IL CIRCO DI STATO DI SOCHI INTITOLATO A MSTISLAV ZAPASHNY
Il giusto omaggio ad un gigante della pista.
C’è un filo invisibile ma indistruttibile che unisce la grande tradizione del circo sovietico, le coste del Mar Nero e i ricordi più dolci di noi circofili italiani. La notizia che giunge in queste ore dalla Russia non è solo un atto burocratico o una celebrazione formale: l’intitolazione ufficiale del Circo di Stato di Sochi alla memoria di Mstislav Mikhailovich Zapashny è la firma definitiva sulla storia di un uomo che ha ridisegnato i confini del possibile sotto la cupola.

Sochi non è una piazza qualunque per la dinastia Zapashny. È la città dove il grande Mstislav ha vissuto i suoi ultimi anni, dove si è spento nel 2016 e dove, per anni, ha diretto il circo stabile con la stessa fermezza e visione artistica che lo avevano reso celebre in tutto il mondo. Vedere oggi quel monumentale edificio portare il suo nome fa vibrare le corde della memoria, riportandoci a un’epoca d’oro in cui i maestri russi incantavano il pianeta.

Chi era Mstislav Mikhailovich Zapashny: l’innovatore totale
Nato nel 1937 in una delle dinastie più regali della pista, Mstislav Zapashny non è stato semplicemente un addestratore; è stato un intellettuale del circo, un regista, un innovatore. Nominato Artista del Popolo dell’URSS, prima essere consacrato “signore delle tigri e degli elefanti” Mstislav aveva già scritto pagine di storia del circo sovietico come acrobata aereo in un numero al trapezio con la sorella Anna e come cavallerizzo presentando con la sua troupe uno dei più articolati numeri di Jockey e piramidi equestri visto dall’altro lato della cortina di ferro.
Ma Mstislav guardava sempre oltre. Voleva che il circo fosse un’opera totale, un monumentale spettacolo teatrale in cui la prodezza fisica si fondeva con la narrazione, nel 1973 presenta la celebre pantomima spaziale considerata tutt’oggi tra i programmi più significativi del SoyutsGosCyrk. Nel 1977 debutta il numero che coronerà la sua carriera: uno splendido quadro di tigri ed elefanti, risposta sovietica agli exploit di Gunther Gebel-Williams e di Louis Knie. Una successione di esercizi inediti, presentati con carisma e padronanza. Un numero che resterà una pietra miliare nella storia dell’addestramento.

Quel magico 1994: il trionfo al Gran Premio del Circo di Genova
Per noi italiani, però, il nome di Mstislav Zapashny evoca un brivido speciale legato a una data precisa: il 1994. In quell’anno la grandiosa macchina del Gran Premio Internazionale del Circo di Genova – una vetrina che portava in Italia il meglio del panorama mondiale – accolse una delle attrazioni più incredibili mai concepite: il monumentale numero misto di tigri ed elefanti.
Gran Premio del circo di Genova 1994
Presentare nella stessa pista i grandi pachidermi e i grandi felini è sempre stata la vetta più alta, e pericolosa, dell’addestramento in dolcezza. Ma Zapashny non portava in pista solo la tecnica; portava la poesia e la famiglia. A Genova si presentò affiancato dai suoi due figli, Mstislav Jr. ed Ellen, presentando per la prima ed unica volta in Italia la sua incredibile attrazione di animali.

Chi era presente in quel Palasport di Genova ricorda ancora l’impatto visivo ed emotivo: la maestosità degli elefanti che facevano da insolito “trespolo” e supporto alle splendide tigri siberiane, i felini che camminavano sul dorso dei pachidermi con una naturalezza disarmante, e la complicità totale tra i giovani Mstislav Jr. ed Ellen e il padre, regista assoluto in pista. Era la dimostrazione vivente di come la tradizione potesse tramandarsi di generazione in generazione sotto gli occhi ammirati del mondo. Un’esibizione da antologia che vinse, com’era inevitabile, i massimi riconoscimenti della critica e il cuore del pubblico italiano.
Un nome eterno per la pista di Sochi
Oggi che il Circo di Sochi si fregia del suo nome, ci piace pensare che lo spirito di Mstislav Mikhailovich continui a vigilare su quella pista. Per i giovani artisti che vi entreranno, quel nome non sarà solo un’insegna luminosa, ma un promemoria di cosa debba essere il Circo: audacia, rispetto per gli animali, disciplina ferrea e quell’indomabile spirito di innovazione che solo i più grandi possiedono.

Un applauso senza fine, Maestro Zapashny. La tua pista, oggi, è diventata eterna.

Maurizio Colombo
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