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Stampa: L’uomo proiettile del circo: “Paura sì, ma senza farsi travolgere

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L&rsquouomo proiettile del circo: “Paura sì, ma senza farsi travolgere”

Mauro Capobianco in cima al cannone prima dello sparo

Il racconto di Mauro Capobianco: “Ci vogliono corpo forte e mente salda”

di ANNA MARIA LAZZARI

Milano, 22 dicembre 2019 – Mauro Capobianco è l&rsquo”uomo proiettile”. Un&rsquoattrazione circense che in Italia è praticata solo da due atleti: uno è proprio Capobianco, 35 anni, che ieri ha debuttato allo spettacolo del circo Mario Orfei a Milano, dove rimarrà fino al 2 febbraio. Un cannone, azionato da un pistone con aria compressa a otto bar, lo ha sparato per 16 metri. Dopo aver toccato i 10 metri di altezza, Mauro, vestito da Capitan America – “omaggio agli eroi Marvel che adoro” dice – è atterrato su un gonfiabile al centro della pista: “È stato il lancio più lungo che abbia tentato nella mia carriera in una location al chiuso. Finora questa distanza l&rsquoavevo coperta solo all&rsquoaperto” dice l&rsquo&ldquouomo cannone&rdquo. La possibilità di finire sul pubblico è stato un motivo di preoccupazione in più. “Ma non bisogna lasciarsi travolgere dalla paura, sennò ti paralizza. Devi averne giusta un po&rsquo per mantenere alto il livello di concentrazione che in una performance come questa è tutto” spiega.

L&rsquoartista non è approdato al circo in quanto &ldquofiglio di&rdquo: “Non sono nato in una famiglia circense ma in una normalissima a Vesignano, un paesino in provincia di Torino. Mia madre aveva una trattoria e anch&rsquoio avevo iniziato a lavorare come cuoco girando l&rsquoItalia e l&rsquoestero”. A 19 anni arriva a Milano. E la metropoli è un passaggio decisivo per la sua esistenza: “Mi era sempre piaciuto ballare ma nel capoluogo lombardo ho potuto studiare sul serio hip hop, jazz e break dance. Mi sono sentito dire che avevo un talento e ho cominciato a crederci. Soprattutto qui ho capito che lo spettacolo poteva essere anche un mestiere e non solo un passatempo”. Conosce l&rsquoart director Michele Casula che gli insegna a stare sul palco e gli procura audizioni per esibirsi negli eventi, nei villaggi turistici e nei parchi di divertimento. L&rsquoincontro per la prima volta con il suo cannone avviene a Gardaland, nel 2015. Era una delle attrazioni per lo show dei 40 anni. “Lì ho conosciuto Onelio Cussadie, il mio maestro”.

Gli spiega che in questo lavoro sono importanti due cose: “Un corpo forte e una mente calma. Se non ti alleni ogni giorno, basta poco per romperti una caviglia o il ginocchio. E se non rimani concentrato non sbagli solo il lancio ma ti fai davvero male”. Ne sa qualcosa Cussadie: “Onelio non è riuscito ad atterrare sul gonfiabile e cadendo si è rotto il bacino”. Da allora lo show lo porta avanti Mauro. Il maestro gli dà le referenze per lavorare nel mondo circense. Il primo contratto lo stipula quattro anni fa con il Circo di Mosca. “L&rsquoaccoglienza non è stata semplicissima. Devi saperti fare apprezzare. E certo avere un grande spirito di adattamento: la mia casa è un tir”. Mauro si fa voler bene e adesso è un membro della “famiglia” a tutti gli effetti. Così gli si sono aperte le porte del Paranormal Circus, di Rinaldo Orfei e quest&rsquoanno di Mario Orfei, con cui girerà tutta l&rsquoItalia.Tra la decina di artisti della compagnia c&rsquoè anche l&rsquoamore della sua vita, Ilaria Giusti, 23 anni ed ex fachira, con cui fa il numero coreografico del palo aereo.

Tra i suoi &ldquocolleghi&rdquo ci sono anche cavalli e tigri: “La storia dei maltrattamenti degli animali? Forse succede altrove ma non nei circhi in cui ho lavorato. Non li ho mai visti legati né puniti. Come ama ripetermi il domatore delle tigri, se tratti male le bestie prima o poi te la fanno pagare”. Mauro tratta bene, a sua volta, il suo cannone bianco e lambito dalla fiamme: “Se non mi occupo della sua manutenzione può non funzionare. Io, ogni volta che mi ci infilo, gli affido la mia vita”. Ma quanto guadagna l&rsquouomo proiettile che rischia molto ad ogni lancio? “Circa mille euro al mese”. Tanti, pochi? “A me bastano. Quando sono in volo urlo di gioia”. Difficile immaginare che succeda quando si fa un altro lavoro.

 

Da www.ilgiorno.it del 23/12/19

23/12/2019 9.12.36

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