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Circo degli orrori, ragazza in vasca con piranha

 

SALERNO  – Una ragazza bulgara di 19 anni era ridotta, assieme ai suoi familiari, in uno stato di vera e propria schiavitù all’interno di un circo, costretta ad immergersi in una vasca trasparente contenente acqua gelida con all’interno pesci piranha, rimanendo per tutta la durata dell’esercizio con gli occhi chiusi per vincere la paura. E se tentava di emergere veniva trattenuta con forza sott’acqua. Sua sorella, ancora minorenne, sarebbe stata costretta a stare in un invaso mentre le si rovesciavano addosso più rettili e anche una tarantola. Sono due delle storie dell’orrore emerse dall’operazione dei carabinieri di Eboli che ha portato all’arresto di tre persone e alla denuncia di altre tre a Petina, nel Salernitano. In manette sono finiti Enrico Raffaele Ingrassia, di 57 anni, il figlio William, di 33 anni, entrambi di Santa Croce di Magliano in provincia di Campobasso ed il genero Gaetano Belfiore, di 25 anni, di Lucera (Foggia), titolari del circo ‘Marino’.

Secondo l’accusa degli investigatori, la famiglia bulgara – i genitori e due ragazze, una di 19 anni e l’altra di 16 anni – dall’inizio del 2008 era stata ridotta in schiavitù dai gestori del circo. Inoltre, l’intera famiglia, era costretta a svolgere turni massacranti di lavoro per 15-20 ore al giorno, ricevendo soltanto 100 euro alla settimana, rispetto ai 480 euro pattuiti, perché i titolari del circo sostenevano che la differenza dovevano darla alla donna bulgara che li aveva reclutati. Le indagini, condotte dai militari e coordinate dal sostituto procuratore Mariella De Masellis, della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, sono andate avanti per alcune settimane. La famiglia viveva in due cassoni di autocarro, sottoposti a sequestro, in pessima situazione igienico-sanitaria. Sempre secondo gli investigatori sarebbe stato accertato che analoghe vessazioni ed assoggettamenti erano stati riservati ad altre persone provenienti dall’Europa dell’Est, che sarebbero però riuscite ad allontanarsi. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati documenti, telefoni cellulari e computer, che sono ritenuti dagli inquirenti utili per gli ulteriori approfondimenti investigativi. I quattro componenti della famiglia bulgara sono stati trasferiti in una idonea struttura protetta.

da: “Ansa”, 25/03/2008

27/03/2008 12.54.32
 

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