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FESTIVAL DI LATINA

I miei primi 50 anni da signore del circo a campione del mondo

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02 febbraio 2011 —   pagina 21   sezione: Spettacolo

È il re del circo, il campione del mondo 2011 degli artisti circensi. Flavio ha 50 anni, è toscano di Pescia (per caso, ok), e porta un nome che è già storia del circo: Togni. Da domani per due settimane sarà a Livorno col Circo Americano. In borghese sembra un tranquillo signore di mezza età con qualche capello grigio, parlata brillante, simpatia e tanta modestia. Con lui il figlio Bruno, 14 anni, che ha “marinato” per qualche giorno la scuola di circo di Verona. Ne valeva la pena. Ha accompagnato il babbo sotto uno dei tendoni più magici del mondo, a Montecarlo, e lo ha seguito mentre eseguiva ben 5 numeri diversi con cavalli, cammelli, elefanti. E soprattutto quando i principi Alberto e Stephanie di Monaco gli hanno consegnato il Clown d’oro, il più ambito fra i riconoscimenti del settore.
 Si è parlato toscano al 35? Festival internazionale del circo di Montecarlo, perché oltre a Togni – che in passato aveva già vinto tre Clown d’argento – i fratelli Davis e Ronny Dell’Acqua, originari di Colle Val D’Elsa hanno vinto il Clown di bronzo. Anche i due giovani acrobati sono figli d’arte, di Loris dell’Acqua e Manuela Bogino, e lavorano nel circo di famiglia, il Royal Circus.
 Il nome dei Togni in cima al mondo: una bella emozione…
 A Montecarlo l’emozione c’è sempre, l’atmosfera è vibrante, il pubblico è composto da esperti e arriva da tutto il mondo. Ti senti sotto esame, e non solo per il giudizio della giuria. È stata la mia sesta partecipazione al Festival: la prima fu nel 1974. Quest’anno ho presentato cinue numeri diversi: cavalli, cammelli, alta scuola di equitazione, tigri ed elefanti. Vincere il Clown d’oro è stato un sogno.
 Il premio a una carriera ormai lunga: ci vuol raccontare la sua storia?
 La famiglia Togni è nel circo da 5 generazioni, dal 1870, quando Aristide Togni, che pare fosse un maestro di scuola a Pesaro, andò a vedere il circo in piazza, e si innamorò della cavallerizza Teresa De Bianchi. Lasciò tutto e seguì il circo, dove nacquero i suoi figli, e a cui dal 1893 dette il nome. Io sono nato all’ospedale di Pescia. era il 1960, il circo era a Pistoia, ma mia madre seppe che a Pescia praticavano il parto indolore, così ci portarono lì. Sono cresciuto lavorando con gli animali, che ho sempre amato moltissimo a 13 anni ho iniziato a fare il trapezista, ma non ho smesso di lavorare con i cavalli. Poi dovetti fare una scelta, perché il trapezista tradizionalemente fa le prove dopo l’ultimo spettacolo, e va a letto alle 2, e chi segue gli animali si deve alzare alle 7 per dargli da mangiare.
 Quanti animali ha ammaestrato in questi anni?
 Direi diverse centinaia: cavalli, cammelli, elefanti, pantere, zebre, mucche, perfino un rinoceronte.
 Qual è il suo rapporto con gli animali?
 Sono affascinato dalle loro personalità, dai loro caratteri sempre diversi. Poi ho sempre avuto un feeling particolare, una straordinaria capacità di relazionarmi a loro. Ogni animale ha il suo carattere, ci sono tigri cui piace essere accarezzate altre no, alcune possono fare certi esercizi e altre no. Quindi serve pazienza, dargli tempo l’animale col tempo capisce e ti dà tutto spontaneamente. L’importante è la fiducia, non farli mai andare in difesa. I più facili sono gli elefanti, sono i più intelligenti, e non dimenticano. I più difficili i cavalli, con loro bisogna ripetere tutti i giorni.
 Mai avuto problemi?
 Un paio di sgraffi, niente di più: gli animali vanno rispettati, bisogna capire i momenti in cui sono più o meno disponibili, cogliere i segnali.
 E le polemiche degli animalisti?
 Conosco le accuse, ma mi sento fuori dalle polemiche, perché ho la coscienza a posto se qualcuno ha un figlio, o un animale a cui vuole bene, non può fargli male. Gli animali qui sono tutti nati in cattività oggi sarei contrario a catturare animali per i circhi, ma ormai il loro habitat è questo. Per il resto non si può fare di ogni erba un fascio, ci sarà anche qualcuno che tratta gli animali meno bene di altri.
 Come vanno le cose per il circo oggi?
 Come per tutti gli spettacoli dal vivo è un periodo difficile. Tv, computer, effetti speciali, videogiochi hanno cambiato il mondo. Oggi lavorano uomini e donne, alla sera sono stanchi, è difficile convincerli ad uscire di casa. Poi in tante città non ci sono aree attrezzate. Fino a pochi anni fa il circo piantava il tendone in pieno centro, e quando arrivava era festa, anche solo la parata o il montaggio erano avvenimenti, e facevano pubblicità. Oggi la maggior parte delle città ci fanno montare a 10 chilometri, nelle periferie più estreme, nei luoghi più squallidi. L’impatto pubblicitario è diverso, e la logica conseguenza è un grande calo di presenze e un aumento dei costi. In Francia e Germania ad esempio non è così, il circo è molto amato e rispettato, tutte le piazze sono attrezzate.
 Dopo tutti questi questi anni, le fa ancora effetto l’applauso del pubblico?
 Sì, altrimenti uno non farebbe questo lavoro che poi più che un lavoro è uno stile di vita. Del quale sono innamorato. Perché mi ha dato la possibilità di conoscere il mondo: realtà diverse, città, persone. Si, l’incontro col pubblico è sempre affascinante. Non è retorica, il sorriso di un bambino ti appaga sempre, sono emozioni sincere.
Luciano Donzella

Il Cirque du Soleil? Bello, ma è un’altra cosa

02 febbraio 2011 —   pagina 21   sezione: Spettacolo

 LIVORNO. Per molti è lo spettacolo più bello del mondo. È il Cirque du Soleil. Trent’anni fa era un circo tradizionale. L’intuizione del canadese Guy Laliberté l’ha trasformato oggi in una holding internazionale con decine di show applauditissimi nei cinque continenti.
 Niente animali, una traccia di drammaturgia a collegare i vari numeri, un gran lavoro di regia, musica dal vivo, cura estrema per i costumi, le scene, gli effeti speciali. Questa la ricetta vincente. I biglietti costano da 30 a 150 euro, ma sotto gli chapiteau da 5.000 posti si registra sempre il tutto esaurito. Un occasione di rilancio o un pericoloso concorrente per il circo tradizionale?
 «Nessuno dei due – dice Flavio Togni – abbiamo target diversi, il pubblico che va al Cirque du Soleil non è il nostro pubblico. Il circo classico è uno spettacolo popolare, fatto per le famiglie, per il ceto medio il Cirque invece è per chi ha soldi, per un pubblico più d’elite. Lo prova anche il fatto che quello del Cirque non è uno spettacolo per bambini, a loro non piace più di tanto: chiedeteglielo, vi risponderranno che preferiscono il circo classico. Sia chiaro, io ho visto tutti gli spettacoli del Cirque, e all’uscita ho sempre detto «ho visto uno show bellissimo, straordinario. Ma non mi sono divertito.
 Cosa gli manca? Citando un loro show, l’allegria: gli artisti sono bravissimi, ma tutti uguali, intercambiabili. E’ una grande industria dello spettacolo. Che non ci aiuta, ma non ci fa neanche danno». (l.d.)

A Livorno per due settimane le performance vincenti

02 febbraio 2011 —   pagina 21   sezione: Spettacolo

 LIVORNO. Flavio Togni è la star del Circo Americano, storico circo che approdò in Europa nel 1963 e qui lasciò una “clonazione” grazie alla famiglia Togni e ad altre tre famiglie che si spartirono il continente lanciandosi in una nuova avventura dopo i successi raccolti in patria.
 Oggi il Circo Americano è il più grande spettacolo a tre piste d’Europa, una delle realtà più importanti del circo tradizionale. In queste ore sta piantando il tendone a Livorno (in via Firenze), dove domani alle 21 debutterà, e poi fino al 16 proporrà due spettacoli al giorno, alle 17 e alle 21. In questi spettacoli Flavio Togni presenterà tutti e cinque i numeri che hanno trionfato a Montecarlo.
 Ad accompagnare l’apertura del tendone, domani sera, sarà lo staff di Radio Toscana: il “musicologo” Jonathan Mensi e il direttore artistico Alessandro Masti.
 In questi giorni, ascoltando la radio fiorentina è anche possibile prenotare in diretta un invito per sedere gratis sui magici spalti. Info su www.radiotoscana.it

Da Il Tirreno del 2/02/2011

03/02/2011 15.31.24

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