UNA RIFLESSIONE IRRIMANDABILE. COMUNICARE IL CIRCO
Era il novembre del 2008 quando i direttori di quasi tutti i circhi italiani, grandi in testa, si radunarono spontaneamente all’Hotel Fiera di Bologna per affrontare la questione degli animali nel circo in quel momento particolarmente rovente a seguito della proposta di legge dell’On. Giammanco (compagna di partito della Brambilla, e probabilmente mossa dalle stesse motivazioni…).
Fu un incontro molto sentito, caloroso, con interventi di tutti i personaggi di spicco della categoria. Molte le proposte, altrettanto gli interventi e la voglia di fare qualcosa subito, prima che fosse troppo tardi. Tra le iniziative proposte, spot televisivi pro circo con animali, la realizzazione di un video dvd sulla relazione tra circensi e animali, raccolta di documentazione fotografica, sensibilizzazione nelle scuole. Tra le proposte, l’autotassazione dei circhi che avrebbero investito in un’operazione di marketing non più rimandabile.
Tutto rimase lì e non portò a risultati concreti. L’iniziativa fu pressoché soffocata, privata di risonanza e di un seguito, nonostante la determinazione e la motivazione di tutti gli intervenuti a fare qualcosa di importante. A fare qualcosa per il circo. Per il futuro del circo.
Il 17 giugno 2010, a seguito della magnifica serata celebrativa della storia della dinastia Togni, Divier Togni, alla testa di un comitato spontaneo pro circo, indisse una giornata di incontro presso la sede dell’AGIS di Roma intitolata “Il Circo, un mondo a porte aperte” con adesioni illustri, anche se non privo di prese di distanza altrettanto autorevoli. Anche in quell’occasione si ribadirono gli stessi concetti e ci furono unanimi consensi sull’opportunità di una campagna media nazionale che presentasse il circo e lo promuovesse in tutti i suoi aspetti, nella realizzazione di video che mostrassero metodi di addestramento e la virtuosità del rapporto uomo-animale dentro ai cancelli del circo. Si ritenne non rimandabile una campagna di difesa del circo e di attacco alle fanatiche politiche animaliste.
Di lì a poco, il progetto proposto da Divier Togni naufragò, venendo meno anche l’appoggio dei circhi stessi che avrebbero dovuto contribuire per realizzare a Milano un grande (forse troppo) progetto di promozione del circo. Il tema rimase nell’aria e si parlò di realizzare qualcosa a Roma.
Sono passati due anni. E ci troviamo in una situazione senza precedenti che forse sta davvero sfuggendo di mano, tale è l’ostinazione cieca di pochi, ma assatanati (ed evidentemente potenti dal punto di vista mediatico) gruppi di oppositori animalisti. L’animalismo è un tema che ha forte appeal sui media, al quale personaggi del mondo dello spettacolo e della tv non riescono a resistere. La tentazione di farsi intervistare con un micino in mano o con un cagnolino in braccio è più forte. Molto politicamente corretto. E ciò che funziona sui media viene tranquillamente inflazionato.
Il circo in tutto questo è passivo. Assiste passivamente al suo inesorabile massacro mediatico. Snobba sovente la giornata mondiale del circo che non cambierebbe più di tanto le sorti nazionali, ma sarebbe comunque un banco di prova, un’opportunità e un pretesto per finire sui media, come fu nel 2010 quando, con un piccolo investimento di tempo (dedicato prevalentemente all’invio di comunicati stampa) da parte nostra di Circusfans, riuscimmo a fare piccole cose a livello locale e sfiorammo un tg nazionale che sfumò all’ultimo per mancanza di immagini professionali. Il circo cerca di scansare le bordate che seguono scandali mediatici di cronaca nera (dalle vicende legate all’immigrazione clandestina, alla fuga degli animali, dalla immancabile cronaca nera alle protesta animaliste), ma attivamente sembra non riuscire a promuoversi.
Quando le sale cinematografiche andarono in crisi e con esse l’intero settore si inaugurarono felici promozioni (come Vola al Cinema). Si investirono soldi. Si mosse qualcosa e si ottennero dei risultati. L’ultima iniziativa nazionale in tal senso per il circo che ricordiamo risale al 1989 e risale alla prima serie di Sabato al Circo quando il settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni” pubblicò vari articoli sulla trasmissione, ma anche sulla storia del circo ed un coupon settimana da presentare alla biglietteria di tutti i circhi italiani per ottenere uno sconto. Fu una piccola cosa, ma importante. Il Circo era finito in prima serata, in un programma del sabato sera di Canale 5 e la sinergia con il circo era importante, indipendentemente dagli intermezzi comici, dalle snervanti televendite e dal livello, non sempre elevato, del programma. Il circo c’era, eccome, ed aveva una visibilità pazzesca. Prima ancora c’era Pippo Baudo che regolarmente dava spazio e visibilità al Circo. Con Fantastico (che vide protagoniste le Sorelle Larible e i fFratelli Rossetti), con Serata d’Onore, Festival e Varietà.
Oggi ci sogniamo tutto questo. Il piano di comunicazione del circo a livello nazionale, come categoria, come consumo culturale, come servizio al pubblico, sembra totalmente azzerato. Non esiste. I singoli circhi, le singole famiglie promuovono la propria permanenza sulla piazza, di settimana in settimana. Ma manca un piano nazionale, un progetto che vada oltre la difesa passiva delle calunnie che quotidianamente ci vengono gettate addosso a secchiate. Ormai è impossibile difendersi da attacchi così massicci e dilaganti. Gli animalisti possono permettersi di sbatterci in faccia le fandonie di un inserviente condannato per calunnia negli Stati Uniti, e ampiamente smascherato, perché tanto a nessuno interessa la veridicità di quelle accuse. Continuano a sbandierare filmati presi chissà da dove e realizzati chissà da chi e quando, per fare notizia: poco importa che non siano girati in Italia o che vengano da allevamenti, zoo, o altro.
Difendersi da questi attacchi sembra ormai impossibile. Sarebbe come difendersi con una fionda da un esercito che usa fucili e mitragliatrici. Quando era il momento di armarsi, il circo diceva “non facciamo niente tanto ci è sempre andata bene, non cambierà nulla”, oppure era impegnato a risolvere beghe interne tra colleghi.
Un piano di comunicazione è quello che prevede investimenti in spazi pubblicitari, promozioni nazionali per i circhi che contempla ospitate televisive in talk show e salotti tv dove parlare, per esempio, della nascita in cattività di un animale raro, di un premio ad un Festival nazionale o internazionale, etc. Sfruttare la vicinanza al circo di personaggi del mondo dello spettacolo, della canzone e della tv è fondamentale. Ma questi vip (o opinion leader, se vogliamo chiamarli così) devono promuovere il circo a livello nazionale, non tra le quattro mura degli appassionati. Non possiamo dircelo tra di noi che il circo è bello. Perché tutti noi che leggiamo quotidianamente queste pagine, lo sappiamo già che il circo è un messaggio positivo, pulito, educativo. Quando i fratelli Angela e Maicol Martini sono stati invitati in tv a parlare del loro talento e dei loro premi, è stata una bella operazione per il circo in generale, non solo per il complesso di Darix Martini. Una goccia, piccola, ma importante. Nel circo di talento ce n’è tantissimo. Di storie belle anche. Il mondo della TV e della comunicazione ha bisogno di storie, le fagocita in quantità. Basta fargliele conoscere, basta sapere raccontare il bello del circo. Oggi battere sul binomio circo-animali è importante, ma in certi momenti rischioso. Bisogna parlare di circo, far capire che il circo è bello, sano e positivo (vedi l’esempio dei trapezisti Martini). E poi si arriverà anche agli animali.
Tutto questo però è opera di agenzie di comunicazione, uffici stampa, professionisti esterni che operano nel settore, che conoscono le potenzialità del sistema dei media e che possono aiutare il circo. Questa operazione ha un costo, ma come diceva la famosa pubblicità di una carta di credito “non ha prezzo”! Bisogna investire nella promozione del circo. Bisogna attrezzarsi contro le truppe di nemici del circo. Non basta il fai da te. Non si può combattere ogni giorno a livello territoriale. E’ importante, per carità, ma non basta. E rischia di essere inutile se manca il livello più alto: la strategia di comunicazione nazionale. Purtroppo non siamo più ai tempi di Orlando Orfei. Sono passati 60 anni dalla posizione previlegiata che il circo aveva allora, anche grazie al carisma di personaggi quali Orlando e Darix. Ora bisogna stare al passo con i tempi, armarsi, corazzarsi, organizzarsi, prevenire e comunicare. Se no è persa non solo la battaglia, ma anche la guerra.
Dario Duranti
09/10/2012 16.36.38
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