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IN RICORDO DI ROSARIO PISCIOTTA: “Il Segretario e l’Artista”

2005. Rosario durante una tournée in Slovenia (Foto C. Enzinger)

 

11 anni fa sulle pagine della rivista “Circhi In Cammino” raccontammo qualche aneddoto e una sintesi del percorso di vita di Rosario Pisciotta, storico collaboratore di Walter Nones e prima ancora agli inizi della sua esperienza nel circo, di Orlando Orfei. Nel raccontare questa vita ci facemmo aiutare da Alberto Orfei, il primogenito di Orlando, che condivise un periodo della sua gioventù con Rosario. Raffaele Grasso ebbe modo di incontrare Pisciotta durante una permanenza in Sicilia del Circo di Moira e cucimmo insieme i vari tasselli di quella personalità che si nascondeva tra le carovane, e lontano dalla luce dei riflettori compiva un lavoro preciso, perfetto e indispensabile. E intanto, oltre a svolgere le proprie mansioni con grande professionalità, coltivava la sua passione per l’arte che lo portò a creare opere pittoriche e sculture che hanno trovato spazio in diverse esposizioni. Una delle più note è quella intitolata “Le Mie Madonne”, ma sono davvero tanti i soggetti che era soliti ritrarre, tra cui quadri sul circo e in particolare in ricordo di Giovanni Palmiri. Ieri abbiamo appreso della scomparsa di Rosario Pisciotta. Aveva 82 anni e ha servito, quasi sino alla fine, il Circo di Moira Orfei, con la sua eleganza, il suo savoir faire e la sua riservatezza. Per ricordare la sua figura di uomo di circo acquisito dall’esterno e il suo profilo di artista, pubblichiamo il pezzo pubblicato su “In Cammino” intitolato appunto “Rosario Pisciotta, il Segretario e l’Artista”.

Rosario con una delle sue opere dedicate a Giovanni Palmiri

Nel vasto ventaglio di figure su cui si poggia un grande complesso circense, un ruolo importante è svolto dal personale che non si esibisce in pista, ma che contribuisce con il proprio lavoro a far funzionare l’organizzazione del circo, dagli approvvigionamenti, alle casse, dall’amministrazione alla comunicazione, alla pubblicità. In un certo senso sono “artisti” anche loro. E ce n’è uno che è ancora più “artista” degli altri. Si tratta di Rosario Pisciotta, elegante segretario del circo di Walter Nones, dal tono gentile e posato, la bianca barba della saggezza, sempre in giacca e cravatta e un modo di fare rassicurante e pacato che nasconde una serie di esperienze interessanti e varie.

Rosario Pisciotta nasce a Palermo venerdì 17 settembre 1938, in una famiglia titolare della prestigiosa “Industria Tessile Pisciotta” che vantava ben 27 dipendenti addetti alle vendite. In Sicilia frequenta il Liceo Artistico e a 19 anni, per spirito d’avventura, parte per l’Europa a seguito di amici. Prima gira la Francia, poi il Nord Europa. Nel 1961 si stabilisce in Germania a Francoforte, recandosi spesso in Jugoslavia, nazione a lui molto cara. Con l’amico Pino De Silvestri effettua un vero e proprio pellegrinare, inteso anche come ricerca artistica, realizzando anche studi sul Caravaggio.

A 25 anni aveva già acquisito una buona esperienza come organizzatore di spettacoli. Avvenne così che durante le Festività natalizie trascorse a Palermo nel 1962 gli fu proposto da Orlando Orfei di collaborare con lui. Comincia così un sodalizio felice dall’inizio, in quanto il mondo del circo gli risultò familiare sin da subito. Come avviene per i “fermi” che entrano a lavorare nel circo, anche Rosario iniziò la sua ascesa nel circo dalla gavetta. Tra le sue prime mansioni ci furono l’organizzazione degli spettacoli per le scolaresche e la promozione pubblicitaria in genere, ruolo che nelle prime fasi lo vide al fianco di Alberto Orfei, primogenito di Orlando cui lasciamo la parola a proposito del periodo che li vede complici di alcuni aneddoti nel campo delle affissioni pubblicitarie del Circo Orlando Orfei.

 

GLI INIZI CON ALBERTO ORFEI

“Conobbi Rosario Pisciotta nei primi anni Sessanta e facemmo subito amicizia. Era un ragazzo simpatico e disponibile, potevi contare su di lui, in qualunque situazione.

Ricordo che a quei tempi io ero una “short wick” (miccia corta), ossia mi scaldavo facilmente, mentre Rosario era molto pacato: stare insieme a lui mi serviva per frenare un poco il mio impeto. Formammo subito un quartetto: lui, Stefano Sgobba, Sergio Scaccianoce ed io.

Stefano era responsabile degli sponsor, Scaccianoce faceva il segretario, io ero addetto ai trasporti e al carico e scarico del treno, ma servivo anche per altre cose, come una specie di jolly, come Rosario che fu utilizzato anche lui come un jolly, perché si adattava a fare di tutto. Non che ne avesse bisogno, ma faceva parte del suo carattere. Lui diceva sempre che tutte le mansioni che mio padre gli assegnava, gli sarebbero servite per accumulare esperienza.

In varie occasioni si rivelò aiutante di segretario, compratore di alimenti per gli animali, per svolgere le pratiche di spedizione dei treni del circo e tante altre funzioni.

Uno dei tanti ruoli che Orlando affidò a Rosario fu quello di capo della propaganda di strada, ossia l’affissione, con mansioni di vero e proprio attacchino. Da chiarire un piccolo dettaglio: lui i manifesti non li aveva mai attaccati, e nemmeno sapeva preparare la colla.

Sarà meglio che chiarisca quella situazione che si trasformò in una avventura che vivemmo insieme. Allora noi avevamo quello che, per me, è stato il migliore attacchino di tutti i tempi e di tutti i circhi, cioè Renato Raina: nel suo campo una leggenda, uno che con colla e manifesti ha fatto cose incredibili, ma la sua è un’altra storia (molto interessante peraltro); Renato con la sua squadra fu mandato a fare la propaganda in una grande città che avremmo fatto successivamente, una di quelle città cui Orlando teneva molto. Era fine estate e il circo stava facendo le città dei laghi, più precisamente il Lago Maggiore, vicino ad Arona.

Rimanendo senza la sua squadra per l’affissione, mio padre ne improvvisò una, servendosi dell’onnipresente Pisciotta, lo incaricò di dirigere la nuova squadra di affissione, così composta: Rosario che avrebbe dovuto svolgere la parte burocratica, ma anche attaccare i manifesti con un aiutante, che, purtroppo, anche lui non sapeva niente di manifesti, ed io come attacchino di locandine, cosa che avevo già fatto nella squadra di Raina.

La prima città fu un paesino vicino ad Arona. Rosario andò dalle autorità a chiedere i permessi per l’affissione, io ad affiggere le locandine e il ragazzo nuovo a preparare la colla, cosa che il poveraccio non sapeva nemmeno da che parte cominciare.

Quando ci riunimmo alla sera nell’hotel, la situazione era questa: io avevo finito le locandine in quel paese che era piuttosto piccolo, Rosario, non riuscì a ottenere i permessi per affiggere i manifesti e il ragazzo non riuscì a preparare nemmeno un litro di colla, pur avendo consumato vari chili di farina.

A quel punto prendemmo una decisione importante: il ragazzo sarebbe passato alle locandine, cosa che chiunque, anche senza esperienza avrebbe potuto fare, mentre Rosario ed io saremmo andati a fare l’affissione dei manifesti; i permessi non li avrebbe chiesti più nessuno, perché non avevamo il tempo materiale di farlo, poi si sarebbe incaricato il segretario del circo di pagare le multe che ne sarebbero derivate. Certo che la decisione di attaccare i manifesti senza permessi, non la prendemmo da soli: telefonammo a mio padre e lui ci ordinò di fare in quel modo. A quei tempi il nostro circo faceva il famoso e massacrante “giorno e via”, per chi oggi giorno non conosce o non ne ha mai sentito parlare, significa che il circo lavorava oggi in un paese, la notte spiantava e viaggiava e il giorno dopo debuttava in un’altra città, senza perdere giorni col viaggio, e questa manfrina durava tutta l’estate, fino a settembre.

Torniamo ai fatti: noi nel primo paese avevamo sei giorni di anticipo sul debutto del circo ma, paese dopo paese, perdemmo vari giorni, con le autorizzazioni e la nostra incompetenza. Tutti e tre facevamo qualcosa che non avevamo mai fatto. Io avevo già lavorato con Raina nei manifesti, ma lo avevo fatto come suo aiutante, e non avevo mai attaccato dei manifesti senza la sua supervisione. Rosario era pratico di uffici, ma non di quelli che servivano per l’affissione, e quel ragazzo non aveva mai attaccato le locandine. In questo modo eravamo tre incompetenti alle prese con una situazione disperata, il tempo stringeva e il circo era lì alle calcagna.

Grazie alla ponderazione di Rosario e alla mia facilità nel trovare soluzioni, ce la sbrigammo anche molto bene, perché dopo un alcune città in cui commettemmo degli errori che ci ritardavano, riuscimmo a recuperare qualche giorno sul circo che c’incalzava da vicino. Certo che qualcosa dovemmo sacrificare, per recuperare i giorni che ci separavano dal circo, eravamo arrivati all’estremo, noi finivamo la propaganda oggi e il circo debuttava domani. Sacrificando qual cosina qui e lì, riuscimmo ugualmente a fare una discreta propaganda e a recuperare qualche giorno dall’arrivo del circo.

Mio padre aveva sempre imposto una grande pubblicità sulla strada lungo la quale sarebbe giunto il circo in città. Quella volta decidemmo, viste anche le ristrettezze di tempo, di farla dalla parte opposta: Pisciotta mi fece notare cha erano piccoli paesi e che dalla parte da cui sarebbe arrivato il circo, tutti avrebbero saputo che era arrivato data la confusione che quell’evento avrebbe provocato.

Non furono poche le discussioni con Orlando, perché quando arrivava, non vedeva propaganda sulla strada d’arrivo del circo e pensava che non ne avessimo fatta, ma poi lo convincemmo che non avevamo scelta: non avremmo avuto il tempo per coprire tutta la città, così, a malincuore, dovette accettare la nostra decisione.

Io avevo la mania delle mappe, ne comprammo qualcuna di quel territorio e cominciammo a studiare i paesi, dove dovevamo andare, in modo da poter prendere la decisione in anticipo di dove avremmo fatto la propaganda. Ricordo che una mappa mostrava delle frazioni dalla parte opposta a quella da cui sarebbe arrivato il circo, così decidemmo di farle di notte non disponendo peraltro delle necessarie autorizzazioni.

Quella sera mangiammo, poi uscimmo per fare quelle frazioni, andammo lungo il lago e poi prendemmo una strada in salita, dove erano indicate quelle frazioni. La strada cominciò a salire sempre più, e a stringersi, con dell’erba che copriva le laterali della stradina, era buio pesto e non si capiva dov’era il bordo della strada. A un certo punto cominciai a temere, dove finiva la strada e cominciava il burrone. Decisi di fermarmi e chiesi a Rosario di scendere e farmi strada, perché sarei tornato indietro pian piano.

Quando lui fece per scendere dalla macchina, quasi cadde nel burrone, perché, non c’era più strada dalla sua parte, la ruota destra era al limite del burrone. Emise un grido e si attaccò alla porta, rimanendo sospeso nel vuoto. Da parte mia, non sono potuto passare dalla sua parte per aiutarlo, perché non avevo il freno a mano che funzionava: dovetti rimanere con un piede sul freno e allungarmi dalla sua parte con le braccia per aiutarlo.

Dopo vari tentativi, riuscii ad afferrarlo per un braccio e a tirarlo su. Quando Rosario riuscì a rientrare nel furgoncino, tirammo un sospiro di sollievo e rimanemmo in silenzio per riprenderci dallo spavento. Il pericolo non era ancora terminato, perché con quel buio e senza nessuno che da fuori potesse guidarmi, dovevamo tornare a marcia indietro. La mia porta non si poteva aprire, perché io ero tutto a sinistra quasi contro la montagna.

Con molta cautela, andai a marcia indietro fino a quando riuscii a far scendere Rosario, che mi fece strada con una pila e nel primo spazio un po’ più largo, mi fece manovrare per girare il furgoncino e poter scendere la montagna con più sicurezza.

Dopo l’ordine di Orlando di fare la propaganda senza permessi, iniziammo ad uscire col furgone di notte, come i pipistrelli, e a riposarci di giorno. In una di quelle incursioni notturne, sempre là vicino al lago, vedemmo una villetta, molto ben posizionata, con un grande e magnifico muro bianco. Rosario mi fece fermare e disse che sarebbe stato il muro ideale per fare un bellissimo quadro con i nuovi manifesti da sedici fogli e le carte da cornici che Orlando aveva fatto stampare dalla tipografia Scarabellin.

Io dissi a Rosario che mettere dei manifesti in un muro cosi bello e nuovo, era da criminali, ma lui mi fece notare che sarebbe stato perfetto per inaugurare quei bellissimi e nuovi manifesti cui Orlando teneva molto, al punto di darci l’ordine di usarli solo in situazioni speciali. Dovetti convenire con Pisciotta che quel muro era veramente speciale e che si sarebbe fatto un quadro magnifico, che mio padre avrebbe sicuramente apprezzato. Dovevano essere le due di notte, mentre noi stavamo incollando i manifesti, quando una finestra del piano superiore della villetta si aprì: dal buio apparve una donna, che cominciò a gridarci per sapere cosa stessimo facendo al suo muro. Io rimasi come paralizzato, ma Rosario con notevole freddezza si rivolse alla donna dicendogli che eravamo del comune e stavamo pitturando tutti i muri della strada, su ordine del sindaco, perché, sarebbe arrivata una comitiva della presidenza della repubblica e voleva fare bella figura, mostrando che la nostra era una cittadina organizzata e pulita, e che non si sarebbe dovuta preoccupare, che tutti i costi della pittura del suo muro li avrebbe pagati il comune. La donna disse che il suo muro era stato pitturato da pochi giorni e non avremmo dovuto farci niente, ma Rosario disse alla signora che i colori dovevano essere unificati come voleva il sindaco. Mentre lui teneva in conversazione la donna, io continuavo a montare il quadro cartaceo. Quella donna stava diventando isterica, e minacciò di chiamare la polizia, e anche in quel frangente lui non perse la calma, dando alla donna il suo nome e numero di matricola (falsi naturalmente), dicendogli che gli avrebbe fatto un grande favore, così il sindaco avrebbe saputo che la sua squadra aveva lavorato anche di notte. Dopo che la donna sparì per qualche minuto e riapparve dicendo che aveva telefonato alla polizia, noi mettemmo della carta sulle targhe, incollammo dei manifesti alla rovescia (con la parte bianca all’esterno) sul furgoncino in modo che la donna non potesse descriverlo, quando noi ci saremmo allontanati, perché da dove lei era, non lo vedeva, ma quando saremmo tornati sulla strada, ci avrebbe visto e avrebbe potuto informare la polizia. Anche se poi avrebbe visto che i manifesti sul suo muro, erano del nostro circo, noi avremmo potuto dire che era stata un’altra squadra o una compagnia privata che il circo aveva contrattato. Quella era l’ultima incursione in quella provincia, quella notte stessa avremmo fatto un salto in una nuova provincia a più di cento chilometri da quella città.

Dopo quella vicenda con Pisciotta io tornai ai trasporti e poi ai cavalli, ma quella fu una avventura che tutte le volte che mi ritrovavo con Rosario, sempre ricordavamo con piacere, perché, fu anche l’inizio della sua carriera nell’affissione”.

Alberto Orfei ricorda ancora, tra le mille avventure da ragazzi, quando di notte attaccavano i manifesti all’ingresso delle fabbriche in Val d’Aosta, sull’asfalto della strada. O ancora quando inserivano nel paraurti delle vetture parcheggiate, delle bandierine pubblicitarie, così che andando in giro era frequente vedere le auto che circolavano sventolando la pubblicità del circo.

Intorno al 1967 si interrompe la collaborazione con Orlando Orfei che di lì a breve si sarebbe imbarcato per la storica tournée in Brasile. Così dal marzo successivo in occasione della Festa del Mandorlo in Fiore di Agrigento inizia il felice sodalizio con Moira Orfei e Walter Nones che dura ancora oggi. Nel corso delle varie tournée Rosario si occupava di curare i rapporti con le autorità locali e la concessione delle aree. Successivamente sostituì lo zio di Walter Nones, Arturo Medini, che curava la pubblicità e la comunicazione.

Nel 1967 Walter Nones acquistò Villa Lancillotti, la maestosa tenuta di San Donà di Piave che ha ospitato fino a poco tempo fa i quartieri invernali del Circo Moira Orfei. Anche Rosario acquista una casa a San Donà, pur mantenendo le proprie radici in Sicilia. Nel 1968 Rosario sposa Doria, dalla quale avrà tre figli: Filippo, Salvatore e Ilaria.

PISCIOTTA, L’ARTISTA

Rosario Pisciotta oltre ad essere uno dei responsabili del Circo Moira Orfei, ha coltivato sin dalla giovinezza una viscerale passione per l’arte figurativa. Da un punto di vista artistico era inizialmente stato attratto dal mosaico, dalla scultura e dalla creazione di oggetti in terracotta. In un secondo momento si avvicina alla pittura prima approcciandosi ad uno stile realistico-paesaggistico, poi evolvendo nel proprio percorso creativo, privilegia l’iconografia sacra, spingendosi così dalla Bulgaria fino ai confini con la Russia.

Catalogo delle opere di Rosario Pisciotta intitolato ”Le mie Madonne”

Chi avrà il privilegio di essere ospitato nella sua roulotte, invece che trovarvi fotografie di spettacoli, facilmente dovrà farsi spazio tra tele, pennelli, cavalletti e quadri. Ogni momento libero è infatti l’occasione per Rosario per tornare al suo grande amore, la pittura, che lo ha visto protagonista con le sue opere di esposizioni e gallerie. Una di queste intitolata “Le Mie Madonne” è dedicata ai soggetti sacri, mentre più recentemente si è dedicato anche a soggetti ispirati al circo. Artista, dunque, ma anche uomo di fiducia di uno dei più importanti complessi italiani. Due facce di una stessa medaglia. Una medaglia di valore.

Raffaele Grasso e Alberto Orfei

2005. Lo staff delle affissioni di Moira Orfei (Foto Enzinger) 

Guarda su Circusfans l’esposizione delle opere di Rosario Pisciotta

Profilo di Rosario Pisciotta

Le Mie Madonne

I Dipinti sul Circo

In Omaggio a Giovanni Palmiri

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