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Stampa: Bimbi a scuola di circo. «Creativi e felici»

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

Bimbi a scuola di circo. «Creativi e felici»

 

Anni Venti, Nebraska, Usa. È qui che nasce la prima scuola di circo per bambini: , un sacerdote cattolico che si occupa di infanzia abbandonata. Il suo esempio è seguito anche oggi: basta pensare al celebre clown francese Miloud Oukili e ai suoi «Ragazzi di Bucarest», ex bambini di strada che grazie al circo hanno trovato un’occasione di riscatto. In Italia solo pochi anni fa l’idea di mandare un bambino a scuola di circo sarebbe parsa a dir poco bizzarra: ora invece è benvenuta anche da noi, secondo l’esempio europeo. Il valore sociale, culturale, perfino «curativo» del circo è ufficialmente riconosciuto: da Patch Adams in poi, la clown-terapia è sempre più praticata negli ospedali pediatrici. Si sono affermate anche nuove tendenze, con il «nouveau cirque» e il «circo-teatro», contaminazioni dello spettacolo circense con altre forme d’arte: teatro d’attore, teatro di piazza, musica e danza, in rigorosa assenza di animali. Pioniera di questa avventura a Milano è di Circo» che ha il suo allegro chapiteau nel cuore della città, ai Bastioni di Porta Volta. Affermarsi non è stato facile: tutt’ora è appesa ad un filo, sempre sotto minaccia di sfratto per la costruzione di un megaparcheggio. Camilla Peluso, insegnante Isef, l’ha fondata e la coordina con passione inesauribile e testarda fin dai primi anni Novanta. Le difficoltà non l’hanno mai fermata: «Credo che le arti circensi siano un’alternativa creativa alle discipline sportive tradizionali — spiega —. Accanto alla preparazione atletica mettono in gioco anche l’intelligenza e l’iniziativa individuale, promuovono l’indipendenza, aiutano la concentrazione, sviluppano percorso formativo di sviluppo integrale della persona — conferma Camilla —. Esprimersi attraverso il corpo, l’armonia e il controllo dei movimenti, migliora anche il senso di autostima». I timidi trovano coraggio, i fragili volontà, i creativi scatenano che cosa si insegna? «Acrobazia a terra e acrobazia aerea, con trapezi, funi e tessuti. Equilibrismo, dalla piramide umana ai trampoli al monociclo. Giocoleria, con palline, cerchi e birilli. Clownerie, con elementi di mimo e recitazione». Alla fine dell’anno, ogni corso tiene uno spettacolo durante «Saltimbanchi Doc», la rassegna internazionale di arti di strada organizzata da Camilla e da suo marito, l’attore e scrittore per ragazzi Claudio Madìa: quest’anno si va in scena dal 19 maggio al 10 giugno. Ma in città un’altra manifestazione è alle porte: dal 14 maggio parte al Teatro Sassetti «I clown della domenica», a cura della Scuola di Arti Circensi e Teatrali di Maurizio Accattato, che ha appena coordinato con successo anche il primo «Milano Clown Festival», al Quartiere Isola. Allievo di Dario Fo, Accattato ha aperto la sua scuola da 12 anni: giocoleria, acrobatica e mimo. «Bisogna educare i bambini ad “essere clown”, educarli a ridere e giocare con poco, a uscire dagli stereotipi per essere se stessi e divertirsi davvero. Il clown è poetico e insicuro, ma sa scherzare sulla sua paura. Vince l’aggressività con lo sberleffo e l’ironia, sa comunicare con tutti». «Chi sono?» si interrogava il poeta Aldo Palazzeschi, abile funambolo di versi e parole. E rispondeva: «Il saltimbanco dell’anima mia». Aggiunge Fulvio Scaparro, psicoterapeuta: «Senza retorica, il circo è come una grande famiglia, in cui anche i più piccoli collaborano alla riuscita dell’impresa collettiva che è lo spettacolo». Effetti positivi? «Si riduce la competizione e, tra tante specialità, ognuno trova quella che gli è più congeniale: chi non è bravo in una disciplina riuscirà nell’altra».

Chiara Vanzetto

 

Da ViviMilano.it del 30-04-06

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