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Fiabilandia: ieri oggi domani?

Fiabilandia

Fiabilandia: ieri oggi domani?

 Intervista a tre personaggi che hanno, ognuno a seconda delle proprie mansioni, contribuito a creare la storia del parco di Rimini

INTERVISTA: Fiabilandia: ieri, oggi, domani? Domande ad alcuni protagonisti della storia del parco

A cura di Silvia Forghieri e Roberto Canovi

Alla fine della scorsa stagione, per qualche settimana si è davvero temuto per le sorti di quello che è considerato da tutti, insieme a Edenlandia di Napoli, come il parco di divertimenti più vecchio d’Italia.
Un contenzioso che si sta trascinando da anni con il Comune di Rimini e che contrasta con la necessità di migliorare l’offerta con ulteriori investimenti economici, uniti alla necessità di fare sentire con maggiore forza le proprie ragioni, avevano indotto la proprietà ad annunciare alla Stampa la definitiva chiusura di Fiabilandia.
In quei giorni si sono messe in moto alcune iniziative, tra cui una petizione promossa dal Forum di Parksmania.it affinchè questo non accadesse ed è nata l’idea di intervistare alcune delle persone che a vario titolo hanno contribuito a rendere il parco quello che è ancora oggi una struttura storica vocata al divertimento delle famiglie con bambini dai 3 ai 12 anni.Abbiamo dunque intervistato Oriano Bizzocchi, che ha diretto il parco per un decennio tra gli anni ’70 e ”attuale direttore Achille Zavatta (da oltre vent’anni a Fiabilandia) e lo scenografo che ha curato alcune delle tematizzazioni più incisive del parco nel nuovo millennio, Marco Bressan.
Le interviste sono state realizzate alla fine della scorsa stagione, ma ci pareva giusto pubblicarle in occasione dell’apertura di quest’anno in segno di buon auspicio, dal momento che nel frattempo si è deciso di mantenere aperti i battenti di quello che per anni è stato il sogno di tutti i bambini che oggi, d’età compresa tra 40 e 50 anni, non hanno ancora smesso di sognare.

Oriano Bizzocchi

Lei è stato direttore di Fiabilandia per diversi anni in passato, qual’è stata la filosofia del parco in quegli anni e come si è operato?

Io ho organizzato e gestito il parco dal lontano 1974-75 al 1986-87 non ricordo bene, e naturalmente in quegli anni l’esempio da seguire era Disney per cui con molti sforzi si cercava di proporre e di “copiare” quello che succedeva negli Stati Uniti. Naturalmente rapportando tutto alle nostre possibilità ed agli ingressi che erano ancora pochi. Prima di me se ne sono occupate altre persone e quindi direi che il parco non è nato con un progetto ben definito, ma si cercava di offrire qualche cosa che andasse bene per i bambini e quindi le famiglie e si cercava di adattare, ambientandole un poco, alcune attrazioni tipo Go Kart per bimbi – ed intorno fu realizzato l’Autodromo – oppure il Lago dei Cigni con piccole imbarcazioni e cosi via, senza considerare troppo i costi di gestione e altri dettagli rivelatisi poi importanti, ma all’epoca eravamo per così dire alla “preistoria. L’ambiente in cui operare era favorevole, il lago era stato ricavato da una vecchia cava di sabbia e tutto intorno era stato piantumato con pioppi di rapida crescita. E quando io arrivai, trovai già un’ambientazione sulla quale “lavorare”.

Quali attrazioni conteneva Fiabilandia durante la sua direzione? Tra quelle attualmente presenti al parco, qual è la più vecchia? C’è qualche attrazione che risale all’anno di apertura?

Quando arrivai a Fiabilandia vi era “Il Galeone” dei pirati, in legno e pieno di colori – poi sostituito – ed uno “Show Boat” con un piccolo motore fuoribordo anch’esso poi sostituito con uno nuovo e tutt’ora funzionante con un sistema idraulico che muove le pale.Non esiste quindi un’attrazione realizzata allora ancora funzionante, ma queste due che sono state rifatte. Durante la mia direzione abbiamo realizzato poi il “Brucomela”, il “Castello di Mago Merlino”, il “Labirinto Cinese”, il “Lago dei Sogni”, il nuovo ristorante “Saloon”, il “Galeone” con relativo teschio-grotta, la struttura per spettacoli “Tensostruttura” ed il nuovo “Treno” a gasolio – sostituendo purtroppo quello a vapore – molto bello ma poco pratico. Grazie a questi sforzi, con un po’ di creatività e reinvestendo tanti soldi, abbiamo portato il parco nel 1987 ad avere 500.000 presenze. Non male per quei tempi!

Nel periodo in cui Lei gestiva il parco, c’era già qualche spettacolo? C’è qualche spettacolo che avrebbe voluto vedere nel suo parco e che per qualsiasi motivo non è mai stato realizzato? C’è qualche show del passato che merita di essere ricordato o che, secondo lei, ha un significato particolare per il parco?

In quel periodo abbiamo cominciato ad offrire spettacoli compresi nel biglietto ed in particolare per alcuni anni ho ospitato durante la stagione estiva il Circo Togni – senza animali e con solo acrobati, pagliacci e giocolieri – poi vidi negli Stati Uniti uno spettacolo di “Fontane Danzanti” e dopo molte ricerche sono riuscito a realizzarle con una ditta di Cento (FE). Il problema consisteva nel realizzarle “galleggianti” al centro del lago perché così si riflettevano nell’acqua creando un notevole effetto. Addirittura le “suonavo” io alla sera perché non esistevano ancora i computer! Ecco, direi che quell’attrazione, che credo esista ancora, ci consentì di attirare un’altra fetta di target giovani-adulti che forse  non sarebbero mai entrati in un parco per “bambini”.

Sfogliando delle vecchie fotografie scattate al parco circa 15 o 20 anni fa, abbiamo ritrovato delle fotografie di King Kong. Stando ad alcune voci, sembra si trattasse del King Kong originale usato per il celebre film. Com’è arrivato King Kong al parco? E che fine ha fatto?

King Kong… un altro capitolo importante! L’operazione fu fatta allora con il vecchio Gruppo Rizzoli che mi assicurò la promozione sui suoi giornali, “Sorrisi e Canzoni Tv” ed altri. lo trattai con il Gruppo De Laurentis, costò tantissimo ma fu sufficiente comunicare che il vero King Kong (il film uscì a Natale) arrivava a Rimini ed il gioco fu fatto! Avemmo moltissimi visitatori. Lo cedetti poi al Circo Togni che lo fece girare in Italia e in seguito tornò a Fiabilandia. Fu poi ceduto, ormai spelacchiato e in disarmo, ad un operatore dello spettacolo viaggiante, ma io non seguii più quest’ultima fase.

Parliamo ora un po’ di Lei. Dopo aver diretto per 12 anni un parco per bambini, attualmente dirige due strutture di tutt’altro genere: il “Museo dell’insolito” a San Marino e il “Museo delle macchine del sesso” a Praga. Quest’ultima, in particolare, pur se dotata di grande valore culturale e realizzata in modo elegante e priva di qualsiasi morbosità, è comunque riservata ad un pubblico adulto. Come mai questo cambiamento di target? Ci può brevemente presentare queste due strutture?

Ad un certo punto tutti o quasi gli amori finiscono e quindi io pensai di mettermi in proprio. Cercai di sintetizzare quella che era stata la mia esperienza, quindi idee non esistenti da altre parti. Poche spese di gestione, lavorare al coperto e tutto l’anno e mi inventai quindi nel 1989 il “Museo delle Curiosità” a San Marino. Comprai un albergo di 800 mq. lo ristrutturai realizzando sale espositive e cercai oggetti e cose “curiose e strane”. Funzionò e tutt’ora ha una buona affluenza. Proprio in questi giorni è stato arricchito con nuovi oggetti.Ora il “Sex Machines Museum”. Mi trovavo a Praga nel 2001 per aprire negozi di candele lavorate a mano, altra attività che ho sviluppato in Italia – San Marino, Siena, Assisi etc. – e sono riuscito ad acquisire un bellissimo palazzo del 1620 nel Centro storico già dotato di saloni. Sembrava fatto apposta per un’idea che mi frullava in testa da tempo. Un’idea nuova , il “Sex Machines Museum”. Non quindi il solito Museo dell’erotismo come si può trovare a Barcellona, Amsterdam o Parigi, ma una rassegna di oggetti inventati dall’uomo per accrescere il piacere sessuale dalla preistoria ad oggi.Dopo alcune reazioni all’argomento da parte della Citta di Praga ed alcuni aggiustamenti in corso d’opera – in fondo non espongo niente di pornografico, ma semplicemente di molto “curioso” – il Museo è partito benissimo ed oggi, a distanza di cinque anni dalla sua apertura, accoglie molti visitatori di tutte la nazionalita’.

Achille Zavatta

Fiabilandia ha compiuto quest’anno i suoi 40 anni ed è quindi il parco tematico più antico d’Italia. Lei ne è il direttore ormai da diversi anni e conosce tutti i suoi segreti. Com’è nata l’idea di Fiabilandia? Lo sviluppo che ha avuto negli anni ha seguito l’idea iniziale, è stato adattato alle esigenze ed alle richieste dei suoi piccoli ospiti o semplicemente si è limitato a sopravvivere con il budget disponibile?

Sì, effettivamente Fiabilandia è il primo parco tematico nato in Italia. Prende forma dall’idea di un piccolo imprenditore di Riccione, il quale aveva intuito che quello spazio attorno alla vecchia cava di ghiaia abbandonata – già molto frequentata dai pescatori di carpe – poteva svilupparsi come polo di attrazione inserendo dei giochi. Purtroppo per lui, l’idea era sicuramente vincente, ma non disponeva delle necessarie risorse economiche e cosi dovette “passare la mano” ad altri.
Il gruppo sopraggiunto era relativamente motivato. Di fatto, mi sento di affermare che  in passato non si era mai pensato alla crescita e quindi alla progettazione di attrazioni che tenessero in considerazione chi fossero i reali fruitori. Inoltre, a mio avviso, il parco ha avuto la grande sfortuna che negli anni “d’oro” per la riviera romagnola, la proprietà non ha mai dimostrato la necessaria intraprendenza per dotare il parco di strutture e attrazioni tali che lo proiettassero in una dimensione europea e con standard tipici di un parco che per la sua collocazione era frequentato da visitatori di provenienza Internazionale. In tempi più recenti, limitatamente ai budget disponibili e con l’incertezza degli eventi che avrebbero prima o dopo – a causa dell’aggressiva crescita della città – mutato il territorio e la viabilità del parco, si sono fatti degli interventi “risanatori” sia sull’esistente che su nuove attrazioni. Questo anche grazie ad alcune idee e alla collaborazione intrapresa con lo scenografo Marco Bressan. 

Fiabilandia non offre solo attrazioni e tematizzazione, ma anche alcuni spettacoli. Gli show sono sempre stati presenti nel parco fin dall’inizio o si tratta di scelte successive e in questo caso, quali sono i motivi che hanno portato a operare questa introduzione? Qualche show presente o passato che merita di essere ricordato o che, secondo lei, ha un significato particolare per il parco?

Per le informazioni in mio possesso, gli spettacoli fanno da cornice all’offerta di Fiabilandia fin dai primi anni 80, io stesso sono arrivato a Fiabilandia nel 1985 e facevo parte di una troupe che era stata scritturata per curare l’animazione del parco poi verso il 1990, con l’insediamento della nuova direttrice (Tiziana Cipelletti), di diverso avviso, questa  soppresse gli spettacoli di animazione proponendo intrattenimenti alternativi. Nessuno di questi però incontrò veramente il consenso del pubblico e da questo iniziò un certo declino del parco. Nel 1999 come è noto, vi è stato un nuovo cambio di proprietà e grazie a questa gli spettacoli sono tornati a rallegrare le famiglie, in particolare tra gli spettacoli degni di nota vorrei ricordare: “La fiaa di Aladino” – in collaborazione con il circo Medrano –  rappresentata con artisti ed animali dal vivo, “Pinocchio on ice” interpretata da pattinatori professionisti, “Biancaneve e i sette Nani” sempre con personaggi dal vivo e scenografie del poliedrico Marco Bressan.

E’ stata sua la decisione di cambiare la mascotte del parco alcuni anni fa? Quali i motivi e perchè è stato scelto lo scenografo Marco Bressan per idearla?

Più precisamente è stata mia l’idea di ridare una mascotte al parco, giacché tra le cose non gradite alla direttrice Cipelletti, c’era anche la vecchia mascotte di fiabilandia “PUK”. Di fatto per alcuni anni il parco rimase orfano di una mascotte, poi quando ebbi l’occasione (non poco sofferta) di proporre la creatività di Marco alla vecchia proprietà, a causa di una serie di interferenze, mi fu negata l’autorizzazione, forse anche perchè era in arrivo la nuova gestione e  cambiando gli scenari non si sentirono di affrontare questo tipo di rinnovamento. Conobbi Marco casualmente in occasione di una sua venuta a Rimini per una fiera di settore (Il Park Show), da allora oltre che la collaborazione con Marco è nata una profonda amicizia accompagnata da una reciproca stima ed ammirazione professionale.

All’interno dell’acquario sono state inserite alcune ricostruzioni di animali preistorici. Visto che i bambini sembrano apprezzare molto il tema preistorico ed il mondo dei dinosauri, non avete mai pensato di usare quei “modellini” per creare una piccola zona a tema nel parco? (NdR: nel frattempo, durante la chiusura invernale, questi modelli sono stati trasferiti presso il Luneur di Roma, la cui gestione è passata nelle mani della stessa proprietà di Fiabilandia).

Si! Certo! L’idea c’è stata ma non è stata mai recepita seriamente dalla proprietà di fatto nell’attuale area dell’attrazione “I fuori pista”, sfruttando proprio le macchine di tipo fuoristrada volevamo realizzare un percorso denominato “Jurassickars”, con l’intento di imitare alcune ambientazioni del famoso film Jurassic Park.

Una delle novità della stagione 2005 è stato il Troll Delle Fiabe. Come mai è stato collocato in un angolo abbastanza nascosto del parco e soprattutto in un antro che viene aperto solo in determinati momenti della giornata?

Beh, questa risposta meriterebbe un piccolo dibattito, ma brevemente posso dire che per contenere i costi di gestione di un parco si deve tenere conto di diverse cose in questo preciso caso sono le seguenti:
1) riutilizzare uno spazio vuoto nel contesto di un luogo importante come il castello di merlino
2) far si che l’evento avvenga nel contesto di un programma di spettacoli e intrattenimenti
3) avere il controllo del soggetto Troll per impedire danneggiamenti e manomissioni. A tale proposito devo aprire una nota dolente, e mi rendo conto che è difficile accettare che in un parco per famiglie si possano verificare atti di vandalismo e furti di ogni genere alle attrezzature. Siamo costretti proteggere le scenografie con grate di ferro, cristallo e plexiglass per evitare danni e manomissioni. Consapevoli purtroppo di togliere il piacere a molti di godere direttamente di certe scenografie, si pensi che nonostante le protezioni a fine stagione 2006 hanno rubato la riproduzione di Trilly all’interno del percorso di Peter Pan. Per concludere, l’uso è legato ai flussi di pubblico, all’importanza dell’attrazione e di conseguenza vengono determinati l’utilizzo ed il conseguente uso del personale.

La zona fattoria del parco ospita diversi animali. Le notizie delle ultime settimane parlano di una possibile chiusura del parco. Se si dovesse arrivare a questa tragica soluzione, gli animali che attualmente sono ospitati nel parco a che destino andrebbero incontro? Si è già trovato un altro parco o comunque una struttura che li possa accogliere?

Per fortuna in questi mesi sono cambiati gli scenari ipotizzati nella vostra domanda e comunque gli animali non avrebbero alcun problema ad essere collocati in altre strutture. Ne cito una su tutte: il nostro zoosafari a Fasano.

Conosciamo il suo grande amore per Fiabilandia, che ci auguriamo possa continuare a vivere per molti anni ancora. Qual’è la sua idea per lo sviluppo futuro del parco e quante di queste idee pensa potranno essere realizzate?

Ho già ampiamente esposto le mie idee per lo sviluppo del parco nella relazione – Relazione di Riqualificazione – scritta con Marco Bressan e già in vostro possesso (NdR: una serie di nuove attrazioni di ottimo impatto, tra cui un suspended coaster acquatico sostituito poi quest’anno dallo “splash battle” in fase di costruzione).

Marco Bressan

Fiabilandia negli ultimi anni si è arricchita di nuove zone tematiche, come di Peter Pan di cui hai curato la realizzazione. Secondo te, compatibilmente con il budget a disposizione, il futuro del parco è legato più all’installazione di nuove attrazioni o alla tematizzazione e restyling delle diverse aree già esistenti?

Vorrei fare una premessa. Diciamo innanzitutto che Fiabilandia é un parco al quale sono molto legato perché é stato il mio primo vero cliente e perché per un breve periodo ne sono stato il direttore artistico, anche se come consulente esterno tramite il mio studio “Ozlab”. Poi quando ero bambino era uno dei due parchi mitici da visitare, insieme con Gardaland e all’epoca erano abbastanza simili e confrontabili,anzi, in quanto a dimensioni sicuramente Fiabilandia primeggiava. Comunque la mia collaborazione inizia nel seguito all’amicizia nata con il direttore Achille Zavatta, che allora era il responsabile tecnico del parco e che con l’avvento della nuova proprietà De Rocchi-Casartelli ha assunto l’attuale ruolo dirigenziale. L’entusiasmo che abbiamo in comune ci ha portati a pensare a una moltitudine di progetti di cui alcuni sono stati realizzati e altri, purtroppo almeno al momento, sono rimasti sogni nel cassetto. E’ vero che la nuova proprietà ha investito qualcosa nel parco dopo troppi anni di stagnazione, però secondo me non abbastanza da rilanciare appieno la struttura. Forse si aspettavano un aumento maggiore in termini di ingressi, anche se non va dimenticato che dal 2000 c’é sempre stata una ripresa lenta ma costante in termini di numeri.
Arrivando alla tua domanda, posso solo dire cosa farei io come scenografo e progettista, perché le mosse future della proprietà restano un’incognita anche per me. Io vedrei innanzitutto un restyling radicale delle attrazioni esistenti, con la sostituzione di quelle obsolete e l’aggiunta di nuove dove necessario. Posso dire che apprezzo moltissimo la scelta dello Splash Battle come novità 2007, era un’attrazione necessaria e sarà un bella boccata di ossigeno in termini d’immagine per Fiaby (così la chiamiamo affettuosamente noi addetti ai lavori, tant’é l’amore per questo luogo). Io darei più coerenza alle varie aree, anche perché Fiabilandia ha il pregio di essere nato con dei villaggi tematici, seppur molto ingenui e semplici: l’area cinese, quella medioevale e quella west.
E poi davvero lo dedicherei completamente a fiabe e avventura, insomma un parco super tematico, in tutto e per tutto. Poca adrenalina (qualcosina sì, ma perché rivaleggiare con l’irraggiungibile Mirabilandia?) e molte emozioni legate alla fantasia e al gioco. L’investimento economico di quest’anno é lodevole, ma in futuro la proprietà dovrebbe avere il coraggio di continuare su questa strada.

Sappiamo che le ultime scenografie di Fiabilandia sono opera tua. Qual è l’attrazione o la scenografia a cui sei particolarmente legato o a cui attribuisci un significato particolare?

Sono legato alla Baia di Peter Pan sicuramente, perché é la vera attrazione  di Fiaby che ho realizzato da zero. Non é il restyling di una cosa esistente… anzi, non c’era nemmeno il terreno, visto che abbiamo dovuto ricavarlo creando un terrapieno che rubasse spazio al lago! Ho sviluppato il progetto come volevo io, anche se non é stato completato in tutte le sue parti per via dei costi elevati… pazienza. Anche degli gnomi comunque mi ha dato delle soddisfazioni, in quanto nostra prima realizzazione. Eravamo dei “ragazzini” e ci siamo realizzati in casa tutto, stampi, vetroresine, robotica degli gnomi (degli “animatronici” per così dire, ad animazione pneumatica).

Parliamo ora della mascotte del parco. Ci pare di ricordare che anni fa la mascotte fosse un coniglio vestito di giallo. Come mai ha poi ceduto il posto all’attuale Babau? Le mascotte non avrebbero potuto coesistere come già succede in altri parchi? Generalmente, per spaventare i bambini si usa dire “attento che arriva il babau”. In questo caso, però, Babau è il nome di una simpatica mascotte del parco. Qual è la storia del Babau? Da cosa nasce il suo nome?

La vecchia mascotte era Puck, e mi piaceva molto. Non era un coniglio, bensì uno scoiattolo prestigiatore, ed era vestito di nero sui disegni (dépliants, manifesti) e di bianco se pensiamo alla scultura che c’era all’ingresso del parco. Fu eliminato negli anni ’90 dalla precedente direttrice, che non lo vedeva “didattico” e interessante… che errore madornale, in termini di marketing, eliminare la mascotte! Poi se pensiamo che é un parco che ha assunto sempre più la connotazione di parco per famiglie con bambini… comunque questo ha permesso appunto la nascita del Babau. Tra le proposte quando mi chiesero di disegnare la mascotte, c’era anche una mia versione di Puck, ma l’idea venne scartata perché le vecchie sculture erano state vendute ad altri parchi più piccoli e quindi non si poteva più usare senza pericolo che fosse un doppione. Con Achille Zavatta abbiamo pensato ad una mascotte che potesse essere originalissima.
Non un animale, dunque un mostriciattolo… e così ho pensato ai mostriciattoli dei bambini. Il Babau era quello più nominato e misterioso, ma com’era fatto? Sfogliando un numero di Topolino mi pare di aver letto una storia ambientata nell’Himalaya, con uno yeti molto buffo e ho pensato: “ecco, dev’essere peloso come uno yeti!”. Poi me lo sono un po’ inventato come veniva. La storia del bimbo che entra nel castello di Mago Merlino e pasticciando con le pozioni gli dà vita era perfetta e me l’ha risolta Gigi, mio padre, che solitamente scrive poesie “serie”! Lo abbiamo appunto legato alla magia ed all’attrazione più caratteristica del parco, il castello di Mago Merlino.
Coesistenza con altre mascotte c’é stata, in effetti per alcuni anni abbiamo avuto tutta una serie di personaggi “amici” dei quali é anche stato sviluppato il merchandising, ma che “funzionavano” moltissimo solo come characters. Consumati i costumi (sempre una nostra realizzazione) questi sono stati via via accantonati anche se ogni tanto compaiono sul materiale stampato.

Parlando del Babau, ci chiediamo come mai nel parco non è presente una zona dedicata interamente a lui? Per esempio: dove vive il Babau? Non sarebbe carino se i piccoli ospiti potessero, per esempio, visitare la sua casa?

Era stata progettata come riorganizzazione di uno dei villaggi tematici, appunto. Il Villaggio del Babau doveva completare il villaggio Medioevale alle spalle del castello di Mago Merlino e sostituire l’attuale area giochi tra questo e l’Exotarium. E’ comunque presente nel masterplan del 2004 ed esistono anche delle belle illustrazioni del concept, una delle quali é appesa negli uffici del parco. La zona comprenderebbe un flume ride in mezzo ad alambicchi e libri giganti, a bordo delle pantofole del mago, il villaggio vero e proprio che fa da quinta ad un live show sulla storia del Babau, e la sua casa. Poi c’é il progetto di restyling completo del castello di Merlino, con la trasformazione delle scene attuali in un piccolo dark ride con protagonisti Merlino ed il Babau.

Osservando le scenografie del parco, in particolare alcuni elementi caratteristici come il castello di mago Merlino o il Fiaby Boat, si nota una somiglianza con alcune zone dei parchi Disney. Si tratta di una casualità o per alcune scenografie si è preso spunto proprio dal parco del grande Walt?

No, no, la prima proprietà del parco (ci fossero ancora loro, Fiabilandia rivaleggerebbe ancora con Gardaland!) usava fare viaggi a Disneyland proprio per trarre spunti per le sue nuove attrazioni. Fu il caso dei Canyons, che negli anni ’80 costarono un cifrone a livello economico, e vennero anticipati dalla visita di un team di Fiaby in California per vedere le Big Thunder Mountains!

La domanda finale a tutti e tre i nostri protagonisti. Da qualche settimana, Parksmania Club, in quanto associazione di appassionati di parchi di divertimento, ha indetto una raccolta di firme online per sensibilizzare e far conoscere la situazione futura incerta del parco. Molte persone, oltre a firmare, hanno aggiunto frasi di affetto e solidarietà nei confronti del parco. Cosa ne pensi di tutte queste persone che si sono mobilitate per far sentire la propria voce in favore del parco?

Oriano Bizzocchi: Io credo che queste persone, seppure per motivi diversi, abbiano in qualche modo affetto per questo tipo di realizzazioni e personalmente ritengo che Fiabilandia debba continuare ad esistere e che anzi potrebbe diventare un gioiello incastonato fra Rimini e Riccione e potrebbe anche differenziarsi – recuperando forse la sua storia – dai soliti parchi dove ormai si fa a gara per chi ha l’ottovolante più alto e che alla fine si assomigliano tutti! Io credo che le idee e la creatività possano essere vincenti. Certo, bisognerebbe essere diversi dagli altri e recuperare, seppure con i mezzi di oggi, quell’atmosfera di fiaba e di sogno che un parco per famiglie dovrebbe a mio giudizio avere.Infine vorrei ricordare tutti i collaboratori che hanno vissuto con me questa esperienza bellissima in 13 anni di Fiabilandia eravamo tutti entusiasti, crescevamo insieme, alcuni di loro non ci sono più, ma sarebbe molto triste per quelli che rimangono doversi inventare un’altra vita. Lavorare in un parco non è come lavorare in banca dove forse una banca vale l’altra, e comunque il parco è una realtà che consente di vivere a parecchie persone e che quindi non deve assolutamente finire.

Achille Zavatta: È bello sapere che disinteressatamente vi siano persone che pur non avendo mai visitato personalmente il parco si siano sensibilizzate e abbiano firmato la petizione in favore di Fiabilandia, mi auguro dando precedenza a quanti traggono sostentamento dall’attività del parco che Fiabilandia possa non solo continuare la propria attività ma anche concretizzare il suo progetto di riqualificazione e successivamente con il vostro prezioso aiuto organizzeremo una specialissima giornata per ospitare tutti gli amici che hanno sottoscritto la petizione a nostro sostegno. Ringrazio particolarmente lo staff di Parksmania.

Marco Bressan: Mi fa un immenso piacere, anche se ho paura che la proprietà non presti particolare interesse all’iniziativa, a differenza del direttore che é molto coinvolto dalla cosa e sono convinto apprezzi. Vorrei specificare che se dalle mie parole si può evincere una critica alla proprietà, questa é comunque legata esclusivamente a diverse opinioni di carattere artistico e professionale e non entro nei meriti specifici di scelte economiche o politiche operate da questa. A livello umano ho infatti grande simpatia e sincera stima per i proprietari del parco, che sono degli amici oltre che dei clienti.

Da Parksmania.it del 30/04/07

 

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