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Il circo che difende gli esclusi

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LE SENSAZIONI di una giovanissima artista di origine marocchina che siè trovataa vivere nella famiglia del padre la realtà dei matrimoni combinati e la costrizione del velo. L’ infanzia di altri artisti colombiani che hanno visto con i loro occhi la devastazione della povertà più assoluta e il potere dell’ esclusione sociale. Il grido contro la discriminazione che sarà lanciato sabato alle 21 dal palcoscenico del teatro Le Serre di Grugliasco, con lo spettacolo “No”, diretto dalla “Suburba” Luisella Tamietto e da Michela Pozzo e messo in scena dagli allievi del Cirko Vertigo, nasce dall’ ispirazione autobiografica dei suoi artisti. «Abbiamo lavorato su alcuni scritti dei ragazzi che arrivano da tutto il mondo – spiega Tamietto, cheè anche direttrice artisticae insegnante della scuola di Grugliasco – Da qui siamo partiti per dare una forma coreografica alle loro sensazioni e rappresentare alcune forme di discriminazione come quella di genere, etnica ma anche l’ esclusione dei disabili, dei barboni, dei brutti, degli omosessuali. Il linguaggio è quello della danza e del circo contemporaneo, una delle forme artistiche più democratiche e internazionali del mondo. «Storicamente il circo è sempre stato un luogo dove il diverso, dalla donna cicciona al nano, ha trovato spazio». Come un mosaico di quadri diversi che si incastrano lungo il filo conduttore dell’ eguaglianza, sentimenti come il razzismo prendono forma attraverso un numero sulla corda molle mentre la discriminazione di generee l’ oppressione della donna si articolano a passo di danza. «Un messaggio costruito con le discipline del circo contemporaneo è in grado di parlare di tutte le discriminazioni, perché fonde elementi diversi, pur nel rispetto delle differenze e delle unicità che li caratterizzano», spiega Paolo Stratta, direttore di Cirko Vertigo. Lo spettacolo è l’ esito finale del progetto “Circo: una parità opportuna” ed è interpretato da 14 artisti di diversi paesi e culture. Ogni protagonista diventa in scena una possibile vittima dell’ esclusione sociale: una fotografia istantanea dei caratteri e dei personaggi che affollano la vita quotidiana. «Le differenze sono parte dell’ essere: normali, naturali e tutte rispettabili e apprezzabili. Il nostro “No” – spiegano Tamietto e Pozzo – è contro i luoghi comuni e gli atteggiamenti di esclusione che minano i cardini della società civile, contro un nemico che si chiama da sempre indifferenza, contro la discriminazione che è un nodo sociale da sciogliere e risolvere con consapevolezza». Gli artisti che, con il loro bagaglio culturale, si alternano sul palcoscenico raccontano il tema del diverso in tutte le sue accezioni, anche le meno scontate come la distinzione tra bello e brutto. «Abbiamo dedicato un passaggio dello spettacolo alla bruttezza. Credo che in un mondo dove i modelli televisivi sono sempre bellissimi, questa discriminazione sia tra le più diffuse d’ Europa. Non è uno spettacolo semplice – conclude Tamietto – A tratti lo abbiamo alleggerito ma è una rappresentazione che lascia molte porte aperte, molti spunti su cui riflettere. I dubbi ci fanno bene soprattutto su un tema come questo dove il nostro paese è rimasto indietro».

CARLOTTA ROCCI

Da La Repubblica

16/01/2014 9.48.31

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