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14° Festival di Latina: L’ombelico del mondo

14° Festival di Latina: L’ombelico del mondo

Da 14 anni il Festival di Latina propone grandi attrazioni perlopiù inedite nel nostro paese e sovente anche in Europa e anche quest’anno non ha fatto eccezione offrendo 26 numeri di alto livello provenienti da Russia, Ucraina, Etiopia, Mongolia, Colombia, Argentina, Cina, Usa, Francia, Taiwan, Bielorussia e Repubblica Ceca.

Ma una caratteristica che ci piace sottolineare di questa manifestazione è quella di attirare operatori del settore, agenti, direttori, esperti, giornalisti, fotografi e addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo. Un vero crocevia di incontri reso possibile dall’ampio salotto-foyer dove incontrarsi è piacevole. A tutte le ore del giorno, anche quando non c’è spettacolo, si troverà gente ai tavolini, crocchi di persone, strette di mano e abbracci tra colleghi. Tanti Festival richiamano gli operatori, ma non in tutte le manifestazioni è possibile radunarsi amichevolmente in uno spazio coperto e confortevole per conoscersi, incontrarsi, magari stringere accordi e fare affari, o anche solo sorseggiare un caffè. Non ci pare poco. Il festival di Latina è caratterizzato da un clima sereno e familiare: è possibile avvicinare gli artisti, contattarli, commentare le loro performance, ma anche avvicinare la direzione o il personale impegnato in tutte le fasi del festival e vivere il clima della competizione da vicino. Il Festival di Latina ha un’anima, indipendentemente dal livello artistico delle varie edizioni e questo, per chi vive la manifestazione non solo da spettatore che arriva, vede lo spettacolo e se ne va, bensì da operatore del settore, da artista, da collega o da appassionato, è un elemento prezioso. In questo modo il Festival accomuna l’ufficialità della competizione alla familiarità dello staff organizzativo.

Venendo al programma, nonostante una lieve flessione rispetto alla precedente edizione, lo standard dei numeri è decisamente elevato e non ci sorprende il fatto che alcune delle attrazioni abbiano già scritture per i grandi complessi europei nella prossima stagione.

E’ il caso della troupe mongola Zola che dovremmo vedere da Arlette Gruss nel 2013, protagonista di una buona presentazione alla bascula (quintuplo salto mortale con arrivo sul paglione, mortale con arrivo in quinta colonna, triplo con arrivo in poltrona) ed una ancor più interessante esibizione di acrobatica in banchina (spettacolare il passaggio da una tripla colonna ad una seconda tripla colonna): due numeri caratterizzati da musiche azzeccate ed una bella messa in scena, ma minati da diversi errori in tutti gli spettacoli. Grande protagonista del Festival la Troupe Dobrovitskiy (Rosgocyrk) impegnata in una trascinante quanto spettacolare e rara performance ai “volanti bassi”, con due porteur alla coreana disposti frontalmente, accompagnata da una elettrizzante selezione di brani rock’n roll anni Cinquanta. Ultima troupe in concorso, i colombiani Gerlings protagonisti di una spettacolare quanto rara piramide a 7 sul filo alto.

Un numero di bolas è un numero di bolas. O almeno l’ho sempre pensato. Ma vedendo Joe e Karel Saly, la loro grinta dirompente, la straordinaria risposta del pubblico e l’autoironia che mettono nella loro esibizione si capisce che anche un numero di bolas può diventare davvero spettacolare se gli artisti che lo propongono sanno vendere bene il proprio lavoro e i nostri due ragazzi sembrano avere già appreso tutte le malizie di questa arte. Molto bravi.

Il giocoliere Rudy Janecek di grinta ne infonde tanta, ma deve ancora lavorare sulla classe e sulla pulizia dei trick. Interessanti alcuni esercizi proposti come le otto clave, le tre clave roteate a velocità vertiginosa (riprendendo la chicca del suo mentore Mario Berousek) o il mortale all’indietro con il lancio in aria di tre clave, ma forse non ancora pronti per una competizione di questo livello. La giocoleria è un’arte che non ammette errori. Ne sa qualcosa il duo francese composto da Karen Bourre e Mike Leclair impegnati in una originale routine in coppia che prevede scambi di palline in aria e passaggi in bouncing ambientata in un’atmosfera da film muto. Buona la presenza scenica, elevatissimo il rischio di errore lavorando in coppia e convincente la messa in scena. Nonostante alcuni drop nelle serate di selezione, durante il gala finale hanno dimostrato una sicurezza e una tecnica impeccabile. Davvero un bel momento.

Molti errori anche per il filferrista Kilian Kalo portatore di uno stile aggressivo e fuori dagli schemi, ma in certe serate danneggiato da una serie di errori in tutta la routine. Decisamente aggressivo anche l’ucraino Roman Konanchuk alle prese con una serie di spettacolari evoluzioni lungo una catena verticale. Questo artista conferma il circo tedesco Flic Flac come fucina di artisti oltre che detentore di uno stile estetico, di un proprio marchio di fabbrica che si va affermando in tutta Europa e trova spazio in vari contesti (vedi Arlette Gruss 2012). Non è un caso che anche a Latina diversi artisti di questa edizione (Kalo, Konanchuk, alcuni componenti dei Gerlings) siano transitati nelle produzioni di Benno Kastein.

Juanitula è un giovane artista argentino formatosi alla Scuola di Cirko Vertigo di Grugliasco e attualmente iscritto al CNAC di Châlons, uno degli istituti più selettivi d’Europa. La sua esibizione alla ruota Cyr è la prima di questa disciplina in 14 edizioni di questo Festival e Juan è uno dei più talentuosi esponenti di questo genere in grado di abbinare un elevato livello tecnico ad una convincente presenza scenica. Un artista da tenere d’occhio destinato nel giro di qualche anno a far parlare di sé.

Anastasia Makeeva è una delle artiste che ha colpito maggiormente. Oltre che per il suo fascino, soprattutto per la capacità di reinterpretare l’attrezzo (una via di mezzo tra cinghie, tessuto aereo e corda brasiliana), lo sprezzo del pericolo (lavorando ad altezza vertiginosa e senza alcuna protezione) e la perfezione nella costruzione del numero in ciascuna delle sue componenti (musica, coreografia, sequenza di esercizi). Il tutto impreziosito da una efficace introduzione da parte del balletto del Bolshoi che torna a Latina tra l’entusiasmo di artisti e staff! Molto apprezzato anche il doppio trapezio del Daring Jones Duo: musica vivace, prese spettacolari e senza protezione.

Ci hanno colpito anche gli icariani etiopi Addis Brothers portatori di uno stile brioso e frizzante, che si discosta da quello tradizionalmente proposto dagli artisti di questa disciplina, anche e soprattutto negli esercizi proposti. Certamente un agile molto giovane, come in questo caso, agevola la presentazione di esercizi così inusuali, ma sarebbe interessante l’emergere di una scuola etiope. Impeccabile la contorsionista e verticalista statunitense Alexandra “Sascha” Pivaral: pulita, sinuosa, elegante ed effetto nell’esercizio finale della freccia scoccata da un arco tenuto con i piedi.

Quest’anno a Latina si è riso, cosa non scontata nei Festival. Merito dei clown russi Kolganov e Belogorov. Severo e accigliato l’uno, tondeggiante, sinuoso e dotato di una eccezionale vis comica l’altro. Se in alcuni passaggi ci è parso di rivedere il Jigalov degli inizi, i due clown hanno comunque il merito di proporre un repertorio molto originale e fresco, esilarante nelle gag e nella capacità di portarle in pista. Davvero divertenti. Oreste e Vittorio Rastelli non hanno bisogno di presentazioni in quanto incarnano una parte importante della storia del circo. La loro entrata musicale non ha età e non dimostra gli anni che porta sulle spalle. Forse perché sono dei maestri? Forse perché non hanno copiato o ereditato qualcosa, ma hanno contribuito a crearlo con il nonno Oreste e successivamente con il padre Alfredo. Forse perché sono dei musicisti di rango. O forse perché sono e rimangono degli artisti doc. E’ un piacere ritrovarli in pista (dopo una pausa di qualche anno a seguito della scomparsa del padre nel 2005) con qualche anno in più, ma con lo stesso smalto e la stessa verve.

Il made in Italy ha caratterizzato i numeri di animali. Splendido il carosello di 30 elementi di Vinicio Togni che ha portato in pista (rivestita da un tappeto di gomma invece che dalla tradizionale segatura) 10 frisoni, 6 creoli, 6 lipizzani, 2 palomini e 6 pony shetland accompagnati dalla voce di Pavarotti e dalle note di Michael Bublè: un momento spettacolare e difficilmente da vedere se non pochissime piste europee. Fra l’altro era la prima volta che Vinicio si esibiva al di fuori del proprio circo ed in un Festival internazionale. Bella e affascinante Elisabetta Bizzarro che ha sfoggiato costumi nuovi, uno più bello dell’altro. Il numero ha risentito dell’indisponibilità di una leonessa (che ha partorito pochi giorni dopo) e di un’altra in stato di calore. Nonostante questo ricorderemo con piacere i momenti di contatto tra la domatrice e i suoi felini. Bello il finale con il leone maschio che scende dal trono per lappare con gusto un biberon di latte. Tra un paio di anni siamo certi che il numero sarà perfetto e di alto livello.

Qualcuno si starà chiedendo chi abbia vinto il Festival. Bè i cinesi, che domanda! Due distinte performance di verticalismo hanno conquistato l’oro ex aequo. La Troupe di Shangai ha proposto tre piccoli Cai Yong (il celebre verticalista che in questi anni ha vinto tutti i festival europei) di età imprecisata (ufficialmente tra i 13 e i 15, ma potrebbero essere più giovani…) impegnati in nuove figure di equilibrismo su un braccio, plance ed equilibri sulla testa in rotazione. Ancor più spettacolari i due verticalisti della Suining Acrobatic Troupe impegnati in salite e discese lungo una lunga scala composta da ben 14 scalini da fare con un solo braccio o con due ma tenendo il partner in equilibrio sulla nuca. Una prova di grande forze oltre che di incredibile equilibrio. Completavano il programma gli hula hop della prorompente Alesya Gulevich, il diablo de vietnamita Benny Cho, il trapezio della tedesca Lisa Rinne (impossibilitata a portare a termine la sua partecipazione per motivi di salute), banchina degli ucraini Godfathers, i tessuti di Olga Semenova. Un programma ricco e corposo reso scorrevole dalla direzione di pista di Tommy e Loris Cardarelli (coadiuvati da Fabrizio Montico e Fulvio Medini), dalle presentazione spontanea e briosa di Andrea Giachi e Natascha Berg e dall’orchestra diretta da Markus Jaichner e da un disegno delle luci protagonista in ogni momento della kermesse. E mentre si fanno i bilanci di questa edizione il pensiero inevitabilmente va al quindicesimo Festival che si preannuncia molto interessante grazie alla straordinaria partecipazione dei fratelli Zapaschny con alcuni quadri della loro fastosa produzione e del nuovo numero di leoni di Denny Montico…

a cura di Dario Duranti
Foto Christophe Roullin

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