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Il nano Bagonghi ¨C un piccolo grande uomo


Bagonghi, il clown cavallerizzo, in compagnia del suo cavallo preferito

 

NOVARA, 28 GIU 2010 ¨C Era nato a Galliate nel 1892 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri, Giuseppe Bignoli.

Il pap¨¤ si chiamava Carlo, la mamma Giovanna Martelli, lui terzo di quattro fratelli tutti maschi.

Il problema di Giuseppe Bignoli, detto ¡°Giusipin¡±, ¨¨ che non cresceva e non crebbe mai. Era un nano, bench¨¨ nella famiglia Bignoli non ci fossero stati precedenti del genere. Frequent¨° le elementari fino alla sesta, ma la sua statura, la sua condizione di nano, lo resero zimbello degli altri ragazzi, i coetanei.


Bagonghi con il fratello Paolo

 

Da piccolo, la mamma Giovanna, rassegnata, lo portava in una cesta sulle spalle, e lo faceva dormire in un letto pi¨´ simile ad una culla. Purtroppo Giusipin non cresceva, per la disperazione della sua bella laboriosa famiglia.Di notte, mentre guardava nel buio, Giusipin pensava al suo futuro. Al massimo poteva aiutare nella campagna non poteva certo aspirare ad altri impieghi perch¨¨ la sua statura arriv¨° fino a 75 centimetri e poi si blocc¨°. Gli venne in aiuto la sorte, sotto forma di un circo equestre che alz¨° le sue tende a Galliate, il circo di Aristodemo Pellegrini.

Un circo come tanti in quei tempi di fine Ottocento: trapezisti, pagliacci, cavallerizzi, qualche bestia poco feroce. Il Pellegrini lo vide fra il pubblico e lo convinse ad intraprendere la carriera del circo.

La famiglia dei Bignoli non era certo contenta di quella sua decisione, ma Giusipin tacit¨° tutti fuggendo con i carrozzoni del circo, l¡¯alba in cui Pellegrini lasci¨° Galliate. Era l¡¯estate del 1905.

Disperato il padre lo cerc¨° per alcuni giorni, fu respinto alla frontiera con la Francia, torn¨° a casa rassegnato.

 


Bagonghi con la nana australiana Irene

 

Il circo Pellegrini port¨° il nanetto galliatese in Francia il generoso Aristodemo lo trattava come un secondo padre, gli insegnava alcuni trucchi del mestiere, e poi lo cedette al circo francese della famiglia Rancy, dove erano apprezzati gli specialisti con i cavalli.

Qui Giuseppe Bignoli assunse il nomignolo di ¡°Bagonghi¡±, che era appartenuto ad un nano bolognese che si esibiva nei circhi affrontando personaggi forzuti in improbabili scontri di lotta e pugilato. Dalle sorelle Rancy impar¨° tutto o quasi sui cavalli, divenne un cavallerizz¨° di straordinaria abilit¨¤ e seppe ritagliarsi un suo ruolo nello ¡°spettacolo pi¨´ bello del mondo¡±.

Strapp¨° buoni contratti, delizi¨° il pubblico, si fece un nome sui cartelloni. Nel 1910 attrasse l¡¯attenzione di un altro circo famoso, quello tedesco dei Schumann. ¡°Bagonghi¡± debutt¨° a Berlino e divent¨° subito un divo, perch¨¨ il pubblic¨° delirava per le sue acrobazie e piroette sul cavallo, per le smorfie e i versi con cui faceva ridere la gente. Era diventato un autentico e completo ¡°clown cavallerizzo¡±.

 

A diciotto anni era considerato dai critici il miglior cavallerizzo da circo. Venne conteso da diversi impresari, alla fine scelse un circo americano prestigioso, quello dei fratelli Wirth. Attravers¨° l¡¯Oceano, and¨° in America, non come povero emigrante, bens¨¬ come ¡°stella¡± del circo che, a quei tempi, era ancora uno spettacolo di classe e con pubblico raffinato.

Dai Wirth al Barnum, Ringling and Bailey il passo fu automatico. Approdavano al Barnum, il pi¨´ celebre circo del mondo, soltanto gli artisti e i ¡°numeri¡± pi¨´ eclatanti: l¡¯uomo con due teste, la donna barbuta, troupe di trapezisti che si esibivano senza rete, giocolieri con ¡°numeri¡± quasi impossibili.

Bignoli ¡°Bagonghi¡± trov¨° presto il suo spazio anzi era cos¨¬ impegnato di lavoro e guadagnava cos¨¬ bene che chiam¨° dall¡¯Italia uno dei suoi fratelli, Paolo, per fargli da ¡°spalla¡±. Rest¨° con il Barnum fino al 1926, dopo aver compiuto straordinarie ¡°tourn¨¦es¡± in tutto il mondo, dopo aver trionfato sia nell¡¯America del Nord che in quella del Sud, con frequenti puntate in Europa.

 

Durante un applauditissimo ¡°tour¡± in Australia, Giusipin Bagonghi si innamor¨° di una nana australiana, Irene Thompson, poco pi¨´ alta di lui. La spos¨° ad Adelaide e con la sua mogliettina si concesse una magnifica luna di miele in Polinesia. Ci sono foto che lo testimoniano.Purtroppo, durante la crociera durata un mese, vennero a galla i caratteri dei due sposini. Lui era irascibile, geloso, anche manesco. Lei, un peperino mica da ridere. Si insultavano e si menavano un giorno s¨¬ e l¡¯altro pure, e alla fine si separarono.

Giuseppe Bagonghi, carico di gloria e di dollari (duramente sudati), concluse la sua attivit¨¤ circense nel 1926. Aveva gi¨¤ 34 anni che per un nano non sono pochi. Era stanco di girare il mondo. Torn¨° nella sua amatissima Galliate, e si fece costruire una casa adatta alle sue misure in via Parini. Una villetta che esiste ancora, opportunamente ristrutturata.
Si fece costruire dalla FIAT un¡¯automobile speciale con i comandi al volante, e con quel macchinone circolava per Galliate e Novara come un principe. A volte lo si ammirava per le vie di Galliate scorrazzare su un cavallo bianco. Una scena felliniana.
Divent¨° amico personale e ¡°mascotte¡± nell¡¯emergente e poi grande pilota di moto e di auto Achille Varzi, pure lui galliatese. E lo seguiva nelle corse che si disputavano in Italia. Spesso era a cena con gli amici galliatesi, a capotavola, come si addice ad un anfitrione. Giocava a carte sia nei caff¨¨ di Galliate che in quelli di Novara, e voleva sempre vincere, sbirciando le carte degli avversari dall¡¯alto di uno sgabello di suo uso personale.
Fu anche molto benefico con le istituzioni di Galliate, specie quelle dedicate ai bambini non fortunati, e con il Santuario di Boca. Viveva da signore, rispettato da tutti. Partecipava ai Carnevali di Novara e dei paesi limitrofi, e naturalmente era sempre fra i premiati. Trov¨° anche una fedele compagna in Teresa Ravetti, una gentile signora di Borgomanero, che gli rest¨° accanto fino agli ultimi giorni della sua vita.

Il 6 settembre del 1939, Bagonghi si rec¨° presso il ponte del Ticino, fra Galliate e Turbigo, per divertirsi con il suo sandolino che era in custodia presso la Canottieri. Volle provare un passaggio fra i due pilastri centrali dove l¡¯acqua scorre veloce, provocando numerosi mulinelli. Non seppe reggere il leggero sandolino che si rovesci¨° trascinando Bagonghi nelle acque gi¨¤ fredde.
Tent¨° di aggrapparsi alla barchetta, ma non riusc¨¬ a vincere la forza della corrente che inesorabilmente lo trascin¨° fin verso le sponde lombarde. Lo trovarono su una spiaggetta di Cuggiono, morto annegato. Dopo alcuni giorni di affannose ricerche, anche notturne, il suo corpo venne scoperto e portato a Galliate, dove seguirono funerali eccezionalmente partecipati. Con in testa i caporioni del fascismo in divisa completamente bianca, quella del loro lutto.
Giuseppe Bignoli, il pi¨´ famoso di tutti i ¡°Bagonghi¡±, aveva soltanto 47 anni aveva vissuto una vita stupefacente. Era stato capace, con la sua intelligenza e la sua forza di volont¨¤, di riscattare un destino bieco e ostile.

Gianfranco Capra

Da www.oknovara.it del 27/06/2010¡¡

28/06/2010 21.13.12
 

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