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Stampa: Brigitta Boccoli parla di “Circus”

FESTIVAL DI LATINA

BRIGITTA BOCCOLI

«Sono uno sceriffo»

 

“Non è ” prima le ha dato notorietà, poi le ha congelato la carriera: Brigitta Boccoli è cresciuta e vuol dimostrarlo. A cominciare da questa intervista

Brigitta Boccoli è uno dei tanti misteri della tv italiana: debutta a “Non è la Rai” appena 14enne, bella come una Barbie e forte di quell’incoscienza spavalda tipica delle lolite di Boncompagni. Il regista-pigmaglione la vuole come presenza fissa nelle tre edizioni di “Domenica in” che cura dall”87 al ’91, ma questo non frena la lunga parabola discendente della Boccoli, tornata di recente sugli schermi come concorrente di “Reality Circus“, esperimento fallito di talent-show. Ce l’eravamo dimenticata, come tante altre meteore, ma a essere onesti, rivendendola, l’abbiamo un po’ rimpianta, considerate le Gregoraci e le Varone che ci tocca ora sorbire. Ecco i retroscena di una carriera che stenta a spiccare il volo.

Brigitta, la tua attività televisiva e cinematografica si concentra in un decennnio, tra la fine degli anni ’80 e la fine degli anni ’90. Poi, dal 2000, il buio. Cos’è successo?
Ho fatto teatro. Quindi ho lavorato molto di più, in definitiva. È stata una scelta, perché avevo il desiderio di imparare cose nuove, di approfondire.

Hai frequentato corsi di recitazione nel frattempo?
No, la mia scuola è stato il palcoscenico.

Ti senti in credito nei confronti del piccolo schermo?
Sì, molto. Il problema è che sono vista e ricordata come la ragazza del programma di Boncompagni (Non è , ndr) di vent’anni fa. Per riuscire a togliermi di dosso questa etichetta, dovrei avere la fortuna di fare un programma di grande successo.

Non è la Raiè stato per Ambra un trampolino di lancio, per te una palla al piede: perché?
Mah, in fondo mi pare che anche Ambra, che è molto brava, non sia granché valorizzata. C’è poco coraggio di investire su certi personaggi. A me è capitato diverse volte di fare provini nei quali mi dicevano che sarei stata perfetta per quel ruolo o quella trasmissione, ma poi non venivo presa perché nessuno voleva un personaggio ancora così legato, nella memoria, alla trasmissione di Boncompagni.

A 14 anni eri già una divetta: quanto ha condizionato, questo, le tue scelte di vita?
Le mie scelte, non so. Ha condizionato certamente la mia vita, soprattutto per quanto riguarda le frequentazioni legate al mondo del lavoro o i rapporti sentimentali (gli amici no, perché i miei lavorano tutti al di fuori dell’ambiente dello spettacolo). Ho avuto anche un momento di grandissimo rifiuto per questo lavoro, per tutto quello che gli ruota intorno e per quel che comporta in termini di spersonalizzazione. Poi però l’ho superato.

Il tuo compagno, Giovanni Di Clemente, è un produttore e regista cinemagografico: questa relazione non ti avvantaggia?
Intanto Giovanni è uno atipico. Lavora in questo ambiente, ma non frequenta gente dello spettacolo. Quanto a me, dipende da come si è fatti. Io non mi sono mai approfittata di lui, né gli ho mai chiesto nulla. Farsi raccomandare non mi pare bello. Le cose devono accadere naturalmente, altrimenti non è il caso di forzare la situazione.

Ti sei pentita della scelta di partecipare a Reality Circus?
Per niente. Peccato sia stato un flop. Sulla carta doveva essere una trasmissione bellissima… Anzi, a dire il vero era proprio bello sia farla che vederla.

Cosa non ha funzionato? La formula in sé o che altro?
Secondo me, il più grosso errore è stato fatto dagli autori, che non hanno saputo tirar fuori quello che accadeva lì dentro. Non si capiva nulla dell’aspetto umano né si sono viste le difficoltà che, giorno per giorno, gli artisti dovevano affrontare prima di riuscire ad essere all’altezza dell’esecuzione del numero. È proprio questo percorso, che dalle prime prove arriva in un crescendo di emozioni all’esibizione finale, che è stato trascurato. Senza questo, il programma diventava noioso.

Dalla partecipazione a questo reality, hai detto, ti aspettavi di costruire «rapporti duraturi» con i tuoi compagni di avventura. Com’è andata?
Sono stata fortunata: con Rosita Celentano è nata una vera amicizia, cosa non facile a questa età. Mi sento anche con altri, con Sabrina Ghio o Marina La Rosa, ma se devo farti il nome di una persona che ormai considero un’amica, quella è Rosita.

Le aspettative di rilancio nella carriera, che immagino ci siano state, sono andate deluse?
Sai come vanno queste cose. Se una trasmissione va bene, se ne avvantaggiano anche quelli che l’hanno fatta. Se va male, è come non esserci nemmeno stati. Questo mi spiace molto, anche perché era la prima volta che lavoravo in Mediaset. Certo, rimane un contratto in esclusiva, che forse apre altre porte.

Quando scade il contratto?
Tra un anno.

Da qui a un anno sceglieranno il cast dell'”Isola dei Famosi: ti può allettare l’idea?
A dir la verità l’Isola me l’avevano già proposta quest’anno: si tratta di un’esperienza molto dura, diversa da una cosa come Circus, che è un reality soft, con compiti da svolgere anche piacevoli per me. Una cosa del genere l’accetterei solo per molti, molti soldi.

Quindi hai declinato perché l’offerta economica non era all’altezza
Esatto.

Vieni sempre citata insieme con tua sorella Benedicta: una “coppia” artistica o funziona o tarpa le ali, sei d’accordo?
Tra me e lei c’è un rapporto particolare. Noi funzioniamo molto insieme, ma in realtà non vorremmo lavorare insieme. Non perché non si vada d’accordo, anzi. Solo che abbiamo cose da dire diverse. Cerchiamo da tempo di separare il nostro nome, ma anche questa volta ci hanno chiamate insieme e constatiamo noi stesse che alla gente piace pensare a noi due insieme.

Sembrate legate a doppio filo da un amore conflittuale o comunque da un’eterna competizione irrisolta tra voi. Cosa c’è sotto e perché, ora che siete adulte, non vi emancipate una dall’altra?
Caratterialmente, io sono una che deve vincere. Nel reality, mi sono trovata in sfida con mia sorella ed è stato un problema, perché non volevo calcare troppo la mano: temevo il senso di colpa, poi. Eravamo ormai vittime del meccanismo del reality, ma poi ci siamo guardate negli occhi e ci siam dette che in fondo era solo un gioco. Tutti si aspettano da noi chissà quali liti: ma io non la do a nessuno la soddisfazione del grande scontro, che poi non c’è neanche nel privato. Litighiamo sì, ma senza drammi, e anzi: lì ci siamo trattenute più del solito, per una questione di buon gusto.

Mi pare ci sia stato, nel reality, chi ti ha rimproverata di non avere carattere. Cosa rispondi?
Ti riferisci alla Lucarelli e alla Pettinelli? Dovevano pure dir qualcosa, sono pagate per quello. dopo la trasmissione è venuta a scusarsi con me, dicendomi che doveva inventarsi qualche bersaglio polemico, altrimenti non avrebbe saputo cosa dire. Comunque, gli amici mi chiamano “lo sceriffo”: so perfettamente di avere molto carattere. Ma dimostrare di averlo, in quella situazione, significa litigare e secondo me non c’erano motivi sufficientemente validi per farlo.

Di te hai detto «sono martellante fino allo sfinimento e cocciuta come un mulo». Quali sono le cose importanti sulle quali non cedi?
Mi ribello se mi calpestano i piedi. Ma se uno ha un’idea diversa dalla mia, non cerco di convincerlo a forza. Sono per il «vivi e lascia vivere».

Qual è la televisione che ti piacerebbe fare oggi?
Mi piacerebbe recitare in una fiction: è il cinema del futuro. E poi mi piace un programma come Le iene.

A 34 anni, cosa chiedi ora alla vita e alla carriera?
Fino a poco tempo fa, in amore ero felice così com’ero. Ora, da un annetto a questa parte, comincio a pensare ai figli.

Progetti alle viste?
Beh, ai figli ci si pensa, poi se ne parla, quindi si fanno. Per ora, siamo fermi ai primi due step. Quanto al lavoro, c’è un progetto al quale sto pensando con il mio compagno. Una fiction.

Hai dichiarato di piacerti a tal punto da avere le tue foto sexy appese in salotto
Ora le ho spostate in camera.

«Un calendario lo farei di corsa», hai detto: perché non te l’hanno ancora proposto?
Belle donne in giro ce ne sono tante. Quando si fa un calendario si usa una logica più di marketing che estetica, per cui si sceglie una che in quel momento si pensa possa far vendere di più. Se la proposta non è arrivata, è dipeso dalle sorti della mia carriera.

 

Lorenza Provenzano

 

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Da Libero.it del 28/11/06

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