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Stampa: Amore per gli animali ma senza ipocrisie

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

AMORE PER GLI ANIMALI MA SENZA IPOCRISIE

Presi da soli, i cani sono straordinari. Poi, però, quando sono con i loro padroni, diventano bestie. Con la scusa che i cani vanno amati punto e basta, ogni giorno si è costretti a subire una vasta gamma di torti e soprusi. Per esempio, un cane non sa tirare lo sciacquone il padrone dovrebbe quindi preoccuparsi di non lasciare deiezioni per strada. Il cane è teneramente curioso, ma se nessuno lo tiene al guinzaglio, può causare involontariamente danni anche seri: se coinvolge un ciclista, questi cade e si fa male se sbatte contro una persona anziana, questa cade e si fa male se corre dov’ è vietato, rischia di causare incidenti stradali anche mortali. Quando il cane vuole esplorare, usa anche la lingua. Notoriamente, i cani si leccano anche le parti intime: ergo, la lingua di un cane non è il massimo dell’ igiene. Se un cane lecca un bambino, gli passa germi di ogni tipo. Se i padroni la vedessero in questo modo, la pianterebbero di far leccarei bimbi altrui dal proprio cane. Quando una persona fa footing, il cane può scambiarlo anche per una “preda”: bene che vada, lo rincorre male che vada, lo azzanna. Quindi, là dov’ è vietato, nei parchi i cani vanno tenuti al guinzaglio. Il guinzaglio non è una condanna, ma un segno di civiltà: portare un cane al guinzaglio significa fare del bene a se stessi e agli altri, rispettando il proprio e l’ altrui territorio. “Area per cani” significa che il cane deve stare lì dentro e non girarci intorno. Potrei aggiungerne a tonnellate di cose: il bello è che adoro i cani, e che per anni ho fatto campagne in loro difesa. Il problema grosso sono i padroni, che quando sono romani sono tra i peggiori dell’ Universo. Alessandro Loppi Roma Domenica ho assistito a Roma ad una vera guerriglia urbana tra animalisti e vetturini. Botte da orbi in nome degli animali con cui abbiamo – non c’ è dubbio – un rapporto schizofrenico. Passiamo dalle favole di Bambi alle catene di distruzione di massa per imbandire le nostre tavole. Persone onorevoli, ricercatori come Veronesi, che incentivano l’ abbandono della dieta carnivorae persone altrettanto onorevoli, ricercatori, che mettono in piedi dei lager per vivisezionare le bestiole di ogni tipo. Non sarà facile stipulare una pace. Tuttavia vorrei dire agli animalisti di Roma che le botticelle, i cavalli di Siena e perfino i tori di Madrid o gli animali da circo, fanno parte di una questione diversa dalle catene di distruzione di massa. Sono parte del nostro rapporto di convivenza millenaria, di soggiogamento utilitaristico dell’ animale alle esigenze di lavoro, di compagnia e di divertimento dell’ uomo. Un rapporto che si deve cambiare in meglio gradualmente senza scorciatoie guerrigliere: tenere un cane in città avendone consapevolezza, attaccare un cavallo ad un carro avendo rispetto della sua fatica, rinchiudere un uccello in gabbia solo per vedere l’ effetto che fa, sono tutti comportamenti modificabili con appropriate campagne d’ informazione. Se ci riuscissimo forse ridurremmo fino a farla scomparire anche la carne in tavola, come auspica spesso su Repubblica il nostro Carlin Petrini.

Susanna Bontempi Roma

Da La Repubblica

08/08/2012 19.47.29

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