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Stampa: Cent’anni fa nasceva Primo Carnera

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A cento anni dalla nascita l’Italia ricorda Primo Carnera con un francobollo commemorativo

 

Nonostante siano passati quarant’anni dalla morte del mitico Primo Carnera ancora non s’è spenta l’eco delle sue imprese e le Poste Italiane hanno deciso di dedicare un francobollo alla figura del mitico Gigante di Sequals, come veniva chiamato per via del comune (provincia di Pordenone, allore di Udine) che il 25 ottobre 1906 diede i natali al primo campione del mondo del pugilato italiano, già oggetto nei mesi scorsi di una mostra itinerante che ha toccato le maggiori città italiane. Il francobollo avrà un valore di 60 centesimi e riprodurrà il grande campione friulano in primo piano, con un incontro di boxe sullo sfondo. Primo Carnera è stato per diverse ragioni l’autentica icona di un epoca, il degno rappresentante dell’epopea migratoria di milioni di italiani – su tutti i meridionali e quelli del nord-est – nel “nuovo mondo”. Fin dalla nascita dimostra caratteristiche fisiche fuori dalla norma: da neonato si presenta al mondo facendo registrare la bellezza di 8 chili di peso, che non faranno altro che aumentare esponenzialmente (a 21 anni era per ) .

Emigrato a 16 anni in Francia nel tentativo di trovare lavoro, arrotonda il magro stipendio di falegname esibendosi nei circhi in prove di forza. Durante una di queste viene notato da un ex pugile, che intravede in lui le giuste potenzialità per fare la boxe e lo convince a trasferirsi nei cupi Stati Uniti della crisi economica e del proibizionismo. Le premesse ci sono tutte: la mole fisica di Carnera è veramente impressionante e non si vede chi possa sbarrargli la strada. Ma il destino è beffardo e ha le sembianze dello sfidante Max Baer, che esattamente un anno dopo la conquista della cintura mondiale gli infligge una dura punizione a New York, mandandolo al tappeto più volte e rovinando irrimediabilmente l’immagine del gigante italiano, che da quel giorno cade in disgrazia presso i loschi personaggi che ne avevano inizialmente programmato l’ascesa, e che ora lo abbandonano a sé stesso.

 

La sconfitta con Baer sancisce il declino di quella che ormai era diventata l’icona di un’epoca e di un popolo intero: il regime fascista ha infatti tentato in tutti i modi di farne il modello ideale di italianità, accostamento dal quale Carnera s’è sempre dissociato rifiutandosi di prestare il proprio volto alle sirene della propaganda mussoliniana. Qui Primo comincia a vincere tutti gli incontri per ko e conquista i favori della folla, finendo sotto la “protezione” della potentissima mafia italo-americana, che lo guida sapientemente fino alla conquista del primo titolo di campione del mondo mai conquistato da un pugile italiano: il 29 giugno 1933 Carnera mette fuori combattimento l’americano Jack Sharkley strappandogli il titolo più prestigioso, quello di campione del mondo dei pesi massimi. Sembra l’inizio di un regno destinato a durare.

Si ritira definitivamente dal pugilato nel 1946 (88 vittorie e 70 ko su 103 incontri), dopo aver perso – frutto di probabili combine – quasi tutti i suoi ultimi match, senza più ottenere una nuova possibilità iridata e battendosi anche contro l’emergente Joe Louis, che si sarebbe poi consacrato come una vera leggenda dei guantoni, uno dei più grandi di sempre. Dopo l’addio al pugilato Carnera si mantiene – con ottimi guadagni – prestando il proprio volto e la fama accumulata in incontri di wrestling, prima del ritorno a casa nel 1967, gravemente malato, dove morirà dopo pochi mesi di cirrosi epatica. Nonostante la brevità del suo regno mondiale, Carnera è stato uno degli sportivi che più ha colpito l’immaginazione insieme a Coppi, Bartali, Nuvolari, il grande Torino e pochi altri. Divenuta una celebrità fu una delle prime figure mediatiche dei tempi: Film, cartoon, pubblicità hanno fatto largamente uso della sua immagine, così come le tante madri esasperate dall’inappetenza dei propri bambini per anni si sono affidate all’appello “Mangia, che diventi forte come Carnera!”.

Fabrizio Lauria

 

Da canali.libero.it del 22/06/07

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