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Franco Dragone: il mio circo dà lavoro e speranza

Dopo il Cirque du Soleil, il regista di origini italiane racconta il teatro ai tempi della crisi: “Non servono grandi mezzi per inventarsi un numero straordinario, ma fantasia e tanto impegno”
bruno ruffilli
avellino

«Dieci anni fa due giovani volevano sposarsi e andare al nord in cerca di lavoro. Al sindaco ho chiesto cosa avremmo potuto fare per convincerli a rimanere a Cairano. Ho invitato i miei amici di altre compagnie di darmi una mano e ora un paese di 300 persone ha un laboratorio di drammaturgia permanente e un festival di corti teatrali, che quest’anno si terrà dal 2 al 4 agosto e poi andrà in tour all’estero».  

Dopo Cirque du Soleil, Saltimbanco Mystére, Alegria e tanti altri spettacoli seguiti da milioni di persone in tutto il mondo, Franco Dragone ha lasciato il Cirque Du Soleil di cui è stato mente e anima e da qualche tempo si è messo in proprio. La nuova compagnia porta il suo nome e ha base in Belgio, dove arrivò al seguito dei genitori a sette anni, emigrante inconsapevole da un piccolo centro dell’Irpinia. «Cairano –racconta – sorge in cima a un’altura e domina una vallata che con la nebbia sembra il mare. È come un’isola, e così compariva nel mio primo spettacolo». 

Agli inizi, nei primi anni Ottanta, il suo era un teatro d’azione, molto connotato politicamente. Però è diventato famoso col Cirque per show sorprendenti e ipertecnologici, non certo impegnati…  

«A Guy Laliberté, che con me ha fondato il Cirque du Soleil, ho sempre detto che l’atto più politico che abbiamo fatto è stato creare lavoro. I miei show raccontano un mondo di sogno, ma in realtà danno a tanti uno stipendio e la possibilità di esprimersi come artisti».  

Quanti?

«Quando abbiamo cominciato non avevamo nemmeno un tendone, oggi il Cirque dà impiego a oltre quattromila persone. Nella mia compagnia siamo in quattrocento, contiamo di arrivare a duemila in un paio d’anni. Siamo sempre alla ricerca di nuovi talenti per i nostri spettacoli: a Macao sono in scena Taboo e The House Of Dancing Water, l’estate prossima sarà la volta della cerimonia inaugurale dei Mondiali di calcio in Brasile…» 

E la crisi?  

«La crisi c’è, i tagli alla cultura incidono pesantemente, perciò bisogna inventare sempre qualcosa di nuovo. A Madrid, ad esempio, ha debuttato da poco un mio spettacolo ispirato al pittore Joaquín Sorolla: gli attori ricreano i suoi quadri sul palco, con la musica di un compositore contemporaneo i passi di danza sono ispirati al folklore spagnolo, aggiornati al presente. Lo spettacolo è nato grazie alla collaborazione tra un’istituzione pubblica e i privati, un modo per combattere la crescente scarsità di fondi e dare speranza a una generazione tra i 17 e i 35 anni che rischia di trovarsi senza lavoro né titolo di studio. In Spagna hanno addirittura un nome, li chiamano “Ni-ni” ».  

Lei è spesso in Italia: c’è spazio da noi per uno come Franco Dragone e i suoi show?  

«Sarò domenica prossima a Mercogliano, a Castellarte, un festival di artisti da strada, che ha voluto dedicarmi un premio. Però ho anche progetti lavorativi: entro l’anno andrà in scena la mia Aida al San Carlo di Napoli per il bicentenario verdiano». 

Come sarà?  

«Sarà un’Aida attuale. Il pubblico della lirica è fatto di specialisti, io vorrei trovare un modo per portare questo capolavoro a tutti. Riportare, anzi, visto che nella tradizione dell’Ottocento la lirica non era lo spettacolo elitario che è oggi. Sul palco salirà un intero paese, i figuranti saranno gli abitanti di Cairano».  

Il Cirque du Soleil non ha mai usato animali: come giudica la recente legge del governo belga che vieta le esibizioni con tigri ed elefanti?  

«Nei nostri spettacoli abbiamo puntato sull’acrobazia, la musica, gli effetti speciali, ma sono contrario a questa legge, danneggerà molte persone. E anche molti animali. Nessuno come i grandi circhi (penso a Bouglione o Togni) cura tigri ed elefanti: sono delle star, sono trattati bene e rispettati, mentre fuori vengono massacrati per l’avorio o cacciati per sport».  

Ma non rischiano solo gli animali: qualche settimana fa c’è stato un tragico incidente in cui è morta un’acrobata del Cirque. È ancora un mestiere pericoloso?  

«Conoscevo Sarah, per me è un colpo tremendo. È il secondo incidente grave in oltre trent’anni di attività con due spettacoli al giorno che impegnano migliaia di persone. Non esiste il rischio zero, ma raddoppieremo le misure di sicurezza». 

Quali consigli darebbe a un giovane che volesse cominciare a lavorare nel mondo del circo?  

«Il circo oggi è un laboratorio universale, dove non servono grandi mezzi per inventarsi un numero straordinario, ma fantasia e tanto lavoro. Ricordiamoci che Goldoni è stato il primo ad avere un teatro sulla testa, prima ci si esibiva in strada. Siamo saltimbanchi e non dobbiamo mollare: dobbiamo rimanere indipendenti, non pensare alle sovvenzioni o ai ministeri. E soprattutto, non dobbiamo usare la crisi come una scusa per non lavorare. Perché, mai come oggi, al mondo serve un po’ di magia». 

Da La Stampa

26/07/2013 10.22.32

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