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Stampa: Cirque du Soleil. Marco Senatore strabilia Manhattan

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

(USA)/ CIRQUE DU SOLEIL. MARCO SENATORE STRABILIA MANHATTAN – di Francesca Di Folco

NEW YORK\ aise\ – “L’universo del circo scatena davvero malie alchemiche straordinarie… Quante volte siamo rimasti di stucco davanti ad un numero circense?

Incantati abbiamo scrutato le fantasmagoriche exhibition con mix di curiosità e desiderio di carpire il segreto dei numeri impossibili ai nostri occhi… Altrettante volte, vista la bravuta degli artisti, ci siamo magari chiesti come debba essere la vita all’interno di questo piccolo-grande universo che sono le famiglie circensi… Questo e molto altro scatena la visione vissuta di Zarkana, lo spettacolo targato Cirque du Soleil, di stanza nella prestigiosa Radio Music City Hall a Manhattan, nel cui labirinto ci accompagna un cicerone d’eccezione, Marco Senatore, performer dello show”. A raccontare di magie, fantasmagorie, acrobazie mirabolanti sospese tra cielo e terra di 70 artisti che si alternano sul palco con spettacolari proiezioni audiovisuali, giochi di luce ed effetti speciali per un andirivieni in un anarchico mondo di fantasia, avente per protagonista anche un italiano d’eccezione, è Francesca Di Folco in un articolo pubblicato dal magazine di informazione on line I-Italy.

Di Falco ha incontrato ed intervistato Marco Senatore, colonna di uno spettacolo che “ci proietta in un vortice di emozioni, visionarietà e fantasmagorie proprie dell’eclettico tendone franco-canadese”, si legge nell’articolo, che riportiamo di seguito in versione integrale.

“Il Cirque più famoso al mondo si distingue dagli altri per l’assenza di numeri che utilizzino animali, dedicando il suo palco ad artisti di mimo, acrobati, giocolieri con momenti di grande rilevanza artistica.

Fondato nel 1984 dall’allora ventitreenne mangiatore di fuoco Guy Laliberté a Montreal, dove nella zona del porto è tuttora base della sede mondiale della compagnia, ha circa 3800 dipendenti, che animano ben dieci spettacoli in tournée con tendoni in tutto il mondo, e altri 9 spettacoli stabili, ognuno con differenti tematiche a Montreal, Las Vegas, New York, Orlando, Macao, Singapore e Dubai.

Gli show del Cirque du Soleil non sono concepiti come un semplice susseguirsi di scene atletiche o circensi, ma come un unicum, con una trama centrale da cui si dipanano diverse scene e che differiscono da una replica all’altra dello stesso show, grazie agli ospiti che eseguono la loro performance: i clown ricoprono questo ruolo, di conseguenza, ogni data varia e lo show si evolve nel tempo.

I fondatori del circo hanno preso alcuni esercizi tradizionali, aggiungendoli o modificandone l’esecuzione. Ecco volteggiare gli acrobati-atleti su corde elastiche negli esercizi aerei. Districarsi sul trampolino elastico potenziato. Librarsi nell’aria e ricadere a terra con leggiadria conosciuta solo nei sogni.

Il Cirque cura ogni dettaglio delle esibizioni: scenografie monumentali, costumi strabiliani e coreografie mirabolanti rompono totalmente da quelli di stampo tradizionale e sono prodotti in esclusiva per le stesse. Le musiche sono autentici capolavori i cui spunti vengono attinti dai più variegati generi musicali, world music, tango, new age. Composte, tra gli altri, da René Dupéré e Benoît Jutras, le colonne sonore di ogni show sono sempre rigorosamente eseguite dal vivo e differenti una dall’altra per stile e strumenti utilizzati per rendere al meglio l’atmosphere: abbondanza di percussioni per Dralion, stile italiano che ricorda Rota e i suoi lavori per Fellini, Morricone, Vivaldi e Mancini, fisarmoniche e violini in Alegria, sassofoni e pianoforti per Zumanity.

Con Marco Senatore ci inoltriamo nei meandri degli show, scoprendo che dentor al Cirque du Soleil c’è Zarkana, davvero un microcosmo nel macrocosmo, esibizione nell’esibizione.

Lo spettacolo è uno show in piena regola, un’opera rock acrobatica che combina le arti circensi con il surreale, le nuove tecnologie con i virtuosismi del fisico, per creare un mondo fantasmagorico in cui perdersi nei labirinti onirici più trascinanati.

La turnè di Zankana è arcinota agli estimatori dell’universo circense snodandosi da più di un anno tra Europa e States. Dopo aver toccato lo scorso 2011 New York, tra giugno e ottobre, e Madrid da novembre alla fine di dicembre, la turnè ha fatto scalo a Mosca fino dai primi di febbraio ai primi di aprile di quest’anno, per raggiungere di nuovo la tappa newyorkese del tour 2012 dove soggiorna da maggio, sino ai primi di settembre, alla prestigiosa Radio City Music Hall per catturare l’attenzione e stupire con magie, alchimie e malie di sorta grandi e piccini.

In Zarkana la storia segue Zark, un mago che ha perso i suoi poteri – e l’amore della sua vita – in un teatro abbandonato popolato da una variegata collezione di personaggi e costellato di acrobati incomparabili. Intristito, ma deciso a recuperare l’amata, Zark si addentra in un mondo pieno di magia, abitato da sorprendenti e strambe creature che cercheranno di ostacolare la sua missione.

Zarkana è un vortice visivo ambientato in un universo un po’ contorto dalla fantasia musicale e da quella acrobatica, dove, a poco a poco, il caos e la follia cedono alla festa e all’amore ritrovato.

Come in tutte le opere del Circo del Sole, anche in Zarkana la storia è parte fondamentale dello spettacolo, così come la musica, che si converte nel filo conduttore degli incredibili numeri acrobatici degli oltre 70 artisti che si alternano sul palcoscenico. La bellissima messa in scena di Zarkana si completa con spettacolari proiezioni audiovisuali, giochi di luce ed effetti speciali che trasportano lo spettatore in un anarchico mondo di fantasia.

Firmata dal regista franco-canadese François Girard, già filmmaker dello spettacolo Zed, targato sempre Cirque du Soleil, la sua creazione si è ispirata agli spettacoli circensi degli anni ‘30, che includevano la presenza di strambi e curiosi personaggi, come la donna cannone, l’uomo scheletro, i gemelli siamesi o i nani, impersonati da acrobati di alto livello tecnico-stilistico.

Alcune delle recensioni più prestigiose: per il New York Times “Flags wasn’t particularly impressive, their timing was precise and sharp, and the flags looked like huge, beautiful butterflies floating throughout the stage”. Il Daily News prosegue con: “Fesh acts is the most fun, four synchronized flag throwers…”.

Zarkana pullula di un sottobosco di cast internazionale di carismatici artisti. Lasciamo la parola a Marco che ci ha gentilmente accompagnato in questo tour virtuale nei meandri di Zarkara.

D. Marco quale è il tuo ruolo all’interno di Zarkana? Facci vivere le magie della tua esibizione.

R. Il mio numero è composto da 4 artisti: con i nostri costumi di scena rappresentiamo gli italiani degli anni ’20 negli States, in scena portiamo un antica tradizione esclusivamente italiana, ovvero l’arte della bandiera. A differenza dei classici sbandieratori, il nostro è un equilibrato mix tra giocoleria circense, coreografia e tanta tecnica. Inutile dire che note musicali e scenografia da brividi completano il tutto ed il risultato finale è qualcosa di strabiliante, come mi dicono tutti. Noi portiamo sul palco non solo un numero circense, ma rappresentiamo un pezzo di storia medioevale esclusivamente italiana e di questo ne vado molto fiero. Se penso che noi quattro siamo gli unici artisti di Zarkana a non provenire dal mondo circense è un risultato ancora più soddisfacente, ci confrontiamo tutti i giorni con artisti provenienti da 23 nazioni diverse che sono alla sesta, ottava generazione, e solo dopo i sacrifici e tanta gavetta sono riusciti a raggiungere il top, il Cirque Du Soleil. Per me invece è la prima esperienza in questo magico mondo.

D. Hai trascorso due anni nella Disneyland di Tokyo. Come ha avuto inizio la tua carriera artistico-professionale internazionale? Sei sempre stato attratto dal magico mondo circense?

R. Io sono nato e vissuto a Cava de’ Tirreni una bellissima città medioevale alle porte della costiera Amalfitana. Nella mia cittadina c’è una tradizione portata avanti da decenni, ovvero l’arte dello sbandieratore, ed io all’età di 12 anni mi sono appassionato tanto che, anno dopo anno, la sede sociale degli Sbandieratori Cavensi, al quale io appartengo, è diventata la mia seconda casa, così come tutti i soci erano la mia seconda famiglia. I Cavensi mi hanno fatto conoscere il bello del viaggiare, conoscere nuove persone, esplorare nuovi mondi: a 16 anni ero già un bel background di tourné alle spalle con tour in Spagna, Francia, Ungheria a 18 anni Australia, Usa, Messico. In un giorno memorabile seppi che tra tutti i gruppi di sbandieratori in Italia, più di 200, la Walt Disney era in cerca di 6 performer per un nuovo parco giochi a Tokyo dove ci sarebbe stata un zona dedicata all’Italia. Con i miei amici ci guardammo negli occhi e ci promettemmo che questa sarebbe stata la nostra grande occasione. E dopo diversi provini fu davvero così: eccomi qui a parlarne. A 19 anni ero a Tokyo con i miei amici, lavorando per il colosso americano della Disney, e soprattutto eravamo i primi in Italia a trasformare l’arte della bandiera da un hobby ad un lavoro vero e proprio.

D. Quando sei stato selezionato per far parte dell’enturage di Zarkana ti hanno chiesto di “scegliere” altri tre colleghi per segnalarli. Hai così “cambiato la vita” di altri tre compagni…

R. Sì, penso di avergliela proprio cambiata! Io dopo diversi provini sono stato scelto dal Cirque du Soleil insieme ad un collega di Ventimiglia, poi lui per motivi personali rinunciò e il talent scout si trovò in difficoltà perché su centinaia di sbandieratori selezionati rimasi solo io. Allorché mi disse di aver fiducia in me e di portargli altri tre ragazzi con il mio stesso talento e voglia d’applicarsi nei numeri. Avevo l’imbarazzo della scelta dato che I Cavensi hanno una scuola di bandiera fortissima che sforna non solo ottimi sbandieratori ma soprattutto ottime persone alla fine a condividere questa avventura con me ci sono Federico Pisapia, appena 20enne, e i gemelli Vincenzo e Giuseppe Schiavo, 21enni, ed io che con i miei 30 anni sono un pò il fratello maggiore.

D. Zarkana e Il Cirque du Soleil orbitano attorno alla realtà e alle famiglie circensi americane, il fondatore Guy Laliberté è di Montreal, tu stesso hai fatto il training ad Orlando…

R. Pochi giorni dopo la firma del contratto mi trovavo già a Montreal nella sede del Circo, il mio numero era un’aggiunta allo spettacolo già terminato, una scommessa di Guy Laliberté e della direttrice artistica di Zarkana. Dovevamo recuperare il tempo perso, infatti la creazione di Zarkana era già terminata dopo oltre 1 anno di prove e aspettava solo il nostro numero per essere pronto al debutto. Recuperare un anno di lavoro in un mese non fu semplice: ricordo ore di prove interminabili con i coreografi e di duri allenamenti tecnici che però diedero il loro frutto. Quando per la prima volta salimmo sull’enorme palco del Radio City Music Hall, con d’innanzi a noi il regista e il suo entourage, ci gurdammo in faccia, sguardi complici tra di noi, prendemmo fiducia e mostrammo loro di cosa questi quattro italiani eravamo davvero capaci. Il successo fu immediato e la fiducia riposta nei nostri confronti ben ripagata. Inutile dire che essendo un numero nuovo e mai visto in nessuno altro circo al mondo è in continua evoluzione, infatti tutt’ora i nostri giorni non sono fatti di soli spettacoli ma di tanti allenamenti, come è giusto che sia. E fortunatamente in Zarkana ci sono tanti artisti veterani circensi che, giorno dopo giorno, ci danno consigli, ci fanno critiche e complimenti, tutto questo per poterci far crescere in questo mondo meraviglioso ma per noi nuovo.

D. Come è stato confrontarsi con una produzione americana di questo livello? Qual è stato l’impatto che hai avvertito? La tappa newyorkese della turnè ha previsto due momenti dal giugno all’ottobre dello scorso 2011 e da maggio a settembre 2012. È stata data molta rilevanza alla location della Radio Musica City Hall di Manhattan.  Lo show è stato in qualche modo “riadattato” e/o “modellato” intorno alla Big Apple?

R. Zarkana è stato creato per le dimensioni e l’atmosfera del più grande teatro di NY e di sicuro il più famoso al mondo, appunto il RCMH. Esibirsi su questo palco è una soddisfazione unica. Ogni qual volta mi preparo per entrare sul palco, poco prima che l’adrenalina prenda il sopravvento, penso a quante persone hanno calcato quel palco e io non sarò da meno. Poi una volta sul palco, passa tutto e la concentrazione la fa da padrona. Quando guardo il pubblico il mio sguardo vá nel vuoto… impossibile vedere gli spettatori con i riflettori puntati su di me, ma si sentono e sono sempre tanti, 6000 persone che ci guardano, giorno dopo giorno. Ed è solo alla fine, quando tutti noi andiamo sul palco per il gran finale, che riesco a vedere la platea, forse la platea più esperta al mondo dai tanti spettacoli che Broadway e New York offre e ricevere tutti i giorni la standing ovation da 6000 persone é qualcosa di cui non mi stancherò mai. In quei momenti ti dimentichi di tutto e i sacrifici fatti per arrivare a quei livelli non sembrano più così pesanti.

D. Questa doppia tappa newyorkese è stata molto impegnativa. Cosa conservi di questi mesi a Manhattan? C’è stato uno spettacolo, un numero che più ti ha entusiasmato per qualche particolare motivo?

R. New York è stata la tappa in cui abbiamo fatto più show, oltre 300, e ricordarne uno in particolare non é semplice, ma di certo il primo mi rimarrà stampato nella mente per sempre, al solo pensiero mi rivengono i brividi. E Manhattan è qualcosa di straordinariamente diverso da qualsiasi altra metropoli, è retorico dirlo, ma qui nel mio tempo libero potevo fare di tutto a qualsiasi ora del giorno o della notte. Tra uno spettacolo e l’altro mangiavo tranquillo, godendomi il prato di Bryant Park con mia moglie. La mentalità dei newyorkesi è qualcosa che non ho mai trovato in altre città, disponibile, cortese e molto aperta al rapporto umano, insomma molto simile a noi italiani, vuol dire che i nostri avi hanno avuto un ottima influenza su di loro.

D. Nel tuo futuro artistico-professionale ci sono ben 5 anni di esibizioni nella mirabolante Las Vegas. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura lavorativa?

R. Il tour è ormai finito, ora si pensa ad una vita più stabile, comprare casa, fare un figlio… cose che in maniera itinerante é difficile realizzare, ma di sicuro mi mancherà cambiare continente ogni 3 mesi, la mia famiglia in Italia, dato che in tour tornavo a casa ogni 3/4 mesi. Ma sono giovane e davanti a me ho ancora tanta strada da fare e se Eleonor Roosvelt aveva ragione quando disse che “Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni”, io sono fiducioso dato che di meraviglie da realizzare ne ho tante in programma…”. (aise)

Fonte: AISE

30/08/2012 20.00.55

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