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Stampa: Si può ridere della follia?

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Si può ridere della follia?

Arriva “Psychiatric Circus”, l’orrore vietato ai minori di 14 anni

 

 

Da La Stampa

Di Elisa Barberis

C’è un pagliaccio terrificante che dietro il naso rosso e una maschera che sembra quella di Hannibal Lecter nasconde tutte le sue paure. C’è una bambina con poteri inquietanti e misteriosi. Ci sono un domatore di leoni ossessionato dalla fobia degli animali e invisibili amici immaginari. Suscitano il sorriso ma hanno un’anima profondamente tragica i pazienti dello «Psychiatric Circus», protagonisti dello spettacolo di circo-teatro della famiglia circense Bellucci-Medini, che da venerdì 27 marzo al 19 aprile andrà in scena in piazza d’Armi.  

 

Viaggio dissacrante

Un tragitto nella follia, un non-luogo dove il senso delle cose è tutto capovolto e che non ha vie d’uscita. Proprio come l’ospedale di Bergen gestito dal dottor Josef, anziano prete-psichiatra ribelle e fuori dagli schemi, che già nel nome porta con sé un chiaro riferimento al nazismo, al lager di Bergen Belsen dove morì Anna Frank e al medico-aguzzino Mengele.  

 

Limite d’età

Dopo il successo a Padova e Mestre, arriva anche a Torino il circo-manicomio sconsigliato ai minori di 14 anni per la crudezza dei temi e delle situazioni – tutt’altro che esilaranti – che porta sul palco un cast internazionale di artisti provenienti dalla scuola di circo romena di Bucarest, dal Cirko Vertigo e dalla Scuola Flic di Torino e dal Cirque du Soleil. Una performance che promette di trascinare gli spettatori «nel proprio incubo peggiore», tra risate di puro terrore ma anche incredibili acrobazie, fachiri e contorsionisti, assurde fantasie e una comicità folle. È l’horror il fil rouge che fa da sfondo a questa storia ambientata negli anni Cinquanta, a tratti poetica, a tratti di estrema denuncia.  

«È uno spettacolo dalle tinte forti – spiega il regista Daniele Volpin – che racconta, con il filtro dell’arte, quello che purtroppo è accaduto negli ospedali psichiatrici e che nasce da un lungo lavoro di documentazione e testimonianze di psicologi, dottori e assistenti sociali».  

 

Nessuna presa in giro

Sotto il mega-tendone montato nel parco, ogni psicosi è trattata in chiave tragicomica, ma non si pensi si tratti di una presa in giro di chi soffre veramente. Anzi, continua Volpin: «Troppo spesso siamo abituati a chiudere gli occhi e l’audio sulle violenze che ogni giorno vediamo intorno a noi o trasmesse in televisione. Il nostro obiettivo è coinvolgere il pubblico e soprattutto divertire, ma al tempo stesso attraverso la finzione teatrale si vuole puntare più forte il dito contro i pregiudizi che ancora esistono nei confronti della malattia mentale. Non sarebbe di nostra competenza, ma speriamo che in ognuno, uscendo dal circo, possa portare con sé questa riflessione».  

 

Ispirato a celebri horror

Dalla storia del cinema e da serie televisive come «American Horror Story», con in sottofondo una colonna sonora pop-rock che evoca “Thriller” di Michael Jackson, “Psychiatric Circus” è un susseguirsi di colpi di scena, tra pagine della Bibbia che volano, suore indemoniate, violenze sessuali che si lasciano intravedere, suicidi, rimproveri e traumi infantili. Una girandola emozionale, un incubo che trova un volto nel blasfemo dottor Josef al quale i pazienti-zombie, guidati dal carismatico quanto spaventoso pagliaccio, cercheranno di ribellarsi.  

 

Sottile confine

«La follia – conclude il regista – è un tema che erroneamente pensiamo non ci riguardi. Ma quanto è sottile il confine tra pazzia e normalità? L’infermità mentale, in fondo, non è altro che uno spunto per parlare delle camice di forza invisibili che ogni giorno ci costringiamo addosso». 

Da La Stampa

25/03/2015 16.04.52

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