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Stampa:Edith Piaf,dai colori del circo di famiglia al “nero chansonnier”

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

Edith Piaf, dai colori del circo di famiglia al &ldquonero chansonnier&rdquo

da lastampa.it, di Leonardo Martinelli

Édith Piaf al di là del mito. E dei miti che lei stessa mise in piedi per costruire il suo personaggio. «Raccontava che la madre l&rsquoaveva partorita per strada, al numero 72 di rue de Belleville, nell&rsquoest di Parigi: sugli scalini all&rsquoingresso di un edificio – ricorda Bertrand Bonnieux, uno dei curatori dell&rsquoesposizione «Piaf» alla Bibliothèque Nationale de France fino al 23 agosto -. Sul posto hanno sistemato una placca commemorativa. Ma in realtà, poco lontano, all&rsquoospedale Tenon, conservano un certificato che attesta lì la nascita di Édith».

La mostra spinge il visitatore verso una Piaf il più possibile autentica, a cento anni ormai della sua nascita, quel lontano 19 dicembre 1915. La madre, di origini berbere e italiane, l&rsquoabbandonò subito: era una cantante di strada, sempre più assuefatta alla morfina. Édith visse, invece, con il padre e la sua famiglia (per alcuni anni con la nonna paterna, che gestiva una casa di tolleranza in Normandia), in un ambiente da circo di provincia.
Le zie erano trapeziste. Il papà, Louis Gassion, contorsionista. Faceva i suoi numeri per le strade di Belleville e dintorni. E si portava dietro quella ragazzina gracile che strillava canzoni d&rsquoamore nei cortili dei condomini popolari, in attesa che le gettassero dall&rsquoalto le monetine. Una cartolina ingiallita la ritrae a dieci anni. Descritta come «fenomeno vocale».
Alla «Bnf» sono esposti oltre 400 pezzi tra foto, scritti autografi, lettere, manifesti dei concerti, video e registrazioni di brani. E oggetti, come i guanti del pugile Marcel Cerdan, che morì in un disastro aereo mentre stava raggiungendo la Piaf, sua amante, alle prese con una delle trionfali tournée a New York. Ci sono anche i biglietti dattiloscritti, con la spiegazione in inglese dei suoi brani, Milord o Padam padam, che leggeva nei concerti al Carnegie Hall: lei, così perfezionista.

Si tratta in gran parte di materiale inedito, spesso donato da Danielle Bonel, l&rsquoultima assistente. Come uno dei vestiti di scena neri, con la gonna plissé. «Quell&rsquoabito era tipico del mondo della &ldquocanzone realista&rdquo,
melodrammatico e pittoresco, dal quale la Piaf proveniva – sottolinea Joël Huthwohl, altro curatore della mostra -. Quando la cantante si distaccò da quella tradizione, mantenne il suo vestito di scena nero. Era convinta
che mettesse in risalto la sua voce. E aveva ragione».
 

 

 

28/04/2015 13.31.18

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