Circusfans Italia

IL PORTALE DEL CIRCO ITALIANO

Stampa: Daniele Finzi Pasca: “Porto a Lugano il mio Icaro”

FESTIVAL DI LATINA

Daniele Finzi Pasca: “Porto a Lugano il mio Icaro, e poi stupirò i russi”

di Sal Feo

LUGANO – Oltre 700 rappresentazioni in giro per il mondo. Diciassette anni di successi di uno spettacolo che continua ad emozionare. Torna a Lugano “Icaro” di Daniele Finzi Pasca, un artista che tiene alta la bandiera del Ticino in giro per il mondo. E dopo aver collezionato premi e riconoscimenti, giocherà la carta di Cechov in Russia. Il Chekhov Festival di Mosca gli ha infatti commissionato la regia di uno spettacolo che aprirà i festeggiamenti del 150° anniversario della nascita di Chekhov nel 2010. E non è finita. È candidato al Premio Europa per il Teatro 2009/2010 e ha vinto il Premio Svizzero della Scena 2008. In questo momento sta ultimando la stesura della sceneggiatura di un lungometraggio, che segnerà il suo debutto alla regia cinematografica.

 

Insomma Finti Pasca non si ferma un attimo, e a novembre tornerà a Lugano per riportare sulle scene (l’appuntamento è per il 29 novembre al Cittadella) il suo “Icaro”. Se non altro per mantenere una promessa fatta con il pubblico ticinese. “Molte persone non erano riuscite a vedere lo spettacolo a gennaio. Avevo promesso di riportare la piece di nuovo a Lugano e ho mantenuto la promessa” ci ha raccontato a telefono da Montreal, in Canada, dove sta lavorando allo spettacolo “Nebbia”m una produzione del Cique Eloize in coproduzione con il Teatro Sunil.

“Icaro” torna a Lugano  dopo aver fatto il giro del mondo. Oltre 700 rappresentazioni nei posti più impensabili. Come è stato accolto nel resto del mondo?

“Icaro rappresenta il biglietto da visita della nostra compagnia Sunil. Ovunque ha riscosso un successo che non avremmo mai immaginato. È stato un po` la nostra bandiera e ci ha permesso di realizzare incontri straordinari e ci ha aperto le porte di esperienze diverse e di nuove dimensioni”.

Qual è stato l’incontro che ti ha colpito di più?

“Ce ne sono tanti. Ricordo l’esibizione  a Parigi al  Theatre des Bouffes du Nord di Peter Brooke. E poi Le Cirque du Soleil, oppure i trionfi in America latina. In Messico ad esempio ero stato invitato per presentare Icaro per due sole settimane, e invece ci sono rimasto per un anno di fila. Insomma 17 anni di tante piccole storie e di grandi incontri con pubblici sempre diversi”.

C’è un pubblico in particolare che ti ha stupito in qualche modo?

“In verità sono io che mi stupisco ogni volta. Prima di ogni esibizione puntualmente  mi assale la paura. Icaro è una pièce che si gioca sul filo dell’equilibrio e ogni sera mi metto a rischio. Eppure resto stupito ogni volta, a fine spettacolo, come questo equilibrio finisca per restare intatto”.

Immaginavi questo successo quando 17 anni fa hai iniziato a portare in scena Icaro?

“No. Tutto era nato dall’esigenza di voler realizzare un tipo di teatro  da fare assieme al pubblico. Volevamo creare uno scambio  e raccontare una storia tenendo in conto il pubblico, e in Icaro racconto lo spettacolo ogni sera a uno spettatore diverso”.

Hai scritto che Icaro è una montagna che scali da 17 anni. Come è cambiato Icaro in tutti questi anni e soprattuttto come è cambiato il tuo rapporto con questo personaggio?

“Icaro non cambia. Sono io che sono cambiato. Lo spettacolo per un attore è come una montagna che ogni sera tenta di scalare e poi si rende conto di essere in qualche modo cambiato. Diciassette anni fa ero ad esempio molto piu atletico, avevo un’adrenalina che oggi uso in modo diverso. Inoltre Icaro è uno spettacolo semplicissimo, una semplicità che è una scelta ben precisa. Ne parlavo in questi giorni proprio con il maestro Maurizio Scaparro durante un festival cinematografico a Napoli. Entrambi eravamo dell’opinione di recuperare la semplicità e la leggerezza. Ho realizzato molto spettacoli ricchi e pomposi, ritornare oggi alla semplicità è per me  un motivo di grande soddisfazione”.

Il mito di Icaro nell’immaginario collettivo è un po’ l’esempio di colui che tenta di compiere delle azioni fuori dalla propria portata e senza avere i mezzi sufficenti per realizzarle. Quanto Icaro c’è in te da questo punto di vista?

“Si puo essere eroi senza necessariamente dover vincere. Siamo purtroppo imbevuti di una cultura dove gli eroi sono sempre vincenti. Ci dimentichiamo troppo spesso che per una battaglia vinta, molte altre invece verranno perse. Perdere non è un problema. Non è una sconfitta. Già iniziare una battaglia, tentare di realizzare un sogno è un gesto eroico. E Icaro è proprio questo”.

Un mito che continua ancora ad essere molto presente. Lo troviamo protagonista in molti libri, nelle canzoni, perfino in un famoso videogioco. Secondo te come si spiega tutto questo interesse?

“I miti ci servono perchè ci aiutano a spiegare aspetti della nostra esistenza. Nei miti troviamo molte risposte alle nostre domande. Nello spettacolo mi chiedo se sia sbagliato volare troppo in alto, aspirare ad obiettivi audaci. Credo che non bisogna mai avere limiti  per sognare”.

E tu hai mai posto dei limiti ai tuoi sogni?

“A volte si. Ma quando sogno mi piace andare in alto e non avere confini”.

Hai scritto “faccio teatro per far piovere negli occhi degli altri, una sorta di massaggio umido per l’anima”. Che cosa intendevi?

“Si pensa, erroneamente, che il clown voglia fare ridere. A me interessa invece commuovere. La clowneria è solo un mezzo per arrivare alla commozione. Mia nonna tornando dal cinema diceva sempre “ho visto un bel film, quanto ho pianto”. Eppure il film non era triste. Era solo capace di massaggiare le corde piu’ intime dell’anima. Avremmo bisogno più spesso di questi massaggi”.

So che nel 2010 sarai in Russia dove ti hanno commissionato la regia di uno spettacolo che dovrà aprire i festeggiamenti per il 150esimo anniversario della nascita di Cechov. Come pensi di stupire i russi?

“In realtà sono stati loro a stupire me. Quando mi hanno proposto questo progetto ho pensato che forse si stavano rivolgendo alla persona sbagliata, dato che non sono un esperto di Cechov. Piu’ che cercare di stupire i russi, sto cercando un modo per raccontare Cechov dal mio punto di vista. In questo momento sto lavorando con i silenzi di Cechov, quegli spazi di sospiri che ci sono tra una parola e l’altra”.

Dalla Russia a Lugano con il progetto delle fontane sul lungolago. Come saranno le fontane di Daniele Finzi Pasca?

“Qualcosa che possa essere sbalorditivo, bello, sufficientemente delicato, ecologicamente funzionale. Capace soprattutto di fare sognare. Desidero raggiungere fondamentalmente un obiettivo: realizzare delle fontane talmente belle da invogliare i luganesi a passeggiare sul lungolago, e spingere i non luganesi a raggiungere Lugano  per ammirarle.

Un obiettivo arduo.

“Bisogna sempre volare in alto e desiderare obiettivi difficili. Come Icaro”

So che stai ultimando la sceneggiatura di un film che rappresenterà il tuo debutto alla regia cinematografica. Cosa ci puoi anticipare?

“Posso solo dire che continuerò a proporre le mie piccole storie di gente che cerca di lottare con il presente, usando gli strumenti della memoria. Una storia che in fondo non è poi molto lontana dal mio mondo”.

Da www.tio.ch:80 del 11/11/08

11/11/2008 21.59.06

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo sui tuoi social utilizzando i bottoni che trovi qui sotto

Translate »
error: I contenuti sono di proprietà di www.circusfans.eu - Contents are owned by www.circusfans.eu.