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L’avventura della famiglia Togni a Mosca

 

Una bella intervista alla famiglia Togni sul “Kommersant” ritenuto il maggiore quotidiano politico-finanziario a tiratura nazionale in Russia.

I Togni, celebri artisti circensi italiani, sono arrivati in Russia in inverno. A causa della pandemia, non potevano né esibirsi né tornare a casa. Li abbiamo incontrati per conoscere questa grande dinastia italiana.

Bruno Togni è un domatore di tigri. Incredibilmente bello, come un principe dei cartoni animati, basta che alzi un braccio e otto tigri si drizzano sulle zampe posteriori e saltano per la pista. “Vieni qui, per favore”, dice in russo a una tigre di nome India. (Durante i sei mesi a Mosca, gli italiani hanno iniziato a parlare con le tigri in russo.) India si avvicina e Bruno le dà da mangiare, l’abbraccia e lei fa le fusa esattamente come un gattino, solo un po’ più forte. Bruno è cresciuto con queste tigri, da tutta la vita viaggia con un tendone da circo: 30 camion – un intero treno, 20 elefanti, 29 cavalli, 11 tigri, 120 persone e un cammello. La dinastia del circo di Togni è la più antica e famosa in Italia: da 140 anni il Circo Togni viaggia per l’Europa e non si ferma da nessuna parte per più di pochi mesi. Gli artisti italiani sono a Mosca da sei mesi e rimarranno fino a gennaio. “Non sono mai stato così tanto in un posto in tutta la mia vita”, dice lo zio di Bruno, Daniele Togni, “e ho 53 anni. A Mosca eravamo sistemati in un appartamento, io non ho mai vissuto in un appartamento, sempre in una roulotte. Siamo abituati agli inconvenienti, fanno parte della vita del Circo. Ieri mia moglie ha chiamato: “Daniele”, mi dice, “questi russi hanno spento l’acqua calda (si tratta di interruzioni estive programmate) “. Allora, – rispondo io, – noi  Togni per 140 anni siamo andati incontro a difficoltà di ogni tipo, sarà mica un problema rimanere senz’acqua calda qualche ora? Non sarà che ci stiamo abituando troppo bene qui in Russia?”.

Fantastika

La famiglia Togni è vincitrice dei premi più prestigiosi del panorama circense mondiale. Il Festival del Circo di Monte Carlo è un Oscar per gli artisti circensi. Il padre di Bruno, Flavio, ha ricevuto un Clown d’Oro e tre Clown d’Argento a Monte Carlo. È l’unico artista circense al mondo a poter vantare un palmarés simile, il più premiato nella storia del Festival di Monaco. Inoltre, la famiglia Togni ha a lungo fornito le strutture e la direzione tecnica per il festival di Monte Carlo.

Il loro spettacolo su tre piste, che propone decine di cavalli ed elefanti e diversi numeri in contemporanea, non ha eguali. Nessuno può uguagliare le parate e i fasti dei loro spettacoli. Il Nikulin Moscow Circus ha invitato la famiglia Togni a partecipare allo spettacolo “Fantastika!”. Il programma era in preparazione da un anno. A febbraio, una parte dell’enorme famiglia del Circo Togni è arrivata a Mosca, insieme a 29 cavalli e 11 tigri. “Non abbiamo portato gli elefanti”, spiega Daniele Togni. “È difficile tornare in Unione europea con loro. Se porti un elefante fuori dall’Europa, non ti sarà più permesso riportarlo indietro”.

Durante il lockdown il Circo Nikulin non ha lasciato gli italiani nei guai: ha pagato gli affitti degli appartamenti per gli artisti e ha continuato a versare gli stipendi.

“Non ci esibiamo da cinque mesi“, dice Daniele Togni, “ma abbiamo continuato a provare e quotidianamente accudito e nutrito gli. Sono la nostra famiglia!”.  Quelli della famiglia Togni erano gli unici artisti che sono venuti al Circo di Nikulin anche durante i duri mesi di lockdown e hanno continuato a provare. 

 “Mi piace! Mi piace Mosca, – esclama Bruno, – così bella! E l’edificio del circo! È fantastico! Non abbiamo circhi stabili in Italia. I nostri artisti circensi non vogliono stare nello stesso posto. Siamo tutti itineranti, il viaggio è parte integrante della nostra vita”.

Amore, elefanti e muro di Berlino

“Il mio bis-tris-bisnonno Aristide Togni era un architetto”, dice Bruno, “140 anni fa si recò ad uno spettacolo di circo, vide una ballerina a cavallo, si innamorò, lasciò tutto e seguì il Circo. Quando lui e la bellissima ballerina hanno avuto un figlio, hanno fondato il loro Circo Togni. Tutti i discendenti di Ariste sono artisti circensi. E siamo moltissimi. Abbiamo dovuto separarci, perché la famiglia era troppo numerosa. Ora ci sono cinque diversi circhi Togni in Italia. Ma il nostro forse è il più grande. Il mio bis-bisnonno addestrava i cavalli, mio ​​nonno era il direttore del circo e l’addestratore di tigri, mio ​​zio addestrava gli elefanti. Mio padre lavorava con tigri, rinoceronti, elefanti, cavalli, cammelli. Io preferisco le tigri. Sono come fratelli e sorelle per me. Le allattavo con il biberon quando sono nate, giocavo con loro come gattini. Vivevano con me nella roulotte”.

Lo zio di Bruno, Daniele, ha scelto gli elefanti. “Gli elefanti vivono 60 anni”, dice. “e mentre cavalli e tigri possono cambiare frequentemente in un circo, gli elefanti rimangono con noi per tutta la vita. Sono veramente parte della nostra famiglia. Loro sono i miei migliori amici. Dall’età di sette anni ricordo di aver giocato con gli elefanti. E ora sono adulti come me. Hanno una personalità meravigliosa, amano coccolarsi, sono intelligenti. I cavalli, ad esempio, sono caratterialmente più chiusi. Ma gli elefanti sono aperti e onesti. Meglio di alcune persone. Sfortunatamente, molte che conosco fin dall’infanzia se ne andranno presto per una questione naturale, anagrafica. Ed è impossibile trovarne di nuovi in ​​Europa”.

Gli attivisti per i diritti degli animali ora, ovviamente, non danno riposo a Togni. Gli animalisti non capiscono come gli elefanti e le tigri possano far parte di una famiglia “umana”. Per le tigri, Togni ha una piscina, un’enorme gabbia di sabbia e giochi. “Ci prendiamo cura prima degli animali”, spiega Daniele. “In ogni nuova città, la prima cosa è il controllo veterinario. Quando siamo partiti per la Russia (3.000 chilometri da Verona dove risiedono), abbiamo comprato una stufa per ogni tigre. Qui d’inverno il clima è un po’ diverso da quello italiano”.

Togni è stato circondato da animali sin dalla nascita. “Abbiamo nel nostro DNA la necessità di viaggiare costantemente”, Daniele taglia l’aria con la mano, “e anche l’abitudine di stare intorno agli animali è incorporata nei nostri geni. Facendo parte della nostra vita e della nostra famiglia, nel momento in cui non ci sono più, ne sentiamo la mancanza, ci manca qualcosa che fa parte di noi”.

Il Circo Togni ha 120 persone e un numero enorme di animali. E tutto questo insieme è perennemente in viaggio. Togni dice che la loro casa è all’interno del circo. Che siano a Venezia, Firenze, Parigi o Mosca, la loro casa è sempre con sè. I bambini di questa famiglia circense iniziano a prendere confidenza con la pista all’età di 10 anni. Daniele ha iniziato come un clown dall’età di sette anni.

“Possiamo visitare 90 città in un anno”, dice Daniele. “Tre giorni qui, due giorni là. In un anno ho cambiato 25-30 scuole diverse. E in ogni scuola il primo giorno, racconti a tutti perché non hai paura delle tigri e quanto è bello essere amici degli elefanti. Gli insegnanti del primo giorno non tengono una lezione normale, ma chiedono solo informazioni sul circo. Sei una star nella scuola di ogni nuova città. Nell’infanzia la vita sembra un miracolo, cresci e passa. Ma se rimani nel circo, la sensazione di un miracolo non se ne va mai. Viviamo ogni giorno e nuove città sono davanti a noi, il che significa nuove avventure. Abbiamo girato molto nell’Europa orientale negli anni ’70. Mia madre si lamentava che non avrebbe avuto carne, frutta e verdura. E ho giocato con gli elefanti. E la vita è stata un miracolo. A volte, quando arrivi sul posto, devi vivere per un po’ senza luce e acqua. O senza acqua calda. Ma niente di tutto questo ha importanza. La mia sensazione di bambino di vivere in un miracolo non scompare”.

I Togni hanno un rapporto speciale con la Russia. Nel 1989, a Berlino, la famiglia del Circo Togni divenne amica dei soldati sovietici. È stato così: il muro di Berlino è caduto e la popolazione della parte orientale della città si è precipitata a ovest. Il Circo Togni si è esibito nella parte occidentale. Allo spettacolo vennero anche soldati sovietici. “L’ufficiale ci ha chiesto di dare loro i biglietti più economici”, ricorda Daniel, “perché i loro stipendi erano bassi. Abbiamo consentito ai soldati sovietici di entrare a vedere lo spettacolo a un prezzo simbolico”. In segno di gratitudine, gli ufficiali sovietici hanno invitato la famiglia Togni nelle loro caserme per una grande festa russa. “Abbiamo mangiato molto” – dice Daniele – “e bevuto con loro. E poi gli ufficiali ci hanno mostrato cos’è una parata. Molti soldati hanno camminato in formazione. Ne siamo rimasti molto colpiti. Siamo diventati amici talmente stretti che abbiamo organizzato un tour dell’orchestra dell’esercito sovietico in Europa”.

Conversazione con la tigre

Gli spettacoli inizieranno presto nel Circo Nikulin (oggi, giorno di pubblicazione di questo articolo su Circusfans, gli spettacoli saranno già ripresi da 4 giorni). E Togni finalmente tornerà in pista. Protagonisti dello spettacolo sono Bruno e le sue tigri. “Abbiamo portato una tigre rosa”, dice. “Non c’è mai stata una tigre del genere in Russia. Inoltre, presento esercizi unici che nessun altro al mondo esegue”. Bruno mostra una piccola cicatrice bianca sulla gamba. “Beh, una volta sono stato morso”, dice, “ma questa è una sciocchezza. La tigre aveva semplicemente paura del rumore. Un trattore stava lavorando nelle vicinanze”.

Bruno ha provato il suo numero con le tigri per un anno e mezzo prima di debuttare. “Metti un pezzo di carne su uno sgabello e lasci che un cucciolo di tigre si avvicini”, dice, “e così 10 volte al giorno, tutti i giorni. La tigre si abitua automaticamente a salire sullo sgabello. Lego anche la carne su un bastone e la guido, la tigre si abitua a seguire il bastone. Ogni giorno provo con una tigre per non più di 15 minuti, in modo che non si annoi e non si stanchino”. Bruno ha otto tigri nella sua squadra. Ognuna con il proprio carattere. “Darama è molto gentile, le piace quando la tocco, la abbraccio, le dico:”Sei la mia gattina”. Le piace quando la bacio in faccia. India non vuole che nessuna si avvicini. Se ti avvicini a lei, può attaccare. Alcune sono più emotive, altre più socievoli. Ma le amo tutte. Hanno tutte un’anima interessante e diversa”.

Per la prima volta Bruno è entrato in pista con le tigri davanti al pubblico tre anni fa. È stato a Napoli. “I napoletani sono molto rumorosi”, ricorda il domatore, “hanno sollevato un tale baccano quando hanno visto entrare i felini che tutte le tigri si sono spaventate. Erano molto nervose, ma sono riuscito a calmarle”.

È pericoloso, secondo Bruno, quando le tigri combattono o quando sono nervose. In questa situazione, il domatore dovrebbe rimanere il più calmo possibile. La calma, spiega, è la regola indispensabile nella relazione con gli animali. “Se la tigre è nervosa e anche il domatore è nervoso, non funziona!”, ride Bruno, “ci vogliono fiducia e calma. Quando le sento tese o preoccupate, parlo loro come bambini, le consolo. Mio padre mi ricorda sempre: devi prenderti cura degli animali, passare molto tempo con loro, parlare con loro, devi avere contatti con loro. Questo è l’unico modo per vivere in un circo “.

Bruno non punisce mai le sue tigri. Non c’è violenza nel moderno sistema di addestramento europeo: “Quando erano ancora gattini e hanno fatto qualcosa di pericoloso, hanno mostrato gli artigli, ho subito detto loro: “No!”. Adesso mi basta dire anche a bassa voce: “No!”, E smettono di fare quello che stavano facendo”.

Il leggendario Circo Togni si esibirà a Mosca fino a gennaio, dopodiché porteranno altrove la loro magia itinerante. Se, ovviamente, i confini sono aperti. Ma Mosca è quasi una casa ormai per i Togni.

Foto: Natalia Lvova / Kommersant
Di Natalia Nekhlebova
Da Kommersant

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