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Stampa: «Da grandi libereremo gli animali»

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

«Da grandi libereremo gli
animali»

Due bimbe tristi e arrabbiate

dopo essere state al circo

 

di NICOLA GUARNIERI

 

È arrivato mercoledì, ha aperto con il primo spettaco­lo la sera seguente e resterà in città almeno fino a martedì il carrozzone del «Circo di Vien­na», insediatosi nel piazzale dello stadio Quercia. Sotto i grandi tendoni a strisce per una settimana vive il cuore pul­sante dell’arte circense, con tutti i suoi principali protago­nisti. Prima di tutto gli artisti, con i clown, i giocolieri, i tra­pezisti, gli equilibristi e i mimi. Ma anche gli animali, che del «Circo di Vienna» sono ancora oggi attrazione centrale grazie alle tigri, ai cavalli, alla zebra, all’orso bruno e soprattutto al «pezzo» più pregiato della co­mitiva, l’orso bianco Jaki, am­maestrato da Maxy Niederme­yer, austriaca di 63 anni, da sempre in giro per il mondo con il circo. Ci sono poi il cam­mello, i maialini cambogiani, le colombe, il pitone.

Gli animali, dunque, sono l’ossatura dello spettacolo, so­no l’attrazione almeno per i piùpiccini. Non tutti, però, tra i piccoli spettatori, hanno gra­dito l’utilizzo delle povere be­stiole sotto il tendone.

Due sorelline che frequenta­no le scuole elementari, di 6 e 8 anni, di loro spontanea ini­ziativa dopo aver visto lo show hanno scritto un temino. Sono rimaste deluse, sono tornate a casa tristi.

«Mia sorella ed io – si legge nel tema – siamo andate al Cir­co di Vienna. C’era l’orso bian­co, l’orso bruno, gli orsetti la­vatori, i serpenti, la tigre, i ca­valli e i pony. Gli orsetti lava­tori giravano su delle ruote, con le catene al collo il più pic­colo dei due pony veniva fru­stato perché non riusciva a sal­tare un grande ostacolo la te­sta di un serpente veniva infi­lata nella bocca di un uomo. Infine uno strano veicolo, trai­nato da un cavallo con in grop­pa una tigre, portava delle strette gabbie che imprigiona­vano un orso bianco e un or­so bruno.

Guardando lo spettacolo ci siamo messe nei panni di quei poveri animali: “Dov’ è finita la giungla dove sono nato?”, pen­serà il serpente. “Dove sono le vaste praterie in cui correre in libertà?”, penseranno i caval­li. “Dove sono i grandi ghiacci su cui scivolare allegramen­te?”, penserà l’orso bianco.

Dopo lo spettacolo il nostro cuore si è riempito di tristez­za e ci siamo arrabbiate per aver desiderato di vedere quei poveri animali derisi, applau­diti e frustati. Quando saremo grandi li libereremo tutti quan­ti».

Un temino spontaneo, come detto, di due bimbette che so­no rimaste impressionate. Lo­ro gli animali li hanno sempre visti e ammirati nei documen­tari o nei cartoni animati. La visione dal vivo, invece, è sta­ta un trauma. Anche se va ri­cordato che sono nati tutti in cattività.

Sull’impiego di bestie nei cir­chi si sono più volte espressi gli animalisti. A Rovereto Clau­dio D’Ingiulio ha sollecitato l’intervento della magistratura.

 

Da L’ Adige del 23-04-06

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