L’EPOPEA DI KING KONG AL CIRCO JUMBO DI LIVIO TOGNI (1977/78)
Nel 1976 uscì nei cinema di tutto il mondo il film King Kong prodotto da Dino De Laurentis che si avvalse di effetti speciali animatronici realizzati da Carlo Rambaldi che per questo lavoro vinse il premio Oscar Special Achievement Award per la realizzazione del grande pupazzo che un anno dopo ritroviamo in Italia alla Fiera di Rimini e successivamente al Circo Jumbo diretto da Livio Togni insieme alla sua famiglia.

IL CIRCO JUMBO
Il Circo Jumbo è stato il più faraonico progetto messo a punto da Darix e Livio Togni, a partire dal 1975. Negli anni Settanta tutte le grandi case italiane hanno prodotto spettacoli eccezionali che fondevano il circo con la rivista, il varietà e ispirati a un concetto di gigantismo oggi impensabile. Ad aprire questa tendenza il Circo Americano a 3 piste dalla famiglia di Ferdinando Togni e seguito dal Circorama e dal Circo delle Mille e Una Notte dei fratelli Liana, Nando e Rinaldo Orfei; o dal Circo sul Ghiaccio di Moira Orfei e Walter Nones. La famiglia di Darix Togni si distinse per il Circo sull’Acqua e, a partire dal 1975 (dopo la divisione tra i fratelli Darix, Wioris e Wanet Togni), la famiglia di Darix diede appunto vita al Jumbo Super Circus, un complesso che, come evocava l’insegna, puntava sulla grandezza delle proprie strutture e su una imponente parata di apertura che veniva proposta anche come “cavalcata” cittadina come ineguagliabile richiamo per il pubblico. La componevano sette favolosi carri (acquistati dal francese Cirque Pinder Jean Richard) che riproducevano una sirena, un leone, la carrozza della Regina d’Inghilterra, una nave, un grande carillon composto da grandi campane, un drago e un ultimo dedicato agli acrobati dell’aria con al centro un trapezio.

Ognuno era preceduto o seguito da un trattore propulsore. Decine gli artisti, le ballerine e i figuranti che salivano su di essi sfilando davanti al pubblico. Nel corso delle parate cittadine venivano fatti sfilare anche gli animali, a piedi o su rimorchi (come nel caso dell’ippopotamo, per esempio) e completavano il fastoso corteo bande musicali e majorettes reclutate sul posto. In apertura di spettacolo questo corteo di veicoli attraversava lo chapiteau rettangolare a 6 antenne parallele (di circa 46 x 64 metri) per tutta la lunghezza, entrando dalla barriera posizionata su uno dei due lati corti e uscendo da quello opposto. Un’immagine davvero imponente! Lo spettacolo oltre ai tradizionali numeri (trapezio volante, mano a mano, contorsionisti, clown, cavalli, felini, elefanti, clown,…) presentava grandi attrazioni più inconsuete che facevano sensazione: lo yoga contorsionista, l’escapologo, l’uomo forte, pickpocket etc.

LA STAR DEL MOMENTO
Carico di entusiasmo, Livio Togni decide di aumentare ulteriormente l’appeal della sua proposta artistica con un’intuizione che passerà alla storia. Portare in tournée il gigantesco automa di King Kong progettato da Rambaldi (maestro degli effetti speciali, “padre” di E.T.) per il colossal cinematografico che era uscito in Italia il 17 dicembre 1976 in 2500 sale e dunque cavalcando il successo planetario del film. Per diversi mesi infatti King Kong è al primo posto nelle classifiche del botteghino e dopo 5 mesi in Italia ha incassato 2.423.470.000 di lire. A dicembre 1976, in occasione della prima del film, il King Kong di Rambaldi venne allestito sugli Champs Elisée a Parigi attirando migliaia di persone che si radunarono intorno al gigantesco primate. Quelle immagini fecero il giro dei media prima che l’automa venisse riportato negli Stati Uniti con un volo Air France. L’operazione italiana venne gestita da Oriano Bizzocchi, (direttore del parco Fiabilandia di Rimini dal 1974 al 1983), che entrò in contatto con il Gruppo De Laurentis e la mediazione del gruppo grafico Rizzoli che stampava Tv Sorrisi e Canzoni e altri periodici che si impegnava a garantire una campagna stampa nazionale sulle proprie testate. Livio Togni partecipò all’operazione dividendo le spese di viaggio da Los Angeles all’Italia. Il grosso scimmione, come raccontano le cronache dell’epoca, sbarcò a Savona rinchiuso in sei container trasportati dalla nave mercantile Da Noli della società Italia Navigazione.

Da lì giunse a Rimini nella seconda metà di maggio 1977 a bordo di sei camion con rimorchio della ditta Gondrand per essere esposto alla Fiera di Rimini dove sarà esposto dal 10 giugno al 21 settembre di quell’anno.
KING KONG AL CIRCO JUMBO
Al termine della stagione estiva King Kong divenne l’attrazione di punta del Circo Jumbo. Per l’occasione Livio Togni fece realizzare appositamente uno chapiteau circolare di 40 metri dai colori americaneggianti per rendere maggiormente l’idea di un’attrazione proveniente dagli Usa. Il gigante, come descritto dai materiali dell’epoca, una volta composto era alto 17,65 metri, e per portarlo in tournée era necessario un trasporto eccezionale, molto costoso, affidato alla ditta specializzata Fagioli che adoperava un rimorchio largo 5 metri, lungo 14 metri e alto 5 metri, scortato da quattro motociclisti delle forze dell’ordine. L’accordo contrattuale era una forma di leasing in conto vendita, con un canone mensile a carico di Livio Togni di 15 milioni di lire che includeva anche il diritto all’utilizzo del nome Dino De Laurentis sulla comunicazione.

Un investimento molto importante, ma che opportunamente promosso si sarebbe rivelato decisamente vincente e ampiamente ripagato dagli incassi. La promozione era affidata a una campagna di affissioni imponente e altamente spettacolare, con grandi manifesti fluorescenti, in formato 24 e 48 fogli, riproducenti il muso ringhioso del grande primate e la scritta King Kong e “Dino De Laurentis”. In ogni città inoltre venivano acquistati redazionali e pagine intere sui i principali quotidiani. Nonostante anche il circo avesse un programma di prim’ordine, King Kong rubava la scena e la comunicazione sui giornali era incentrata prevalentemente su di lui, del resto era davvero la novità dell’anno, l’idea giusta al momento giusto.

Sulla piazza del Circo Jumbo trovavano posto il grande chapiteau giallo-rosso del circo, lo chapiteau di King Kong, 60 metri di scuderie di cavalli, elefanti ed animali esotici, gli automezzi da parata, che venivano ricoverati in una tenda apposita, tutte le carovane degli artisti e del personale, la tenda di accoglienza del pubblico, la centrale elettrica, il rimorchio biglietteria del circo e la biglietteria di King Kong.

La visita a King Kong apriva alle 9 del mattino e durava per tutto il giorno, compreso l’intervallo dello spettacolo per chi aveva acquistato anche il biglietto del circo. Detto tutto questo, è evidente come fossero necessarie piazze molto larghe e capienti, per contenere tutto questo materiale, cosa di cui solo alcune città potevano disporre.

La tournée di King Kong annesso al Circo Jumbo iniziò intorno al 23 settembre 1977 da Verona per toccare successivamente, tra le varie città del nord, Bergamo, Piacenza, Pavia, Torino, Asti, Alessandria, Vercelli e Milano per le feste di fine anno e dove il grande complesso rimase fino alla prima decade di febbraio con notevole successo di pubblico.

Alla morte del padre Darix (avvenuta prematuramente nel 1976), Livio si trovò a ereditare tutta la gestione di quel colossale complesso, ma alle sue dipendenze aveva una squadra di “generali” competenti e affidabili a cui demandare lo svolgimento pratico delle varie operazioni. Tra queste un indispensabile braccio destro fu Piero Kramer che sul campo gestiva la logistica del complesso, compreso ciò che riguardava King Kong. Quando Livio lo mandò in Sicilia a seguire la Fiera del Mandorlo in Fiore, l’incarico di seguire King Kong nei suoi spostamenti passò a un giovane Mike Togni (figlio di Oscar) allora ventenne, che era impiegato nella compagnia di Livio. “La gestione di King Kong era particolarmente complessa e delicata. A Verona gli americani ci spiegarono tutte le operazioni di assemblaggio del pupazzo che viaggiava smontato per stare sul rimorchio e richiedeva a ogni tappa di essere adagiato per terra e montato: la testa, il corpo, le braccia, le gambe. Inoltre era delicato per cui ci avevano consegnato numerosi sacchi di crine di cavallo nel caso in cui avesse perso il manto e ci avevano insegnato a operare le riparazioni necessarie con il poliuretano espanso, anche queste non prive di rischi. La mia squadra era composta di 6-8 uomini di nazionalità turca, efficientissimi con cui dovevamo scaricare King Kong, assemblarlo, montare lo chapiteau, allestire l’interno, la pavimentazione a tema, la cancellata e la facciata” – ricorda Mike Togni.

All’esterno un automezzo dotato di grandi schermi trasmetteva le scene del film. Una volta entrati sotto lo chapiteau il pubblico poteva salire su una passerella posta al disopra di una carovana e ammirare dall’alto il grande gorilla coricato sulla schiena (come appare nell’ultima scena del film), poi poteva scendere, avvicinarsi, guardarlo da vicino e scattare una foto ricordo.

In ogni città King Kong si rivelò un grandissimo richiamo tuttavia la complessità logistica e i costi degli spostamenti rendevano onerosa la tournée. Come il reperimento di aree sufficientemente grandi da soddisfare le esigenze di un complesso così ingombrante. Per la stagione estiva Livio Togni aveva stipulato un accordo con l’impresario e direttore Gerry Cottle intenzionato a portare in Inghilterra King Kong come attrazione del suo circo, ma alla fine Cottle cambiò idea, il progetto non andò in porto e il gigante rimase in Italia.
HOLIDAY IN THE CIRCUS
Dopo Milano Livio Togni avrebbe volute spostarsi a Genova, in Piazzale Kennedy, dove il Circo Jumbo con King Kong avrebbe trovato in Piazzale Kennedy lo spazio ideale, ma la piazza era ambita dal Circo Medrano di Leonida Casartelli e Livio dovette rinunciare al progetto. Così, mentre si riorganizzava per la piazza successiva, per non tenere fermo il grosso pupazzo, tentò di farlo viaggiare in autonomia dal circo. Dal 12 al 14 febbraio è a La Spezia, sostanzialmente dunque sotto forma di esposizione itinerante. Anche qui il flusso di gente è imponente. Tuttavia i costi per movimentare l’intera operazione probabilmente non giustificano l’impresa e King Kong non verrà più esposto in altre città senza che vi sia al fianco anche il circo.

Vista l’indisponibilità di Genova, Livio decide di spostarsi verso sud e di tornare in Calabria dove un anno e mezzo prima il Jumbo aveva riscosso notevole successo. Per l’estate Livio ha in mente una nuova produzione che pur ricalcando lo spettacolo del Jumbo, presenta delle novità, a partire dall’insegna “Holiday in the Circus” (Vacanze al Circo). Un progetto prettamente estivo e ispirato al mondo delle favole. Già nello spettacolo del Jumbo era prevista una parata (intitolata Walt Disney Parade) ispirata al mondo dei cartoni. In questo nuovo spettacolo era prevista anche una pantomima dedicata a Biancaneve, la carrozza di Cenerentola, e tutta la pubblicità e la campagna di affissione americaneggiante con uno stile ispirato ai fumetti. In questo contesto anche King Kong sarebbe stato coerente. Così si pianifica di partire da Milano alla volta di Catanzaro Lido con un viaggio di 1200 km. “Fu una pazzia, ma credevo molto in quel nuovo progetto, credevamo che sarebbe andata bene e ci impegnammo per realizzarlo. Solo per spostare il circo in ferrovia erano 40 vagoni, poi il trasporto eccezionale di King Kong, i carri da parata, la realizzazione della nuova pubblicità, le nuove scenografie: un investimento molto importante”, ricorda Livio Togni.

LA TROMBA D’ARIA
Il Circo giunse a Catanzaro Lido, ma dopo il debutto, nella notte tra il 21 e il 22 marzo una violenta tromba d’aria si abbatté sull’insediamento del circo. Uno dopo l’altro letteralmente esplosero prima il nuovo chapiteau di King Kong, realizzato da Canobbio, poi quello del circo, costruito dalla ditta tedesca Stromayer, le tele a brandelli, le antenne piegate, le scuderie divelte, le scenografie distrutte. Un disastro immane. Il meteo già dal mattino appariva preoccupante, ma nessuno avrebbe immaginato uno scenario di quel tipo. In quelle ore Livio Togni si trovava a Torino per la nascita del secondogenito Steve che venne alla luce proprio il 21 marzo così che la grande città viaggiante si trovava in qualche modo priva del suo capo.

Quindici anni prima quando il Circo Darix Togni era andato distrutto nel devastante rogo di Milano, i media avevano dato ampio spazio a quella notizia: le immagini di Darix commosso di fronte ai resti in fumo del circo avevano toccato il cuore degli Italiani che si mobilitarono per la ripartenza del circo. Ma nei giorni dei fatti di Catanzaro l’Italia era sotto shock per il rapimento di Aldo Moro, i giornali distratti da quel fatto di cronaca, e per i media il nome “Holiday in the Circus” non aveva lo stesso impatto di “Togni”. Per una serie di fattori la cosa passò completamente inosservata. Per il gruppo di Livio Togni fu un duro colpo. “Ci trovammo a terra. Non avevamo neanche uno chapiteau di riserva, errore che non ripetemmo più da allora. Ci venne incontro Leonida Casartelli prestandoci un loro chapiteau con cui cercammo di ripartire, dopo lo shock iniziale” – ricorda Livio Togni. “The show must go on” non è solo un modo di dire e dopo un breve periodo per riorganizzarsi il circo riparte, con una formula più snella e accantonando il concetto di gigantismo che portava con sé il Circo Jumbo. “Restituii a Bizzocchi King Kong – prosegue Livio Togni – mi feci carico delle spese di viaggio per riportarlo a Rimini e interruppi il contratto”. Lì si concluse la breve ma luminosa parentesi di King Kong al Circo Jumbo, 5 mesi che avrebbero riempito il pubblico di ricordi e fotografie. A distanza di quasi 50 anni tanti bambini di allora ancora oggi ricordano quell’immagine di infanzia che colpiva ed emozionava: la sorpresa di vedere sotto il tendone del circo un colosso che era stato protagonista di un film nato per emozionare e far fantasticare sembrava un sogno ad occhi aperti.

King Kong venne esposto a Fiabilandia per diversi anni. Il Circo Jumbo dopo i mondiali del 1978 riprese la sua strada con un nuovo chapiteau circolare da 50 metri giallo-rosso a righe con cui ripartì da Liguria e Lazio per poi tornare nuovamente in Puglia per trascorrere la fine dell’anno a Bari. Sono le ultime piazze dell’insegna Jumbo, già ridimensionata. Dalla primavera 1979 i fratelli Togni erigono l’insegna “Circo Figli di Darix” e a seguire Circo Darix Togni. Seguirà il Circo Romantico e infine Il Florilegio. Dunque, non tutto il male vien per nuocere. Dalla disavventura di Catanzaro viene archiviata la fase del gigantismo, per approdare a un modello di circo più intimo e familiare che conterrà gli elementi base che porteranno al grande successo del Florilegio negli anni Novanta.
A cura di Dario Duranti
Si ringraziano Livio Togni e Mike Togni per le preziose testimonianze e Claudio Zavatta per le foto d’epoca
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