Il grande sogno sovietico del circo e la storia (interrotta) di Chişinău
Per decenni il circo di Stato sovietico ha rappresentato una macchina culturale imponente e perfettamente organizzata. Un sistema capace di garantire alle arti circensi uno sviluppo armonico e programmato in tutto l’immenso territorio dell’URSS, estendendosi anche ai paesi politicamente affini dell’area.
Con la caduta dell’Unione Sovietica, però, ogni circo nazionale si è trovato a confrontarsi con la nuova realtà economica e politica del proprio paese. Russia, Ucraina e – in misura minore – Kazakistan sono riusciti, grazie alla combinazione di pubblico e iniziativa privata, a preservare la centralità del circo nell’economia culturale nazionale, raggiungendo in alcuni casi persino nuovi vertici artistici.
Per molti altri Stati, soprattutto quelli più piccoli, la storia è stata diversa: strutture che fino al 1990 erano tra le più prestigiose dell’intero circuito sovietico si sono progressivamente svuotate, riducendosi a pallidi riflessi della propria grandezza passata.
1982: la Moldavia entra nella mappa del grande circo sovietico
Il 25 aprile 1982 segna una data epocale per la Moldavia. Poco fuori dal centro di Chişinău viene inaugurato un nuovo e monumentale circo stabile: un esempio sorprendente di architettura brutalista sovietica, riconoscibile dalla corona di colonne in cemento che ancora oggi lo rende un unicum nel panorama urbano e uno degli edifici più notevoli della capitale.

Fino a quel momento la Moldavia non aveva mai avuto un vero circo stabile. L’unico precedente risaliva alla fine del XIX secolo, quando sul viale Ștefan cel Mare, via principale della città, esattamente dove oggi sorge il teatro Emilescu, era sorto un circo in legno poi distrutto da un incendio nel 1875. Da allora, per oltre un secolo, la città era stata servita solo da uno chapiteau itinerante che arrivava due volte l’anno (in primavera e in autunno) restando in città per circa un mese e mezzo.

Il nuovo stabile cambiò radicalmente il panorama circense moldavo. Con i suoi 1900 posti, una spettacolare scala apribile che collegava il podio dell’orchestra alla pista – un dispositivo tecnico paragonabile ai prestigiosi circhi stabili di Mosca e Kiev – una seconda sala con pista per le prove, stabulazioni interne per gli animali e perfino un ambulatorio veterinario. Chişinău entrava ufficialmente tra le capitali circensi dell’URSS. Nei primi anni di attività, al prezzo di un solo rublo, il pubblico poté assistere alle esibizioni delle più grandi star sovietiche: Walter Zapashny, i Kornilovi, Yuri Nikulin.

Alla ricerca dell’eredità perduta
Durante un recente viaggio in Moldavia, ho provato a capire cosa restasse di quel fulgido passato. Grazie all’aiuto di Varbara Cobozeva, ex artista, e di Ianos Petrascu dell’Accademia di Musica, Teatro e Arti Plastiche di Chişinău (che hanno organizzato la visita) siamo stati accolti da Igor Ivanovich Chemortan, attuale direttore del circo, che ci ha guidati all’interno dello stabile. In accordo con quanto raccontato da Chemortan, il circo moldavo oggi si riduce essenzialmente a un paio di piccoli circhi itineranti privati e allo stabile di Chisinau, attualmente gestito da Moldova-Concert, società controllata direttamente dal Ministero della Cultura.

La grande sala, quella che un tempo ospitava decine di acrobati, clown e animali, è ora chiusa e inagibile. Dopo qualche esitazione, Chemortan solleva la grande saracinesca che protegge l’ingresso per farci sbirciare all’interno: il circo appare completamente svuotato. Le poltrone delle gradinate sono state smontate, così come le attrezzature tecniche e i drappi dei sipari. Al centro resiste solo la pista in gomma, ancora coperta da una grande moquette rossa. L’intero edificio è in ristrutturazione da più di vent’anni, ma i lavori avanzano a singhiozzo, intervallati da lunghe pause.

Nel 2006 il Consiglio dei Ministri, guidato allora dal Primo Ministro Vasile Tarlev, trasformò il Circo di Stato di Chișinău nella società per azioni “Circul din Chișinău”, con il Ministero della Cultura come azionista di maggioranza, avviando la ricerca di investitori interessati a finanziarne il completamento. L’anno successivo venne tentata la privatizzazione: l’83,3% delle azioni fu ceduto a una società cipriota, che si impegnò a completare la ristrutturazione e gestire la riapertura del circo. I lavori, però, non iniziarono mai. Nel febbraio 2010 la Procura Generale moldava ottenne l’annullamento del contratto, riportando lo stabile sotto controllo pubblico. Chemortan racconta anche che, intorno al 2005, Maxim Nikulin si era mostrato interessato a completare i lavori e a gestire il circo per dieci anni, ma le trattative non portarono a un accordo e il progetto svanì.

Quando fu costruito, lo stabile circense di Chisinau era uno dei più grandi dell’intera URSS. Non era soltanto un luogo di spettacolo: era stato progettato per ospitare lunghe residenze artistiche, la creazione di nuove attrazioni e l’intero processo produttivo del circo sovietico. Accanto all’edificio principale sorgeva anche un hotel destinato agli artisti impegnati nelle prove inaugurato nel 1984. Una curiosità: in tutta l’Unione Sovietica queste strutture portavano il medesimo nome, “Hotel Arena”.

Oggi di quell’hotel non resta più nulla e una decina di piccole stanze sono state ricavate dai camerini del circo. Camerette lunghe e strette, arredate con l’essenziale — un letto, un tavolo da toilette, poco più. Nonostante la loro modestia, queste stanze vengono ancora utilizzate per ospitare gli artisti coinvolti nei quattro programmi annuali del circo, ciascuno della durata di circa un mese. Infatti dal 2014, un piccolo pezzo dello stabile è tornato attivo. La grande la sala prove è stata “promossa” a sede principale degli spettacoli cittadini.

La pista originaria, larga tredici metri, è stata ridotta a nove, e nello spazio guadagnato sono state installate tre file di poltroncine in pelle imbottita. Il pavimento è stato rivestito da una moquette blu punteggiata di stelle colorate, mentre all’ingresso è comparso un sipario rosso che introduce il pubblico a una versione in miniatura del grande circo che fu.

Nonostante le dimensioni ridotte, Igor Chemortan racconta con orgoglio che nei primi anni di attività della nuova sala si sono esibiti anche grandi animali: una gabbia nel 2014, i cammelli dell’ucraino Glavasky e poi zebre e coccodrilli. Dopo il COVID, tuttavia, i costi hanno costretto a ridurre drasticamente la presenza animale, oggi limitata quasi esclusivamente a numeri con cani e gatti o altri piccoli animali. In Moldavia non esistono scuole di circo né grandi famiglie tradizionali custodi di quest’arte. Per questo i programmi annuali si basano quasi esclusivamente su artisti stranieri, soprattutto ucraini. Negli anni, però, anche talenti di rilievo sono passati attraverso la piccola arena moldava: tra questi il giocoliere Viktor Krachinov e il programma sul ghiaccio del circo Nikulin. Ma realizzare una grande produzione in una sala da 300 posti rimane una sfida quasi impossibile: la creatività non manca, ribadisce Igor, ma la sostenibilità economica rappresenta un ostacolo costante.
Un aiuto dall’Europa e un futuro da ricostruire
Dal 2022 la Moldavia ha ottenuto lo status di Paese candidato all’ingresso nell’Unione Europea. Questo riconoscimento ha permesso allo stabile circense di Chisinau, formalmente classificato tra gli edifici di maggior rilievo della capitale, di accedere a un finanziamento di 2,2 milioni di euro da parte dell’UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. I fondi hanno dato il via a una nuova fase di lavori strutturali sull’edificio.

Nelle quasi due ore trascorse nel suo ufficio, Igor Chemortan ci ha mostrato non solo l’edificio, ma soprattutto lo spirito che lo anima: la tenacia di chi, nonostante le difficoltà e risorse minime, continua a custodire e far vivere l’arte circense in Moldavia. Mentre ci accompagna attraverso corridoi silenziosi e sale vuote, emerge chiaramente il suo desiderio più grande: rivedere un giorno la grande sala riaperta, pronta a ospitare di nuovo spettacoli con grandi attrazioni che nel paese non si vedono da quasi trent’anni.

Un ringraziamento particolare a Igor Chemortan per l’accoglienza e a Ianos Petrascu e Varbara Cobozeva per l’organizzazione della visita.
a cura di Salvatore Arnieri



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