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Stampa: Equilibrismi in carcere

FESTIVAL DI LATINA

Equilibrismi in carcere
per trovare vie di fuga

 

Al Ferrante Aporti si ripetono gli stage di attività circensi

 

TIZIANA PLATZER

TORINO
Lei sta un po’ in disparte, non ha mica tanta voglia di far vedere ai suoi compagni se riesce a lanciare per aria clavette e palline. Potrebbe essere facile che qualcuno si metta a ridere, allora è meglio guardare e basta. Non è così facile essere l’unica ragazza fra 30 ragazzi. Di sicuro non al Ferrante Aporti, dove lei, straniera minuta, dai capelli lunghi raccolti con la coda, praticamente vive da sola nell’area femminile.

Per questo e altri cento motivi i tre giorni dedicati ai numeri del circo conclusi ieri all’Istituto penale per Minorenni sono stati una riserva d’aria nuova, anche se può apparire balzana l’idea di camminare su un cavo d’acciaio teso: ma che ci importa a noi di girare per la palestra con il monociclo? Sembra voler dire lo sguardo duro di Ciccio, mentre girovaga in palestra durante il laboratorio di equilibrismo. Già complicato dare una risposta, l’unica è che questa seconda esperienza di «Cirko/Stretto», un’idea di Forcoop Agenzia Formativa, che durante tutto l’anno si occupa della parte di didattica professionale dei ragazzi, possa essere stato un momento per mettersi in gioco. Insieme agli operatori che insegnano ogni mattina meccanica, informatica e giardinaggio, lì pure loro a imparare dagli artisti/docenti della Scuola di Cirko di Grugliasco e da una quindicina di allievi circensi l’arte che prende forma sotto un tendone a strisce.

E’ stato l’incrociarsi per qualche ora di chi sta «dentro» con chi sta «fuori». «Ehi, english, mi hai fatto il pelo» urla sempre Ciccio a Cesar, insegnante di acrobatica, che poi è molto brasiliano e poco english, e che facendo un esercizio è finito quasi addosso a questo ragazzone nato a Genova ma, a sentire lui, a Catania con il cuore. Ce ne sono altri che stanno a guardare fra questi ragazzi fra i 15 e i 18 anni, molti stranieri: maghrebini c’è anche un cinese , qualche rumeno, qualche rom. Il pensiero è che sia poco «da grandi» giocare al circo. Ma poi quando ieri pomeriggio si è trattato di fare lo spettacolo finale, tutti hanno avuto voglia di essere sul palco. E tutti, il diciassettenne che aspetta gli arresti domiciliari per poter tornare a casa da suo figlio di nove mesi, il sedicenne che sostiene di aver avuto una pena esagerata per il furto di una biciletta, vogliono musica. Cantano «Dopo 80 anni di carcere/esco fuori e trovo a libertà/..»: E’ Gianni Celeste, il cantuatore catanese che canta di Napoli e d’amore e passion, è un’idolo fra i corridoi dalle porte verde pastello. Dopo che al Ferrante è venuto Jovanotti, i ragazzi lo aspettano . Intanto ridono a fare i giocolieri e gli acrobati, dimenticandosi che ieri era sabato e le sigarette non sarebbero arrivate sino a domani.

 

Da del 18/05/07

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