IN RICORDO DI CHRISTIÁN QUEZADA VASQUEZ
E’ un lutto unanime quello che pervade i circhi oggi, italiani e non. E’ vero che “the show must go on”, ma il pensiero non può non andare a un giovane e talentuoso artista che ha perso la vita in pista, nel corso dello spettacolo (vedi news di ieri), a soli 26 anni.

Il ritratto che oggi emerge dai ricordi dei tantissimi colleghi che hanno condiviso momenti di vita e di lavoro con Christián Quezada Vasquez è chiaro e comune a tutti. Un ottimo artista, poliedrico, capace di passare dal trapezio volante alla ruota, dalla comicità al globo. Il rischio faceva parte della sua vita, come il circo. Gli artisti sud americani tradizionalmente sono i più abili nel confrontarsi con discipline adrenaliniche ad alto tasso di emozioni. Sanno cosa stanno facendo e oggi le polemiche che leggiamo su alcune testate sono fuori luogo. E’ una tragica fatalità come tante che avvengono anche fuori dal circo, nel mondo del lavoro e al di fuori di esso.

Christian sapeva eseguire un triplo salto mortale al trapezio volante. Nel nostro paese aveva lavorato al Circo Lidia Togni, poi da tra anni era entrato nella compagnia del Royal Imperial Circus della famiglia Dell’Acqua dove si esibiva alla ruota, al globo e con la sua compagna di nazionalità Ucraina presentavano un numero di tessuti aerei in coppia. Ma ciò che ha colpito tutti sono le doti umane, l’umiltà, la disponibilità, i suoi modi di fare. Di essere.

Un incidente terribile che ci riporta all’autenticità della professione circense dove non ci sono effetti speciali, non c’è la possibilità di interrompere e ricominciare, non ci sono controfigure e non ci sono trucchi o artifici. Una professione con un elevato tasso di rischio, insito nella natura di questo lavoro che raramente si svolge per necessità, ma come nel caso di Christian, si sceglie per vocazione. La stessa vocazione dei piloti di Formula Uno, degli sciatori agonisti, di tanti sportivi che portano il proprio fisico all’estremo dei propri limiti per battere un record, per raggiungere un primato ed entrare così nella storia dello sport, nella leggenda popolare. Eroi in qualche modo, solo che chi lavora nel circo in genere non beneficia delle stesse attenzioni, delle stesse tutele, degli stessi riconoscimenti dei grandi sportivi. Ma condivide la stessa bruciante passione, la stessa ardente vocazione, per il lavoro e per la propria attività che in questo caso non è agonistica, ma artistica.

Christian era un Artista, caduto sul lavoro, da eroe sfortunato. A lui un commosso applauso, una sincera standing ovation. E ai suoi cari un caloroso abbraccio.

IN RICORDO DI CHRISTIÁN QUEZADA VASQUEZ
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