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Stampa: Pantakin al Modernissimo di Noventa

circo david

Teatro e circo uniti per inedite meraviglie

 NOVENTA. La compagnia Pantakin ha proposto al Modernissimo di Noventa il suo più recente allestimento

Acrobati e clown in un vivace racconto senza trama

 

Alessandra Agosti

NOVENTA

Un doppio salto mortale nella fantasia, un volo senza rete nel sogno, una camminata a mezz’aria in equilibrio su un filo teso tra reale e surreale. Tutto questo è “Cirk”, l’ultima produzione di quel ramo della storica compagnia Pantakin da Venezia che da alcuni anni si dedica al Nouvaeu Cirque: a quella fusione di due mondi cioè, quello del circo e quello del teatro, che sta dando un futuro al primo e un nuovo orizzonte da esplorare al secondo.

Lo spettacolo è andato in scena al Modernissimo di Noventa, ultimo appuntamento della rassegna di prosa, e ha sortito l’effetto desiderato: signore eleganti con gli occhi sgranati ad ammirare la straordinaria abilità di giocolieri e acrobati compunti signori in giacca e cravatta con il naso all’insù per vedere fin dove poteva arrivare l’equilibrista issandosi sulla pertica e tutti, ma proprio tutti, con il cuore in gola quando l’artista è sembrata cadere nel vuoto ma si è bloccata, come per magia, a pochi centimetri da terra. Tutti un po’ bambini, capaci di riscoprire il piacere di credere all’incredibile, lasciando fuori dalla sala preoccupazioni e malumori e godendosi l’illusione offerta da un mondo colorato e fantastico, tenero e incantato, dove il lieto fine arriva sempre, un fiore di carta vuol dire “ti amo” e una canzone basta a scacciare un pensiero triste.

Fulcro di questo incontro tra universi paralleli, in “Cirk”, è la figura del clown, che diviene centro di gravità tra palcoscenico e pista. È il suo spirito ad aleggiare in tutto lo spettacolo, ispirando – grazie alla regia di Ted Keijser – ogni azione e ogni parola: una sorta di sottotraccia di poesia e ironia che muove questo mondo bizzarro e sospeso fuori dal tempo, nel quale il trucco c’è e si vede e anzi fa parte del gioco cui il pubblico è chiamato a partecipare, in un continuo entrare e uscire dal racconto: un effetto che, parafrasando un termine teatrale, si potrebbe forse definire di “circo nel circo”.

Una trama vera e propria non c’è, semmai qualcosa di simile a quello che nella commedia dell’arte era il canovaccio. In questo caso il “la” alla storia lo dà la sparizione dell’amato Bombo, l’elefante di questo piccolo circo (dove ognuno parla una lingua diversa ma tutti si capiscono benissimo), e il contemporaneo, inatteso arrivo di una giovane equilibrista. È questa la falsariga su cui si sviluppa la messinscena, accompagnata dalla bella musica di Andrea Mazzacavallo, che sa essere sottofondo e protagonista in giuste dosi. All’insieme, il teatro dà il solco narrativo entro cui muoversi, mentre il circo mette a disposizione le proprie abilità tecniche: non “incorniciate” però, come normalmente avviene, entro singoli siparietti dedicati ora all’equilibrista, ora al trapezista e avanti così, di specialità in specialità al contrario, qui tutto è circo, una sedia non serve per sedersi ma per inventare un’acrobazia, un armadio diviene un immenso castello dove due persone riescono a non incontrarsi mai e due bauli con sopra un telo di juta si trasformano in un cammello: che non è un vero cammello, si sa ma perché non fingere che lo sia?

Ottimi gli artisti, sia come attori che sul proprio versante tecnico: la minuta Emmanuelle Annoni, acrobata e cantante, granello di pepe di naturale simpatia l’acrobata e attrice Giovanna Bolzan, graffiante e sicura lo straordinario giocoliere Beppe “Sipy” Tenenti e gli attori e clown Emanuele Pasqualini, istrionico patron del circo, e Benoit Roland, tenerissimo e coinvolgente. Per tutti applausi scroscianti, meritatissimi.

 

www.ilgiornaledivicenza.it del 26/03/11

28/03/2011 22.02.18

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