Circusfans Italia

IL PORTALE DEL CIRCO ITALIANO

Stampa: Chi sogna nel Grand Chapiteau?

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

Chi sogna nel Grand Chapiteau? Oggi il Cirque du Soleil chiude il suo spettacolo a Milano per trasferirlo tra breve a Roma: ci resta il taccuino di appunti raccolti durante un viaggio in una dimensione imprevedibile

 

Chiude oggi a Milano – forum di Assago – lo straordinario spettacolo «Alegría» messo in scena dal celebre Cirque du Soleil. Un evento – che dal 27 aprile al 25 giugno si ripeterà a Roma, nell’Area Spettacolo di via Cristoforo Colombo – che ha affascinato migliaia di spettatori che che questo articolo vuole celebrare La colonna sonora che Réné Dupéré ha composto per lo spettacolo rapisce l’anima e incide la memoria così come farebbe presa la passione di un abbraccio tanto desiderato quanto insperato tuttavia, la musica più sorprendente che si ascolta in quel “mondo a parte” circoscritto nell’imponenza del Grand Chapiteau è quella delle risate e del tirare il fiato da parte degli spettatori adulti. Assistere ad un’esibizione del Cirque du Soleil significa trovarsi in una dimensione imprevedibile, con tutti i sensi acutizzati dal delizioso prodigio di vivere per oltre due ore in una fiaba. I più giovani si identificano negli eroi che arrivano a conquistare la maturità per controllare gli eventi, passando attraverso la scoperta della bellezza ma affrontando anche lo scontro con complicatissime prove che richiedono al fisico di sfidare i limiti strutturali e allo spirito di ammutolire la paura. È un gradino di crescita. Chi invece per questioni anagrafiche deve già definirsi “uomo” o “donna” ha l’opportunità di ricordare la spensieratezza dell’infanzia, quando liberare la fantasia non era un lusso, e di utilizzare gli strumenti culturali necessari per decifrare simboli, citazioni, metafore visive e il valore filosofico di ogni minimo elemento rappresentato. Alegría, titolo dello show messo in scena dalla compagnia fondata nel 1984 dal canadese Guy Laliberté e portato in tournée in Italia dal produttore David Zard, è un termine che a livello etimologico deriva da un antico augurio spagnolo che si traduce come «felicità a tutti». Il regista italiano Franco Dragone ha dichiarato che nell’allestimento di Alegría ha voluto rendere omaggio alla tradizione delle più famose famiglie circensi, però il mosaico di suggestioni eterogenee (musica e canto dal vivo, danza, recitazione, gioco, il virtuosismo di utilizzare il corpo come strumento di meraviglia, costumi e luci ammalianti) che costituiscono lo spettacolo ne fanno un’occasione di comunicazione dinamica, interattiva e universale. «Alegría colora il mondo di una luce diversa, nuova: da noi tutti i sogni sono permessi», ecco la solenne promessa di Laliberté. Per il pubblico moderno l’impostazione artistica offerta dal Cirque du Soleil è paragonabile alla rivoluzione che nella prima metà del Seicento ebbe come protagonista il letterato napoletano Giambattista Basile, autore del Pentamerone: la trama di ciascuna storia era un patchwork armonico di scritti classici (Plinio, Ovidio, Virgilio, Petrarca), leggende, miti e tratti folcloristici assai lontani tra loro per luogo e periodo d’origine. Per fornire un parametro dell’importanza di Basile sia sufficiente sottolineare che egli fu fonte di ispirazione e studio per Clemens Brentano, i fratelli Grimm, Charles Perrault, Felix Liebrecht, John Taylor, Vittorio Imbriani, Benedetto Croce e Italo Calvino. La fiaba intesa secondo l’originalissima formula di Basile veniva presentata in un contesto ludico integrato dall’espressività di attori e suonatori platea e palcoscenico persero i confini divisori, esattamente come ora avviene sotto il tendone del Cirque du Soleil quando all’improvviso qualcuno dei 53 artisti del cast di Alegría appare tra gli spettatori o avvia un dialogo – anche di pura mimica – da angoli magicamente illuminati del monumentale spazio destinato a volteggi, acrobazie al di là della più fervida immaginazione, siparietti comici e ad un’inusuale atmosfera da musical. “Alegría” inizia ancora prima di cominciare, rompendo gli schemi cui si è abituati. L’irreale e i trucchi diventano verità tangibile, bisogna prepararsi ad entrare nell’ambiente manicheo della lotta tra bene e male, bianco e nero, languida eleganza e movenze claudicanti, volti attraenti e facce deformi, gioventù e decadenza, esuberanza inesauribile e tensioni distruttive, libertà e costrizioni. Il filo conduttore da non smarrire è l’insegnamento che il dolore è quasi sempre suscitato da cause esterne, mentre la gioia appartiene intimamente a ciascun individuo: dal labirinto dell’oscurità si può uscire, lanciando quel lampo di vita che è il gridare Allegria come un’invocazione ad attivare le risorse interiori, con il candore dei folli e dei fanciulli. Basile stesso scrisse «I pazzi e i ragazzi Dio li aiuta». Chi sogna chi, nel Grand Chapiteau? Una cosa è certa, cioè che chi comanda non è Fleur, gobbo grottesco rubato alla Commedia dell’Arte (è il diabolico personaggio di Pulcinella Cetrulo, con il naso a becco, il ventre sproporzionato e l’andatura zoppicante), vestito con la livrea rossa da padrone del circo e dotato di uno scettro luminoso. A dare il benvenuto nel cosmo alternativo di Alegría è infatti un bimbetto (Nikita Moiseev, 10 anni e talento da vendere) etereo e dorato tanto da sembrare il Piccolo Buddha il pluripremiato scrittore Shomei Yoh spiega che «…un Piccolo Buddha è la vita che ci porta la vita…la vita è sacra. Ogni vita è un Piccolo Buddha!» e riporta in un libro il discorso chiave del bimbo divino mentre dice: «Io posso vedere ciò che i grandi non possono vedere. Con un cuore puro ed occhi limpidi, io posso sentire ciò che i grandi non possono sentire. Che cosa sono io? […] Le azioni che compio oggi determinano come sarò domani. Io rinasco ogni giorno, ogni mattino. Io prego, prego affinché chi ferisce i miei sentimenti possa trovare la gentilezza nel suo cuore. Io prego, prego per la sua felicità. Procedi con calma, rimani sereno e tranquillo ed otterrai un cuore gentile». La leggerezza portata da Nikita, alter ego in scala ridotta del gigante buono Tamir, è subito accentuata da una coppia che esegue esercizi al trapezio in simmetria sincronizzata. Gli spettatori sono ormai già immersi nel gioco aristotelico della «rappresentazione drammatica», che il linguista Roger Caillois definì «mimicry», fondato sulle regole dell’imitazione, dell’illusione e del travestimento psicologico. Una costante è il desiderio del volo: lo dimostrano gli acrobati capaci di interpretare straordinarie coreografie sulle due vie incrociate del trampolino elastico, il romantico equilibrista dal fisico scultoreo che si flette lento nell’aria sostenendosi su una sola mano appoggiata ad altissime canne rotanti, il Signore degli anelli e del bungee, gli Angeli Bianchi con il naso rosso (simbolo della gioia di vivere) che ipnotizzano con le evoluzioni sulle barre russe, i trapezisti che si avventurano in numeri micidiali a d’altezza, i clown stralunati che tentano improbabili salti e costruiscono aerei di carta per giocare tra loro e col pubblico. In un momento particolarmente coinvolgente, il pagliaccio bianco è davanti a una parete stellata con una scala – o un binario, dato che si sente il rumore di una locomotiva invisibile… – che porta dritta al cielo si comprende però che da lassù il clown ha appena rimesso i piedoni a terra perché ha perso la speranza di conquistare la bella di cui è innamorato e la malinconia è una zavorra davvero troppo pesante per poter mantenere ancora la testa tra le nuvole. Straccia la lettera in cui c’è tutto il suo cuore e lancia i frammenti, che in un istante si moltiplicano all’infinito e inondano l’intera platea con la danza scomposta dei cristalli di neve durante una tormenta. «La fuente más común, más profunda y más grande de la alegría es el amor» bisogna fidarsi, però, non temere di essere scottati dalle emozioni e imparare dall’artista che esegue la seducente danza rituale del fuoco (simbolo dell’Amore sacro, forza grazie alla quale Ercole abbatté l’Idra di Lerna nella seconda delle 12 fatiche) consentendo alle fiamme di accarezzargli seconda parte dello spettacolo si apre con un evidente rimando alla fiaba di Cenerentola (la carrozza fatata, le cui lanterne vengono poi portate in processione tra gli spettatori) e a una meno celebre narrazione firmata da Andersen, L’Usignolo dell’Imperatore, ulteriore ammonimento a distinguere tra apparenza e sostanza. Il substrato di Alegría è di certo Attraverso lo specchio (seguito di Alice nel Paese delle Meraviglie) di Lewis Carroll: il varco dimensionale della cornice e le due cantanti soliste – e , richiamo della partita a scacchi allegorica che ha come posta in gioco la Vita – sono indizi precisi. Vola solo chi osa farlo, scrisse Sepulveda in Alegría i Vecchi Uccelli Nostalgici hanno rinnegato la propria natura e non possono che ammirare con una punta d’astio figure quali la Giocoliera (incantevole ballerina e ginnasta, personificazione della giovinezza, padroneggia sicura cerchi d’argento – cioè il Tempo senza inizio né fine – e nastri di seta), le Contorsioniste (apoteosi teatrale del mistero relativo all’efficacia del linguaggio senza parole) e soprattutto le Ninfe. Senza limiti, sotto sembianze di uccelli coloratissimi – domina il blu, tinta del soprannaturale -, le Ninfe racchiudono in sé i quattro elementi dello zodiaco (le ali simboleggiano l’Aria, le gambe la Terra, lo splendore degli abiti il Fuoco, la fluidità delle evoluzioni l’Acqua): chi voglia portare con sé i doni di queste creature fatate una volta terminato lo spettacolo, sappia che deve solo aprire la mente alla creatività e la potenza delle muse soffierà in abbondanza l’ispirazione, nutrimento dell’Anima e sorriso dell’Arte.

 

Sara Bordoni

Da La Provincia di Como del 16-04-06

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo sui tuoi social utilizzando i bottoni che trovi qui sotto

Translate »
error: I contenuti sono di proprietà di www.circusfans.eu - Contents are owned by www.circusfans.eu.