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100% animalisti: Mocavero nei guai per minacce

Manifesto attaccato sulle vetrine di associazioni venatorie scatena le denunce. Casa perquisita al leader

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di Enrico Ferro

SAONARA. Stavolta il blitz l’ha subìto. Paolo Mocavero, anima dell’associazione “100% animalisti”, ha ricevuto la “visita” degli agenti della Digos di Rovigo, che si sono presentati con un mandato firmato dal pubblico ministero della procura rodigina Stefano Longhi. I poliziotti hanno suonato il campanello della sua abitazione di Villatora di Saonara alle 8 del mattino, dando il via ad una perquisizione durata poi quasi quattro ore. Hanno sequestrato un computer, tre hard-disk, schede fotografiche e telefoniche, pennarelli, bombolette spray, 80 adesivi con la scritta «Sono un coglione, regalo un visone», 66 manifesti contro la caccia e 55 contro il circo con scritto: «Sofferenza, schiavitù, maltrattamento: se non lo capisci, sei un povero mona».

I reati ipotizzati, secondo l’avvocato Marco Cinetto del foro di Padova che difende Mocavero, sarebbero “imbrattamento” e “minacce”. La perquisizione, ha spiegato il legale, sarebbe la conseguenza delle denunce dei cacciatori dopo l’attacchinaggio con colla di manifesti sulla vetrina delle associazioni venatorie di Rovigo e non solo. La frase nella quale si configurerebbe l’ipotesi di minaccia è contenuta in un manifesto contro la caccia: «Cacciatore chiudi gli occhi e facci sognare, tre metri sotto terra», riferimento alle decine di cacciatori uccisi da loro colleghi. Secondo l’avvocato, che ha chiesto subito il dissequestro del materiale, l’atto sarebbe illegittimo.

«Se la lobby dei cacciatori pensa di spaventarmi, non ha capito nulla – dice senza paura Paolo Mocavero – io e i 100%animalisti non ci faremo di certo intimidire da questi assassini legalizzati protetti dai poteri forti. È incredibile perquisire la casa di una persona per un reato da giudice di pace sanzionabile con una multa».

L’associazione animalista ha portato avanti la campagna anti-caccia a ritmo sostenuto nella provincia di Rovigo, colpendo per ben due volte alla sede della Federcaccia, una in un’armeria del centro cittadino e ancora in un’azienda che produce gabbie per nutrie. Lo stesso è stato fatto anche in provincia di Vicenza. «La considero una intimidazione bella e buona – ripete Mocavero – Ma noi non ci fermeremo».

Da Il Mattino di Padova

07/04/2011 19.41.04

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