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DON LUCIANO E “L’IPPOPOTAMO LIBERATO”

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DON LUCIANO E “L’IPPOPOTAMO LIBERATO”

E’ ancora nella memoria la notizia dell’ippopotamo del circo Miranda Orfei liberato ed in seguito investito da un’auto.
Nella rubrica “tiro al barattolo” del sito
www.lucianocantini.it, Don Luciano propone ai suoi lettori alcuni spunti che pensiamo degni di riflessione.

L’ippopotamo “liberato”

da www.lucianocantini.it “tiro al barattolo”

Karl Mannheim, un sociologo tedesco di origine ungherese vissuto nella prima metà del ‘900, considerato il fondatore dalla sociologia della conoscenza, distingueva tra ideologia e utopia secondo lui solo l’utopia pur rappresentando una realtà che non c’è ha la possibilità di essere realizzata l’ideologia invece è un insieme di contraffazioni della realtà che difficilmente hanno la potenzialità di realizzazione.
 
Per il coevo sociologo italiano Vilfredo Pareto l’ideologia è una sorta di manipolazione (o automanipolazione) della realtà che illude se stessi e gli altri.
L’intensa partecipazione emotiva dei militanti è spesso simile alla ‘fede religiosa’ che può originare una sorta di partito o di organismo capace di una ferrea e capillare organizzazione nel tentativo di trasformare
totalmente la società e l’uomo, secondo un preciso modello.

“Ideologico” sembra essere l’atteggiamento di chi è talmente sicuro delle proprie idee e non crede possibile sbagliarsi, non accetta il dialogo e il confronto, perché vuole che gli altri riconoscano la sua verità diventata assoluta.
Questa manifesta intolleranza, di fatto, è sintomo di una debolezza di pensiero, una specie di insufficienza di opinioni proprie che evitano il confronto con le opinioni altrui le proprie non sono neppure opinioni ma
pensieri assoluti, verità acquisite che non necessitano di alcun confronto. 
Ciò che appassiona i militanti è la convinzione di avere scoperto la verità, reale o apparente che sia. La passione soggettiva o collettiva non è garanzia della fondatezza razionale degli ideali rappresentati, ma lo diventa
per chi vi aderisce, in altre parole la quantità dei praticanti diventa garanzia di verità.
Chi ha già definito le proprie posizioni non discute, ma neppure negozia, è talmente intollerante che ha soltanto la necessità di forzare la realtà per affermare con la prepotenza ciò in cui dice di credere.
Di per sé i valori di partenza possono essere buoni e positivi, perdono però di positività quando diventano un assoluto e perdono l’equilibrio con gli altri valori che sono pure necessari è proprio l’equilibrio e il confronto
tra le diversità di valori che cresce la cultura di una civiltà.
Il rispetto della natura, delle specie animali è sicuramente un grande valore, se diventa assoluto finisce per provocare l’intolleranza e la violenza dei movimenti come quelli “noTAV”, o quelli degli animalisti di per sé non
sono molto diversi dall’intolleranza religiosa, dalla violenza terrorista del Califfato mediorientale.
I movimenti animalisti (quasi sempre legati al veganismo) hanno come fine quello di equiparare l’uomo agli animali, senza pur badare alle tante contraddizione a cui vanno incontro come nella gestione dei cosiddetti
animali domestici o da appartamento.

 

 

29/01/2015 23.18.54

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