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Sara, la nuova star del circo che sogna di tornare in Sardegna

 

Oristanese, è diventata acrobata a Torino e ora vive in Germania col marito Kuba. «La mia è un&rsquoarte poco conosciuta: vorrei aprire una scuola nella mia città» di Michela Cuccu

ORISTANO. «Il mio sogno è un progetto che vorrei realizzare al più presto: far nascere nella mia città un circo stabile, con una scuola, dove tutti, adulti e bambini possano imparare e apprezzare questa arte, almeno da noi, ancora poco conosciuta». Per raccontare la storia di Sara Geldri, 31 anni, fisico minuto e una cascata di capelli scuri raccolti sulla nuca, bisogna partire dalla fine. Appunto dalla sua scelta di fare ritorno alla città dove è nata e vive la sua famiglia di origine, Oristano e dove adesso, buona parte dell&rsquoanno, lavora come docente di arti circensi in una scuola di danza privata.

Il suo percorso. Sara, in arti circensi si è specializzata. Ha infatti frequentato i corsi Flic alla Reale società di ginnastica di Torino, probabilmente la più antica società ginnica italiana alla quale Edmondo De Amicis, nel 1892 dedicò un romanzo breve: &ldquoAmore e ginnastica&rdquo, diventato nel 1973 anche un film, diretto da Luigi Filippo D&rsquoAmico con Lino Capolicchio, Senta Berger e Adriana Asti. In questa scuola, fra le più prestigiose d’ Europa, Sara è diventata acrobata. Dopo la maturità scientifica conseguita al Liceo Mariano IV, Sara ha infatti deciso di lasciare Oristano per dedicarsi allo studio di una materia, l&rsquoarte circense, che per tanti poteva e potrebbe sembrare se non bizzarra, almeno insolita. Una carriera inconsueta anche per lei, figlia di insegnanti di scuola superiore: «I miei genitori acconsentirono &ndash racconta Sara &ndash perché volevano vedermi felice e frequentare quella scuola era la mia felicità». Sara spiega: «Fin da bambina ho amato e praticato la danza, danza moderna per la precisione, anche se da piccola ho frequentato dei corsi di classica. Il circo &ndash prosegue &ndash invece l&rsquoho scoperto solo a Torino, quando ho partecipato alle selezioni della Flic. Io al provino di ingresso non devo aver fatto una gran figura: non ero pronta, praticamente non sapevo fare nulla, ma decisero di inserirmi lo stesso: mi dissero che gli ero simpatica e che con un po’ di impegno, ci sarei riuscita».

Professione acrobata. A Torino Sara, ha frequentato e superato gli esami del corso per artista di circo contemporaneo, dove ad esibirsi non ci sono animali, ma solo persone. «Quello senza animali è il circo del futuro &ndash spiega Sara &ndash ormai è questa la strada intrapresa, grazie a una maggior coscienza sul rispetto degli animali». Sara è diventata acrobata: ha imparato ad usare l&rsquohula hop, appunto il cerchio diventato il suo quasi inseparabile strumento di lavoro. Si è anche specializzata in una disciplina dal nome romantico: &ldquomano a mano&rdquo che comporta per gli acrobati lavorare in coppia che, tenendosi per mano, creano coreografie e acrobazie sorprendenti, come le verticali reggendosi reciprocamente sui palmi delle mani. Di romantico, insomma, in questa disciplina c&rsquoè poco: sono infatti la sincronia perfetta fra i due acrobati e tantissimo allenamento fino ad arrivare alla perfezione, le caratteristiche fondamentali. Sara alla scuola di Torino ha conosciuto Kuba, coetaneo polacco di Cracovia che, da compagno di corso è diventato compagno di lavoro e di vita. Dallo loro unione è nata una bambina.

La cultura del circo. Dopo la scuola, Sara e Kuba si sono trasferiti a vivere a Weimar, in Germania, per lavorare al Zirkus Tasifan, circo stabile, dove, tutte le estati, tengono corsi per bambini. «All&rsquoestero &ndash dice &ndash la cultura del circo è particolarmente radicata, tanto è vero che i bambini praticano queste discipline esattamente come qualsiasi altro sport. Qui in Italia, purtroppo, si ha un&rsquoidea non chiara di ciò che fa un circense. Ad esempio, molti pensano che gli esercizi degli acrobati siano troppo pericolosi. Invece, è una disciplina ginnica come tutte le altre e tutto si svolge in sicurezza». Poi aggiunge: «È anche per questa scarsa cultura del circo che sono ancora poche le famiglie che iscrivono i loro figli ai corsi che io e Kuba teniamo ad Oristano. Certo, in generale ciò che proponiamo è ancora una novità, ma io continuo a credere che le cose cambieranno. Per questo vorrei creare un circo stabile con una scuola dove preparare gli acrobati fin da bambini».

Il suo sogno. Quando si esibisce, Sara compie evoluzioni con l&rsquohula hop, che nei suoi spettacoli, fa roteare vorticosamente e senza sosta con le gambe, con le braccia, sulla testa, mentre magari, contemporaneamente esegue una spaccata, compie delle piroette, si cambia d&rsquoabito o si lava i denti. «Il circo è ironia &ndash dice &ndash per noi acrobati sarebbe meglio dire autoironia, che ho imparato a coltivare seguendo le lezioni del mio maestro, Roberto Magro, al quale devo tutto, anche se, negli anni del corso, mi ha fatto soffrire e piangere. Solo con questa scuola, severa, durissima, selettiva, ho imparato la perfezione dei movimenti e a trasformare i miei difetti in virtù». Sara non si è fermata ai due anni di scuola: dopo il diploma, per un anno è rimasta alla Regia scuola ad insegnare. Poi, la voglia di lavorare in un circo vero, l&rsquoha portata in Germania. Ma lei vorrebbe restare in Sardegna.

 

Da www.lanuovasardegna.it del 04/02/19

06/02/2019 14.26.31

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