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STAMPA: Riso e lacrime di grandi clown

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

Riso e lacrime di grandi clown

Dall’avanspettacolo dì provincia al set di Jerry Lewis.

Nell’ombra nera di Auschwitz

di GIOVANNI NARDI

Per singolare coincidenza, negli scaffali delle librerie sono comparsi quasi contemporaneamente due volumi che hanno nel titolo la parola ‘clown’ “Shalimar il clown” di Salman Rushdie, pubblicato da Mondadori, e “II clown” di Athos Bigongiali, che rappresenta il ritorno alla grande di Giunti nel campo della narrativa, dopo anni di trascuratezza. I due libri, a parte il titolo e il mestiere del protagonista, non hanno. niente in comune, ma certo il ricorso alla figura dei saltimbanco, del pagliaccio da circo, è sintomatica della ricerca di un personaggio caratterizzato da una professione immediatamente evocativa. Bigongiali è ritornato alla scrittura dopo diversi anni di silenzio. Aveva esordito nel 1989 con “Una città proletaria” (Sellerie) e proseguito l’anno dopo, sempre per Sellerìo, con “Avvertimenti contro il mal di terra”. Terzo appuntamento con l’editrice palermitana nel 1993, con “Veglia irlandese”. Poi il passaggio a Giunti, nel ’95 con “Le ceneri del Che” e nel ’98 con “Ballata per un’estate calda”, finalista al ‘Viareggio’ di quell’anno. Del suo ultimo libro ne parliamo nel suo ufficio pisano di Palazzo Gambacorti, sede dell’amministrazione comunale, di cui è capo ufficio stampa.

Bigongiali, “II clown” è un sapiente gioco di rimandi e di specchi, tra ora e allora, tra memoria e realtà attuale, tra verità e fantasia, tra un ambiente provinciale (Pisa, il litorale, Livorno) e uno internazionale: l’America, la Francia, la Svezia. Cominciamo anzitutto dai fatti reali. “Come è apparso anche recentemente sui giornali, quando si è tornati a parlare di Jerry Lewis in occasione del suo ottantesimo compleanno, il grande comico americano pensò nel 1972 di girare un film, con lui stesso protagonista, sulle vicende di un clown tedesco che faceva divertire i bambini ebrei rinchiusi nel campo di sterminio di Auschwitz accompagnandoli fin sulla porta della camera a gas. II film, iniziato a girare a Parigi e poi alla periferia di Stoccolma nei capannoni dismessi della Volvo, era ormai a buon punto, ma s’interruppe per il fallimento del produttore. Dopo qualche giorno di abbattimento, Lewis si assunse ogni spesa e portò a termine il film, che peraltro non è stato mai proiettato”.

Perché? ” Da una parte l’attore americano, che si era sottoposto a una dieta ferrea (perse trenta chili), si ammalò seriamente, dall’altra si rovinò finanziariamente. Ora questo film è rinchiuso nella cassaforte di casa sua, e chissà se ne uscirà”. “L’impresa di girare un film comico sulla tragedia dell’Olocausto — continua Bigongiali — pareva allora rischiosa ma gii esempi della ‘Vita è bella’ di Benigni e di Train de vie’ di Mihaileanu indicano che riso e lacrime si possono mescolare con esiti altissimi. Questa è la parte storica del mio libro”.

Il protagonista, che è stato interpretato da Jerry Lewis, si chiama nel libro Helmut Doork, Helmut il Grande. Si tratta di un personaggio d’invenzione? “Probabilmente no, anche se non sono riuscito a trovarne traccia negli annali del. circo. II libro della soggettista del . film di Lewis, Joan O’Brien, intitolato, come del resto il film, ‘The Day thè Clown Cried’ (II giorno in cui il clown pianse), ne parla come di persona reale, e peraltro in un docu-mentario tedesco di Ilona Ziok si parla di un famoso cabarettista e macchietti-sta tedesco, Kurt Gerron, che finì gassato ad Auschwitz nel settembre 1944″.

E che cosa rappresenta invece Raul Piccolomini, il clown inventato nel romanzo, e perché si chiama così?    “Si tratta di una specie di ossimoro: Piccolomini è una casata importante, e lui era un trovatello. E poi quel cognome, nel significato, faceva da contraltare a Helmut il Grande. Ne! romanzo è l’anziano saltimbanco che Lewis scrittura come suo istruttore e controfigura, e che racconta tutta la vicenda”.

‘ Ma nel tuo bel libro ci sono altre vicende, c’è l’amore, immaginato e vissuto, del protagonista, ci sono personaggi femminili di spessore, c’è un ambiente, toscanissimo, che nella sua realtà da alla vicenda un tono da fiaba.    “Si tratta dei luoghi dove Raul è vissuto e dove ritorna dopo la sua avventura scandinava, con i grandi sogni dì una vita trascorsa sotto un tendone da circo e il modesto epilogo, su cui si staglia il ricordo di un momento di gloria”.

Il Resto del Carlino (QN) 16 Aprile 2006

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