Scandinavians do it better. Una panoramica del circo in Scandinavia
Negli ultimi anni, il panorama circense della Scandinavia ha vissuto una fase di transizione tutt’altro che semplice. In un breve arco di tempo, sono scomparse quattro storiche insegne: Benneweis, Dannebrog, Maximum e Merano – quest’ultimo tornato recentemente in una forma più compatta tra l’entusiasmo degli affezionati addetti ai lavori e l’apprezzamento del pubblico. Eppure, nonostante le difficoltà, il circo non ha abbandonato le fredde regioni del Nord Europa. Anzi, sta trovando nuove forme di espressione attraverso compagnie emergenti, chapiteau agili e produzioni che coniugano tradizione e sperimentazione. L’ambito del circo classico mantiene un buon seguito grazie ad alcune ditte storiche che si stanno impegnando nell’aggiornare la propria formula rilanciando la tradizione con nuovi impulsi. Per quanto riguarda invece la compagine di innovazione, il circo contemporaneo scandinavo è meno ancorato a estetiche austere e di nicchia rispetto a quello dell’Europa meridionale (molto influenzata dall’estetica francese), ciò permette la nascita di spettacoli più vari e vicini ai gusti del grande pubblico.

Tra i grandi nomi del contemporaneo scandinavo svetta certamente Cirkus Cirkör che oltre alle proprie produzioni vanta collaborazioni con grandi istituzioni culturali come l’Opera di Malmö ed eventi pop come l’Eurovision Song Contest creando l’apparato su cui la cantante svedese Loreen si è esibita nel 2024 e che il 26 luglio 2025 lancerà una nuova produzione intitolata The Extraordinary History of Circus.

Accanto a questi nomi ormai consolidati sono nate realtà più contenute, ma non meno ambiziose. Queste compagnie scelgono spesso lo chapiteau, mantenendo un’impostazione popolare ma arricchita da numeri ad alto tasso di spettacolarità, riprendendo in chiave contemporanea la potenza fisica e visiva del circo tradizionale. Tra queste nuove realtà spicca Circus I Love You, compagnia svedese che si presenta sotto un piccolo chapiteau fucsia e giallo. Il nome è una vera dichiarazione d’amore per l’arte circense. I loro spettacoli mescolano elementi urban e kitsch: paillettes, tute da lavoro e acconciature stravaganti creano un’atmosfera pop, informale e travolgente. Ma il vero punto di forza è la varietà e la qualità delle discipline proposte: accanto a ruota Cyr e giocoleria, trovano spazio pertiche, filo alto (con tanto di bicicletta), bascula e altre esibizioni adrenaliniche che raramente si vedono nei circhi tradizionali il tutto accompagnato da musica dal vivo. La compagnia è spesso ospite di festival francesi-facilmente raggiungibili anche dal Nord Italia- e nell’autunno del 2025 lancerà una nuova produzione intitolata Fun n°1.

Un altro esempio significativo è Arctic Ensemble, compagnia conosciuta sia nei festival di circo contemporaneo che nel circuito dei grandi chapiteau europei. Ha presentato i propri numeri, tra gli altri, all’Hippodrome Circus di Great Yarmouth, a Salto Natale, al Sirkus Finlandia e in vari circhi invernali. Recentemente ha acquisito un proprio chapiteau dai colori del ghiaccio, dove propone la nuova produzione Ensembled, un mix equilibrato di numeri classici e contemporanei. Il pezzo forte? Un numero di volanti bassi, di rara intensità e precisione tecnica, se messo a confronto con altre compagnie contemporanee. La modalità produttiva della compagnia ricorda quella dei circhi familiari del dopoguerra: ogni artista presenta numeri solisti e partecipa anche ai numeri di troupe. Questa struttura permette, con un cast di una decina di persone, di proporre numeri normalmente sostenibili solo da grandi compagnie. Un modello funzionale che anche importanti realtà come Arlette Gruss stanno rivalutando.

Il filo che divide il circo classico da quello contemporaneo a volte è più sottile di quanto non si pensi. Pensiamo al Sirkus Finlandia, circo riconosciuto a livello europeo con il marchio “Big Top Label” e tra i più importanti del continente, che si avvale regolarmente di giovani artisti formati nelle scuole di circo finlandesi. Tra questi, anche i già citati Arctic Ensemble, che con i loro numeri di volanti bassi e l’acrobatica “in banchina” hanno calcato la pista del complesso finlandese.

Restando in Finlandia merita una menzione la Race Horse Company in particolare per una produzione di qualche anno fa intitolata “Super Sunday” che porta in scena una successione di discipline, una più spettacolare dell’altra, tra cui la ruota della morte (rarissima fuori dai circhi tradizionali e grande sfida logistica per il montaggio nei teatri), trampolino, arti marziali acrobatiche, etc. in un’atmosfera caotica e festosa che ha raccolto un buon esito anche al Fringe di Edimburgo. Oggi la compagnia si dedica a produzioni più piccole come Spinsane che porta la ruota della morte nei festival all’aperto.

In questa fase di cambiamento stanno nascendo anche nuovi spazi dedicati al circo. A Helsinki, ad esempio, esiste Cirko, una sala interamente dedicata alla programmazione di spettacoli circensi. A Stoccolma, invece, il Conservatorio si è affermato come una delle scuole superiori di circo più importanti d’Europa, in particolare nella formazione di saltatori. Non sorprende quindi che tutti i neodiplomati scandinavi premiati al Festival di Monte-Carlo provengano proprio dalla capitale svedese.

Il circo scandinavo, pur avendo perso alcune delle sue insegne storiche, sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Nuove compagnie, spazi innovativi e modelli produttivi più sostenibili stanno ridando vigore a quest’arte popolare. Con spettacoli audaci, produzioni internazionali e scuole all’avanguardia, il Nord Europa continua a essere un terreno fertile per il futuro del circo.
A cura di Salvatore Arnieri
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