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Stampa: in libreria IL CIRCO CAPOVOLTO

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Il circo capovolto

La storia narrata da un revenant, un vecchio rom che ripercorre la storia d’una genìa di circensi. Ricordi di vendette, guerre, deportazioni e volteggi.

 

Il circo capovolto di Milena Magnani affronta un argomento importante, quello del mondo rom e del circo come luogo di riscatto.

Il fondale della storia è un campo rom all’estremo confine di una città con le sue leggi, la sua lingua e che viene visitato spesso da polizia, operatori sociali e autoambulanze.

Di questo libro colpisce subito il fatto che a raccontare la storia è il cadavere di Branko morto a causa di sette coltellate è morto per una vdenetta.

Ecco nell’incipit: “È rimasta nel piazzale tutta la notte Senija […] , solo guardava me che stavo sdraiato su un fianco e il sorriso che tenevo affogato nel fango”.

Quando Branko raggiunge il campo rom, vi trova un capo molto diffidente, violento e burbero.

I bambini rimangono incuriositi da lui e dal grande baule che porta con sé e così ogni sera gli si avvicinano per sapere la sua storia.

Branko è l’inconsapevole discendente di una famiglia di circensi il nonno tradito, dal suo amico in Ungheria è morto con la sua famiglia in un campo di prigionia.

L’unico a salvarsi è stato il padre che nasconde la verità al figlio fino a quando un giorno gli rivela la verità, ossia l’esistenza di un circo sopravissuto al naufragio, ma legato a una storia di tradimento che la scrittrice riesce a raccontare con la magia di una fiaba.

I ragazzini amano ascoltare la sua storia e la sera tornati dalla realtà molto dura di elemosina ai semafori e del rubare ascoltano la storia di Branko che poi gli mostrerà il baule pieno di birilli e trapezi i piccoli si trasformano in pagliacci e giocolieri.

Il seme del circo è piantato e ora può solo crescere se è annaffiato bene.

L’autrice attraverso la voce narrante di un morto amazzato ci comunica la fine del circo, un luogo storicamente così importante.

Branko che ha vissuto la vendetta con la leggerezza di chi ha sognato il volo perduto dell’acrobata, ora parla affinché la tradizione circense non sparisca per sempre, e ritorni a vivere.

Quello che colpisce in questo romanzo è il fatto che la diversità è dolore, ma soprattutto deve essere possibilità di rinascita e di riscatto.

Tutto questo lo possiamo capire bene dalle parole di Branko: “Non siamo una tribù di parenti o di amici o consanguinei, veniamo da paesi incredibilmente distanti, però ci accomuna questo aver steso i panni sopra gli stessi fili, in questo esserci accettati l’un l’altro in quanto cittadini senza più radici”.

Cosa ha ispirato questo romanzo? Dice la Magnani: “Il tema centrale è il porrajmos, l’olocausto rom, ma anche la possibilità di rivendicare una cultura troppo a lungo dimenticata e offesa. Io l’ho scritto per rendere omaggio a tutti gli artisti nomadi, i funamboli, i saltimbanchi, i musicisti viaggianti che sono scomparsi a Auschwitz, Birkenau, a Mathausen, a Bergen Belsen e in tanti altri campi ancora. Ho scritto per loro e per i bambini che oggi giocano nelle acque dei canali, vicino alle baracche, in mezzo alle pance dei lenzuoli stesi”.

 

 

Titolo: Il circo capovolto

Autore: Milena Magnani

Editore: Feltrinelli

Anno: 2008

Da lnx.whipart.it del 03/04/11

07/04/2011 8.11.30

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