei. Gli rispose: “Se non fossi così innamorata di mio marito accetterei”. Ma lo disse per non offenderlo. In altre occasioni fu più diretta».
Cioè?
«Nel 1978 il circo fu bloccato in Iran durante la rivolta popolare contro lo scià. Moira riuscì a tornare con un gruppo di donne, ma gli uomini rimasero prigionieri. Allora chiese aiuto ad Andreotti, che era allora ministro degli Esteri, e al rifiuto di lui lo mandò a quel paese. L’aiuto arrivò poi da Napoli, con una nave della flotta Lauro».
Non le mandava a dire…
«È per questo che andava tanto d’accordo con Pasolini. Passeggiava volentieri con lui quando doveva fermarsi a Roma. In città si sentiva prigioniera, con Pasolini dimenticava le sue paure».
Di che cosa aveva paura?
«Dei terremoti, degli alberghi. Dopo una comparsata in televisione era disposta a fare dieci ore di auto per tornare al circo».
Lei l’ha mai accompagnata su un set?
«Molte volte. Ricordo soprattutto Vacanze di Natale 90, il cinepanettone con Christian De Sica e Massimo Boldi. Non fu facile convincerla, ma conosceva Christian e si sentiva in debito con Vittorio De Sica. Dunque accettò: Christian fu amorevole con lei e Massimo Boldi la fece ridere imitandola. Tutti le volevano bene. Del resto, non si poteva resistere a Moira».
Che altro?
«Devo fermarmi qui. Il resto lo dirò nel prossimo libro sulla mia Moira».

Di Nicoletta Sipos / foto di Massimo Sestini
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