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Circo Sardo, ultimo show. “Ci hanno abbandonato”

 

Priamo Casu chiude l’attività avviata negli anni Cinquanta dal padre Piero «Abbiamo fatto divertire generazioni di bambini ma adesso siamo alla fame»

OLBIA. La storia del circo sardo, più che storia, è un’epopea. Fatta di folle divertite e traguardi oltremare. Risultati che poche volte si sono tradotti in soddisfazioni, tanto ha fatto il circo in giro per o con la Sardegna, troppo poco ha ricevuto in cambio. Restano le foto, restano i titoli in neretto e l’inchiostro di generazioni di giornalisti che hanno accompagnato e supportato generazioni di circensi. Testimonianze di successi e di proteste, appelli accorati e battaglie per sopravvivere. Quello che era il «primo» è divenuto «l’ultimo» e rischia di diventare «il fu circo sardo», arrivato al traguardo finale che è un capolinea: «L’ultimo circo sardo saluta e dice addio, una brutta fine per una bella favola». Comincia così la lettera di Priamo Casu, ultimo baluardo della tradizione circense isolana insieme alla moglie Paola e alla figlia Shamira. <br/><br/><b>La lettera. </b>Travolti dalle conseguenze del coronavirus sul mondo degli spettacoli, impossibilitati a riempire piazze e auditorium, sono costretti a dire addio. Priamo ha chiesto sostegno a enti di ogni grado, è arrivata solo qualche tiepida risposta. «Abbiamo portato allegria quando nei tempi di guerra nei paesi sardi esistevano solo fame e paura, ci ammazziamo di lavoro senza mai avere un aiuto da più di cento anni – ha scritto nella lettera –. I vostri padri, i vostri nonni, i vostri bisnonni lo sanno e lo sapevano bene tutte le altre dinastie circensi sarde, che la politica sarda non ha mai aiutato. Ora che sono rimasto solo con la mia famiglia, viviamo con le offerte, mancandoci il pubblico abbiamo chiesto aiuto, ma anche questa volta non è arrivato. Quando abbiamo visto i nostri animali soffrire la fame, che non potevamo più pagare i nostri debiti e dovevamo rivolgerci alla Caritas per mangiare, abbiamo deciso: basta così».

La storia

Che il circo sardo sia un’istituzione culturale è attestato. Nato da Piero Casu, padre di Priamo, e i fratelli Mariuccio e Armando «bello bello». Ancora prima, erano i nonni materni di Priamo, Giovanna Leoni e Oreste Codrignani, ad avere già confidenza con le tournée e gli spettacoli nei tendoni. Il circo nasce negli anni cinquanta in Sardegna e si sposta poi fuori, lo racconta Priamo: «Avevo cinque anni quando mio padre decise di portare il nostro circo nella penisola. I primi show furono nei paesi vicino Roma. Rocca di Papa, Genzano, Rocca Priola, Poggio Bustone, dove avemmo l’onore di avere al nostro spettacolo il grande Lucio Battisti. Il nome cambiò da Circo Piero a Circo Sardegna. Ma siccome allora i circhi usavano nomi di fantasia che non corrispondevano alla provenienza delle compagnie, in pochi credevano che fossimo veramente sardi».

La televisione

Nel 1954 Piero e il suo cavallino della Giara “Formica” furono invitati al programma tv “Rosso e nero” condotto da Corrado, lo ricordava anni fa anche Giovanni Canu sulla Nuova, in un articolo dove scriveva anche che il «Circo Piero girava la Sardegna in lungo e in largo e s’è conquistato fama (ma pochi soldi)». Addirittura, arrivò anni dopo la chiamata di Riccardo Fellini, fratello di Federico, intenzionato a girare quello che poi sarebbe diventato il telefilm “Paolino, il cavallo sapiente”, che esaltava le incredibili doti dell’animale che sapeva fare calcoli matematici, ed esaltava i colori della costa di Santa Teresa». Priamo, ex domatore di leoni, ha raccolto l’eredità. Racconta un episodio nel 1990 quando Toto Cutugno con “Piacere Rai 1” volle intervistarlo. Insieme a lui, Simona Marchini, Piero Badaloni, Cristina Crocetti e la regista Mimma Nocelli, incuriositi, vollero anche vedere uno spettacolo dal vivo. «In quei giorni ci trovavamo a Thiesi. Era sempre un paese da tutto esaurito, quindi decisi di non far sapere della presenza di tutti quei divi per non creare caos, ma la cosa si seppe e alla vista delle macchine della Rai venimmo circondati da una folla enorme». Il circo ha continuato a esistere con le performance da mangiafuoco di Paola, Priamo versione clown e Shamira cantante e ballerina, insieme agli animali, specie i serpenti. Quei serpenti che erano il momento clou delle esibizioni nei reparti pediatrici, negli oratori, visti con paura e curiosità dai bambini. Ma adesso rischiano di morire di fame perché non ci sono più soldi per comprare i conigli di cui si nutrono quasi esclusivamente. È la fotografia triste della fine di una lunga storia. Con pochi aiuti, «nessun riconoscimento» e zero prospettive, i riflettori si spengono e degli applausi rimane solo l’eco nel vuoto.

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