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BUFFALO BILL E LA ROMAGNA

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In un epoca dove tutto corre veloce e con un clik si cambia indirizzo, forse una pagina lunga come questa andava stampa, perciò la dedico a chi troverà tempo per leggerla (mt)

BUFFALO BILL E LA ROMAGNA

Buffalo Bill, pseudonimo di William Frederick Cody(Le Claire, 26 febbraio 1846 – Denver, 10 gennaio 1917), è stato un attore e cacciatore statunitense. Fu anche soldato, esploratore e impresario teatrale (fonte wikipedia).

William Frederick Cody nacque nell’Iowa nel 1846. Nel 1853 lo  troviamo assieme alla sua famiglia in Kansas. Il padre era un antischiavista convinto e questo gli procurò la morte (pugnalato) nel 1857.  A quattordici anni William, il futuro Buffalo Bill, cominciò a lavorare come Pony Express.  Morta la madre, nel 1862 entrò a far parte del 7º Cavalleggeri del Kansas con cui partecipò alla guerra di secessione americana con gli stati dell’Unione.  Fu in questo periodo che conobbe la futura moglie Louisa Frederici (italo americana) con cui ebbe quattro figli. Quello che a noi interessa di più è lo spettacolo che nel 1883 William Cody (le origini del soprannome di Buffalo Bill le scopriremo in seguito) allestì con protagonisti veri cowboy e pellerossa tra cui Toro Seduto e Alce Nero, il “Buffalo Bill Wild West Show(faceva parte dello spettacolo anche Calamity Jane). Lo spettacolo ebbe un gran successo sia negli Stati Uniti che in Europa per oltre venti anni. Nel 1906 in Italia oltre che nella Capitale, viene rappresentato in diverse città italiane tra cui a Torino, Genova, Brescia, Bergamo, Udine, Rimini.

(immagine dal sito musicameccanica.it)

Cosa significava avere in città lo spettacolo di Bufalo Bill nei primi anni del 900? Possiamo farcene un’idea leggendo un passo ripreso dal sito ” tuttiarimini.com

“…..fra i più straordinari spettacoli destinati ad un vasto pubblico tenutisi a Rimini nei primi decenni del secolo, occorre ricordare l’arrivo in città del circo equestre di Buffulo Bill. Guidata dal colonnello americano William Frederick Cody, meglio conosciuto col soprannome di Buffalo Bill, la carovana era giunta a Rimini nelle prime ore del mattino dell’11 Aprile del 1906. Era sistemata in quattro treni speciali provenienti da Ancona, ognuno dei quali era composto da dodici o tredici carri e da due vetture regolari, per una larghezza media di circa 250 m. ciascuno.”

Apriamo una piccola parentesi. Quattro treni di 250 metri ciascuno significavano l’impiego di almeno altrettanti binari per parcheggiarli, se si considera che un binario doveva per forza restare libero erano evidenti le ripercussioni sul traffico locale dell’epoca che si svolgeva a vapore. Le locomotive dovevano essere rifornite di acqua e carbone, nonché l’ordinaria manutenzione dei carri che all’epoca non brillavano certo di precisione. Sistemazione del personale italiano al seguito dei treni, un numero imprecisato di manovratori a terra in occasione dell’arrivo e della partenza di questi convogli, insomma, il lavoro non mancava per il personale italiano delle ferrovie ed immaginiamo anche per tanti operai\facchini assunti sul posto dal circo. 
Tornando a ” tuttiarimini.com
“:

 “La mostra era composta da 700 persone e da 500 cavalli, era qualcosa di unico, di spettacolare, tutti a Rimini ne parlarono per molto tempo, fu un’opportunità unica vedere coi propri occhi un mondo nuovo che popolava la fantasia di grandi e bambini. Lo spettacolo durò 2 ore circa e mostrava al pubblico brani di vita vissuta: Pony Express, la battaglia del generale Custer (1876), veri indiani con le loro famiglie si esibivano, quel giorno a Rimini nella piazza d’Armi di borgo XX Settembre accorsero oltre 10.000 persone, gli spettacoli in programma a cui assistettero furono 22”. 

Quando arriva un circo in città pensiamo a tante cose ma non a quello che può muovere nell’economia del posto. Nel caso dello spettacolo di Bufalo Bill immaginate 700 persone che devono mangiare, bere e pensare alla propria igiene personale. Quanto denaro muovevano ogni giorno solo per le loro necessità? 500 cavalli! Biada, fieno, veterinari, maniscalchi, riparatori di finimenti… Certo molto personale faceva parte del circo, ma, come ancora oggi accade, per tante situazioni ci si rivolgeva a persone del posto. Come si doveva reperire sul posto il cibo per i cavalli che le scorte del circo non comprendevano.
Dall’enciclopedia on-line Wikipedia apprendiamo che William Cody morì nel 1917, all’età di 71 anni, e venne seppellito su sua richiesta sulla Lookout Mountain in Colorado, ad est della città di Denver. Qualche tempo prima di morire si era convertito al Cattolicesimo e nel 1890 incontrò il papa Leone XIII.

 

Prima di entrare nel merito del perché di queste righe, pensiamo ad un altro aspetto dello spettacolo di Buffalo Bill. Siamo tra fine 1800 e 1900, gli Stati Uniti non sono una nazione estesa, ma estesi come un continente. Si, esiste il telegrafo ma non c’è ancora internet e le notizie comunque impiegano un po di tempo ad arrivare da uno stato all’altro. Se Buffalo Bill con il suo “Wild West Show” si imbarca per altri continenti, non tutti in America lo sanno. Ecco allora che cominciano a nascere i “falsi Buffalo Bill”, o personaggi e impresari che comunque giocano sull’equivoco del “Wild West Show” (e dire che noi pensavamo di avere l’esclusiva con i “falsi Orfei”).

S. Lucia delle Spianate

Le storie lette dicono che William Frederick Cody si guadagnò il soprannome di Buffalo Bill perché in un solo anno uccise quattromila bisonti. In quel periodo della vita il suo lavoro infatti era quello di uccidere bisonti per procurare cibo per gli operai delle compagnie ferroviarie. Perché questo mio interessamento su di un personaggio di cui è già stato scritto tutto? I motivi sono due: l’incontro con una persona (che conosceremo in un secondo momento) ed in seguito un articolo apparso sul Corriere di Ravenna in cui si parla di una leggenda che vuole Buffalo Bill nativo di Santa Lucia delle Spianate, luogo che dista 5 km da casa mia.  Nell’articolo, fra le altre cose già conosciute, Francesco Donati scrive:

“Dopo le ricerche condotte da alcuni “storici” locali, le voci che danno Buffalo Bill di origini romagnole hanno ora un’ulteriore fonte.
E’ perlomeno sorprendente la versione data dal “Corriere Padano” quotidiano politico edito a Ferrara, del 14 febbraio 1937 (pag. 5). II grande cacciatore nemico (o amico?) degli indiani, “si chiamava Domenico Tambini”, nativo di Santa Lucia delle Spianate (Faenza).  Nell’articolo la frazione che gli diede i natali viene a galla in seguito alle rivendicazioni avanzate da “parenti compaesani” che ne pretendevano la sua famosa e corposa eredità di 40 milioni (di allora).  Siccome si parla di un cacciatore di “bisonti” potrebbe essere una “bufala” gigantesca. Di certo potrebbe esserci che qualche “furbetto” di Santa Lucia cercò all’epoca di intascarsi quella somma di denaro. […] Secondo il Corriere Padano, il Tambini emigrò dalla Romagna negli Usa, a Buffalo, città che poi gli diede il nome.  Riuscì talmente bene ad inserirsi e a nascondere la sua vera identità che tutti lo ritennero americano. E’ facile però ipotizzare che lo scalpore suscitato dal suo spettacolo in giro per l’Europa abbia mosso diverse fantasie. E fra queste quelle di ipotetici parenti di Santa Lucia delle Spianate”. Ma non ci riuscì, tant’è che le biografie ufficiali di Buffalo Bill… ecc. ecc.”.

Nel 1920 un editore fiorentino (Nerbini) cominciò la pubblicazione di una collana dedicata proprio alle avventure di Buffalo Bill, le pubblicazioni ottennero un grande successo e continuarono per oltre un decennio. I problemi arrivarono quando Benito Mussolini andò al potere, ricorderete tutti come il Duce amava italianizzare ogni parola (resterà storica da definizione della pillola per il mal di testa in “cialdino”), in più l’avvicinarsi dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’America creavano problemi all’editore Fiorentino. Le vendite andavano bene e per evitare la censura Nerbini disse che in realtà Buffalo Bill era Domenico Tombini, un immigrato Romagnolo, Romagnolo come Mussolini.  In un articolo del 2010 di Massimo Introvigne per “Avvenire” si legge:

 “Ci aveva provato anche il Duce. Nel 1942 l’editore fiorentino Nerbini, che con Buffalo Bill si era arricchito stampando oltre mille romanzi popolari sulle imprese del leggendario eroe del West, obbedì a una velina del regime, peraltro priva di ogni fondamento storico, rivelando che il cow-boy era in realtà un immigrato italiano, si chiamava Domenico Tombini ed era romagnolo come Mussolini. […]”.

In Wikipedia alla voce “Personalità legate a Forlì” nell’elenco del XIX secolo troviamo ” Domenico Tombini, attore ed impresario teatrale di cui si sospetta potesse essere Buffalo Bill”.

Non so se ci avete fatto caso, una fonte parla di Tambini ed altre di Tombini. Tombini è nominato dall’editore fiorentino nel periodo in cui è al potere Mussolini, sarà un errore di battitura o di trascrizione? Oppure magari c’era qualche partigiano Romagnolo conosciuto dal Duce che aveva come cognome Tambini?    Oppure ancora c’entra qualcosa il Dott. Tambini di Bagnacavallo (sempre Romagna) che nel periodo della guerra aiutò tanti ebrei a salvarsi? Forse no, però come mai ogni fonte menziona il cognome con una vocale differente? Per esempio, ho trovato interessante una nota apparsa sul n.15 del 2007 del Periodico edito da “CERDOMUS Ceramiche S.p.A.” di cui riporto alcuni passi inerenti il tema che stiamo trattando.

“Occorrono ragazzi sotto i diciotto anni, svelti, esperti cavalieri, consapevoli di rischiare la morte ogni giorno: si preferiscono gli orfani>>. da questa offerta di lavoro poco raccomandabile parte una storia, sospesa fra mito e realtà, che tocca anche le terre di Romagna. Si parla di pistole, coraggio e selvaggi, il tutto condito con abbondante fantasia. Un piatto prelibato per le menti sognanti dei romagnoli.  All’annuncio in questione rispose un ragazzetto di quindici anni, tal William Frederick Cody. L’implume cavaliere sarebbe diventato una leggenda mondiale con il soprannome di Buffalo Bill. Fu pony express, soldato, pistolero, biscazziere, impagabile cavallerizzo, massone, attore, incallito bevitore e chissà cos’altro. Di fatto, incarnò in una sola persona il mito della frontiera. [..]Nel suo peregrinare gli capitò di passare anche da Forlì dove, per la modica cifra di due lire, donò l’America ai romagnoli. Era il 9 aprile del 1906…. Per il Colonnello fu uno spettacolo come tanti altri, ma per i romagnoli divenne l’occasione per creare qualche fanfaluca su misura….. I Romagnoli Videro nella scarna figura dello stagionato pistolero le sembianze di Domenico Tambini, un faentino di Santa Lucia emigrato a Nuova York per motivi politici: di fede liberale, partecipò ai moti di Venezia del ’49 e, dopo la sconfitta, pensò bene di non tornare nella Romagna papalona. Ma la leggenda non finisce qui. Nel 1911 la nipote del Tambini ricevette una missiva del Ministero degli Esteri.  I giornali dell’epoca scrissero di un’eredità principesca, attorno ai quarantacinque milioni di lire, ricevuta da uno zio d’America. Il passo fu brevissimo: era l’eredità di Buffalo Bill. Il quale morì, carico di gloria, il dieci gennaio del 1917. I tempi non tornano, ma la fantasia mal sopporta i confini temporali. Così come poco importa che dei soldi, a Santa Lucia, non se ne sia vista nemmeno l’ombra. Ancora oggi, dopo novant’anni, i romagnoli si tramandano la storia di Buffalo Bill e della sua favolosa eredità”.

Dunque? Come la mettiamo con il cognome Tambini? Una sera parlando con Claudia Scarpelli, una mia amica originaria di quei luoghi, mi disse di essere parente di Buffalo Bill, pensavo scherzasse ed invece  cominciò a raccontarmi una storia di cui le aveva parlato spesso la nonna materna. La storia ascoltata ha qualche risvolto differente ma coincide molto con i vari articoli e racconti letti.

La comunicazione del Ministero non arrivò alla famiglia ma al parroco del posto, l’unico che all’epoca sapeva leggere. Lui convocò il parente più prossimo, Alba (mio nome di fantasia di una zia della bisnonna materna di Claudia). In un primo tempo si fecero ricerche tra i vari parenti (c’era chi viveva a S. Pietro in Vincoli chi S. Pietro in Trento, chi a Santa Lucia) e si restò in paziente attesa. Poi un giorno arrivò la notizia che in America la persona responsabile della procura per far arrivare il denaro in Italia era morta e l’eredità persa. Grande delusione e rassegnazione ma, cosa strana, da li a poco, la famiglia di “Alba” comprò un grosso podere. Non so dire se il Buffalo Bill di S.Lucia fosse quello autentico o un “falso”, però ancora oggi qualcuno in quei posti pensa che “Alba” ed il parroco ….. Lunga la foglia stretta la via…

maurizio tramonti © Circusfans Italia

 

PS: Per chi fosse interessato ai “Falsi Buffalo Bill“, uno importante è passato anche dall’Italia, la storia però è lunga e chi meglio dell’autore potrebbe raccontarla?

La vera storia del falso Buffalo Bill nel Cusio” a cura del “Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola“.

Per leggerlo clicca qui

 

 

22/06/2014 18.10.06

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