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Stampa: L’ Intervista di Divier Togni ad Affari Italiani

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Divier Togni, direttore del Palasharp ad Affari: “Dal concerto di Frank Sinatra dell’86 alle manifestazioni politiche”

 

Nato come Palatrussardi dopo la grande nevicata dell’85 e poi detto Palavobis e Palamazda, quello che oggi si chiama Palasharp (www.palasharp.it) è parte viva degli ultimi 21 anni di storia milanese. Un percorso che potrebbe concludersi bruscamente se non avrà dato seguito alla promessa di prorogare per altri due anni la concessione che scade il prossimo 16 settembre. A mandare avanti “la baracca” è Divier Togni, il cui cognome vuol dire sì “tendoni” e “spettacoli” ma anche una grande passione per la città e un’attività imprenditoriale complessa. Affari ha intervistato Divier Togni per ripercorrere un ventennio vissuto a braccetto tra Milano e il suo palazzetto.

 

Come si è evoluta la storia del Palasharp insieme alla storia di Milano? Ci sono dei momenti in cui si è accorto che qui succedevano cose importanti?
“La mia famiglia a Milano era di casa, venivamo tutti gli anni col circo… Ricordo ad esempio il 29 dicembre 1962 quando ci fu l’incendio del circo a Porta Volta… E poi ho studiato a Milano al collegio San Carlo… Perciò ho un forte legame forte con la città fin da quando ero bambino, pur essendo nato girovago. Ho messo per la prima volta il Teatrotenda Lampugnano quando sulla montagnetta non c’era nulla, era solo la discarica delle macerie della guerra, non c’era la stazione della metropolitana anche se la metrò era già arrivata… non c’era nulla di costruito. Il Teatrotenda era stato messo perché il Comune di Milano aveva una struttura al Castello e c’era stato un incidente con dei morti: io ho rilevato quella struttura e da lì è nata la prima convenzione. Poi nell’85 c’è stata la famosa nevicata, era crollato tutto. L’unica cosa rimasta in piedi – sembra incredibile – era il Teatrotenda, quello che sulla carta era il più precario mentre Vigorelli e Palazzo dello Sport erano venuti giù… Da qui grandi polemiche mentre c’era il sindaco Tognoli. Gabetti era nei guai perché proprietario della squadra di basket e non sapeva dove andare a giocare, aveva appena acquistato un famosissimo giocatore per una cifra… era disperato. Io dissi: con una piccola modifica vi posso far giocare nel Teatrotenda e così è stato fatto. Nel giro di un mese e mezzo abbiamo consentito di giocare le finali e , come si chiamava la squadra allora, vinse il campionato. Da lì si capì che esisteva un problema per Milano che non aveva un suo palazzetto dello sport e così proposi la mia idea di una struttura ibrida, che fosse stabile alla base ma mobile nella parte superiore. Così nacque il Palatrussardi, con una concessione iniziale di 10 anni. È stato il primo esempio al mondo di struttura fatta in questo modo, il primo anno vennero addirittura i giapponesi a filmarla”.

Lei ha mutuato la passione per i tendoni e le strutture simili dalla famiglia?
“Sì, io organizzavo già spettacoli e concerti negli stadi e nei palazzetti in Italia, la mia società era la prima ad avere i palchi coperti, avevamo praticamente il monopolio di tutte le tournée dei grandi cantanti, li ho ‘fatti’ tutti…”

Al Palatrussardi avete esordito con Frank Sinatra…
“È stato il top. Ancora oggi, a distanza di 21 anni – era l’86 -, è il più grande incasso fatto in un luogo al chiuso. Ma soprattutto era l’atmosfera: si figuri che avevamo le file dei vip che arrivavano alla ventitreesima. Un evento irripetibile… E poi un momento che mi è piaciuto più degli altri, data l’età, è stato quando è venuto Paul Mc Cartney. E poi ho avuto moltissimi grandi artisti e mi piace ricordare oggi quando nel ’90, per l’inaugurazione dei mondiali di calcio, venne Luciano Pavarotti. Un grandissimo evento in cui, da appassionato, ebbi l’occasione di vedere tutti i più grandi giocatori della storia del calcio: Platinì, Maradona, Pelè, Beckenbahuer… Con Gianni Morandi ho persino fatto un duetto insieme durante le prove. È come quando si raggiungono i sogni da bambino: avevo due passioni, il calcio e il canto. Non sono divenuto né cantante né calciatore però ho potuto ospitare tutti i miei miti”.

“Oltre ai concerti?
Ultimamente ci stiamo lanciando molto sui ‘family show’: tra poco avremo “Scooby Doo”, e poi un’altra grandissima produzione che fanno sul ghiaccio, “High school musical”. Questi sono grandi spettacoli che girano per il mondo con il loro staff tecnico cui noi forniamo supporto logistico, tecnici, elettricisti, facchinaggio…”

Il Palasharp è stato spesso un luogo dove si è fatta politica. Cosa ricorda dei “Cinquantamila del Palavobis”? Vi siete trovati in difficoltà quel giorno?
“La copertina, mi pare, dell’Espresso aveva titolato “il popolo del Palavobis”: un esempio di quando la politica è vissuta con passione e muove le folle. Incrociando le dita, come si dice, in tanti anni non abbiamo mai avuto brutti episodi. Eppure abbiamo avuto spettacoli che andavano oltre il sold out come in quel caso, dove abbiamo dovuto allestire in fretta e furia degli schermi esterni. È stata una bella prova e il palazzo ha dato modo di far vedere la sicurezza (da 9mila, che è la capienza, a oltre 25mila…)”.

E col parcheggio e la stazione dell’Atm come convivete?
“L’Atm è contenta perché fa lavorare il suo parcheggio al massimo e noi anche perché abbiamo un servizio. Questo palazzo è ubicato in una posizione strategica di Milano, facile da raggiungere. Perfetta anche a distanza di tanti anni”.

È stato difficile il suo rapporto con la politica milanese? Avete avuto problemi con le varie giunte comunali?   
“Sempre difficile, diciamo. Ci sono sempre state un po’ di polemiche… Io sono molto innamorato di Milano, mi sento milanese e ritengo di aver fatto qualcosa di bene per la mia città… perché quando è crollato il Palazzetto dello sport non c’era null’altro… Se non fosse nato il Palatrussardi ci sarebbero stati molti eventi persi per Milano e magari qualche altra città avrebbe potuto subentrarle nel circuito mondiale dei grandi avvenimenti. Se ho un rammarico è che con tutte le giunte che si sono succedute non sono riuscito a portare avanti il progetto di far diventare definitivo il palazzo e quindi permettere adeguamenti e cambiamenti che sarebbero necessari. Anche il famoso Madison square garden non è più quello originale, ogni tanto lo buttano giù e lo ricostruiscono…”

Attualmente la concessione quando scade?
“Guardi lei è il primo in assoluto a saperlo: la nostra concessione scadeva il 16 settembre e avremmo dovuto chiudere. C’erano ovviamente delle trattative in corso da tempo e mi è stato appena comunicato che in questi giorni va in Giunta la proroga della concessione per due anni. Ora quindi aspetto di vedere questa proroga che arriva all’ultimo momento”.

Il futuro come lo vede?
“Mi auguro che questa Giunta, che è fatta perlopiù da persone giovani, sia sensibile al mio desiderio di portare a termine questo mio progetto che ritengo avanzato e innovativo per dare a Milano una nuova struttura all’avanguardia. Sarebbe il coronamento di una storia ormai più che ventennale”.

Corrado Fontana

 

Da www.canali.libero.it/affaritaliani del 10/09/

10/09/2007 21.39.20

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