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LA CONSACRAZIONE DEFINITIVA DI ALBERTO SFORZI

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Alberto Sforzi, per tutti Bertino, è riconosciuto come uno dei più grandi giocolieri italiani e del mondo. Nella sua carriera ha messo a punto numeri con esercizio di grande difficoltà grazie ad una tecnica impeccabile e una costanza e determinazione nelle prove e negli allenamenti davvero encomiabile. La sua storia personale e la biografia lo ha portato in numerosi complessi europei, anche se dopo il drammatico incidente avvenuto in Sud Africa ha privilegiato i complessi gestiti dalla famiglia della moglie Ghisi Casartelli. Nel mese di giugno è uscito un docufilm a lui dedicato che ne ripercorre la carriera attraverso immagini storiche e recenti abilmente cucite dal nipote Adriano Sforzi regista cinematografico. Bertino nel film viene definito “il più grande, sfortunato e felice giocoliere italiano”. Di premi forse ne ha ricevuti pochi ma nel mondo dei giocolieri e degli appassionati di circo il suo nome è sinonimo di talento puro, dedizione, combattività e testardaggine nel raggiungimento dei propri obiettivi. E quando all’età di 73 le tue imprese vengono riportate sul grande schermo, presentate nel circuito dei festival cinematografici (dunque in un ambito più ampio di quello del circo) è evidente che non ci sia altro da aggiungere. E’ il degno coronamento di una carriera che non ha bisogno di aggettivi, di parole, di leggende: sono le immagini a parlare, il numero, le prodezze, l’arte, il talento, ossia la trasposizione in pellicola di ciò che ha saputo fare giorno dopo giorno nel cerchio magico del circo, in Italia, ma anche in Francia, Israele, Germania, Sud Africa, Grecia e in numerosi altri paesi del mondo.E questo grazie alla propria forza di volontà ma anche grazie a una moglie, la Ghisi splendida figura di donna del circo, che lo ha sempre sostenuto e che ne è davvero l’anima gemella.

Il film presentato appunto a giugno, è già stato proiettati in diversi festival e circuiti cinematografici e ha ottenuto già importanti riconoscimenti quali a l’audience Award Biografilm Italia 2015 e la Menzione Speciale Della Giuria Italia al Biografilm Festival 2015 dove è stato definito: “Un film gentile ed emozionante con una grande capacità narrativa ci racconta una storia di tenacia e amore in equilibrio da più di mezzo secolo”.

Oggi Albertino compie gli anni e sono in tanti in queste ore a inviare da lontano auguri e soffi per condividere l’emozione delle candeline su quella torta che siamo certi non avrebbe difficoltà a far roteare in un ben saldo equilibrio, mentre giongla con clave, palline, cerchi e il mitico cucchiaino eterno protagonista di un esercizio che ha ormai fa parte a pieno titolo della storia di Albertino, della Storia del Circo e guarda un po’….anche della storia del cinema!

E dunque nell’invitarvi a cercare una proiezione di questo prezioso documento storico, ci uniamo al coro di auguri per questo artista che è definitivamente riconosciuto a livello nazionale e internazionale nell’olimpo dei più grandi artisti del mondo! Auguri Bertino!

“L’equilibrio del cucchiaino”,
una storia d’amore e circo

Al Biografilm festival il documentario dedicato ad Alberto Sforzi, uno dei giocolieri più famosi al mondo. Lo ha girato il nipote Adriano Sforzi tirando fuori i Super8 dello zio

Da Repubblica.it

“No zio, oggi non riescono, lo faranno domani”. Adriano Sforzi, regista de L’equilibrio del cucchiaino, è appena arrivato quando il suo cellulare squilla. “Lo so che avevano detto che avrebbero preparato tutto oggi, ma non preoccuparti, lo faranno domani”. Dopo tre o quattro rassicurazioni identiche, riesce a mettere giù il telefono. “Scusami, ma allo zio Bertino non posso non rispondere”. No, non può. Soprattutto se suo zio, Alberto Sforzi, uno dei giocolieri più famosi al mondo, protagonista del documentario che Adriano ha portato al Biografilm Festival di Bologna (5 – 15 giugno), lo sta chiamando da Varsavia (dove è in tournée con la compagnia) preoccupato perché tutto sia pronto per il numero che dovrà seguire la proiezione del film. “E’ agitato per l’esibizione della sua “bambina”, mia cugina, anche lei giocoliere”.

Così è stato da sempre, prima di qualsiasi spettacolo del circo Medrano, “l’ansia fa sembrare tutto impossibile, poi quando si solleva il tendone ed è il momento di entrare in scena, la paura passa e tutti danno il meglio di sé”. Ma ne L’equilibrio del cucchiaino c’è il punto di vista interno di chi gli spettacoli li ha vissuti da dietro le quinte, da quel corridoio stretto dove si raccolgono gli artisti prima dell’ingresso sulla scena. E poi, naturalmente, c’è la storia di Alberto Sforzi. Per alcuni il giocoliere più bravo e sfortunato al mondo, vittima di un incidente che gli ha quasi fatto perdere una gamba, per suo nipote un eroe: “Stando in equilibrio sul filo, si lanciava in testa, con la punta del piede, sette piattini, sette tazzine e infine un cucchiaino che cadeva esattamente dentro l’ultima tazzina. Avevo sette anni la prima volta che mio padre mi ha mostrato i filmati delle sue esibizioni, rimasi a bocca aperta”.

Alberto Sforzi era solito riprendere tutto, a lui quelle immagini servivano “per studiare se stesso, rivedere i suoi allenamenti e quindi perfezionare i movimenti”, ad Adriano, anni più tardi, sarebbero servite per realizzare questo documentario: “Un giorno nella sua roulotte, la campina come si chiama nel gergo circense, ho scoperto che sotto il divano erano raccolte tutte le pizze, le pellicole girate dallo zio con la sua Super 8. Mi sono detto subito: “Devo farne un film””. Quelle pellicole coprono quasi cinquant’anni di vita, raccontano dei successi, dei viaggi di Alberto Sforzi, ma soprattutto raccontano dell’amore della sua vita, quello per Ghisi Casartelli. “E’ per lei che lo zio Bertino ha fatto tutto. Per poterla sposare, infatti, doveva diventare il numero uno”. Così voleva il papà di Ghisi, Leonida Casartelli, il fondatore del circo Medrano. “Andrò in America e tornerò a prenderti con una di quelle auto giganti” era stata la promessa che Alberto aveva fatto a Ghisi.

Ma prima dell’America, nel 1966, Bertino va in Sudafrica. Un circo inglese, alla sua prima trasferta, lo vuole come giocoliere di punta dello spettacolo. “Per cinque anni lui e Ghisi si sono scritti una lettera al giorno”. Poi, la sorpresa: un impresario americano gli scrive perché vuole portarlo in America. Fuori dall’ufficio postale dove Alberto aveva ritirato la lettera, però, un’auto lo investe e gli spezza una gamba.  Bertino riesce ad evitare che i medici gli taglino la gamba solo perché in sala operatoria uno dei chirurghi lo riconosce, “aveva visto il suo spettacolo  –  racconta Adriano  –  e ha fatto di tutto per cercare di ricucire la gamba spezzata e salvarla”. Certo, la carriera di Albero Sforzi subisce una brusca frenata, ma non si interrompe: “Da quando è bambino, Bertino si allena tutte le mattine dalle 8, si esibisce nello spettacolo pomeridiano, torna ad allenarsi per un’ora e poi è pronto per lo spettacolo della sera”.

Ed è a questo che Adriano pensa ora: “Quando ero piccolo, ascoltare i racconti su mio zio o vedere i suoi filmati mi faceva pensare che tutto era possibile, volevo imparare anch’io a camminare sul filo, ma cadevo ad ogni tentativo”. Una volta diventato adulto, Adriano Sforzi ha capito che “Bertino non mi insegnava solo che gli obiettivi si possono raggiungere, ma che bisogna insistere e lottare”. E questo film, paradossalmente, è l’emblema della lezione di Alberto Sforzi: “Ci sono voluti tre  anni per realizzarlo, è stata dura e ho avuto bisogno dell’aiuto di tante persone, ma alla fine ci siamo riusciti”. Alberto e Ghisi non hanno mai voluto vedere il film in anteprima. La proiezione a Bologna sarà una sorpresa anche per loro.


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 D.D.

25/08/2015 16.10.09

LA CONSACRAZIONE DEFINITIVA DI ALBERTO SFORZI

 

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