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Stampa: “Nessie” era un elefante che faceva il bagno

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B/ PALEONTOLOGO: “NESSIE” ERA UN ELEFANTE CHE FACEVA IL BAGNO

 

Per Clark fu trovata poubblicitaria del manager di un circo

Roma, 6 mar. (Apcom) – Un’idea pubblicitaria del padrone di un circo, dopo aver visto uno degli elefanti fare il bagno nel lago: questa l’ultima teoria sull’esistenza o presunta tale del Mostro di Lochness, avanzata da Neil Clark, paleontologo dell’Unterial Museum dell’Università di Glasgow.

La teoria, come spiega il sito della rete radiofonica spagnola CadenaSer, si basa non solo su una reinterpretazione della famosa foto che ritrae “Nessie” mentre incrocia maestosa le placide acque del lago (o la proboscide dell’elefante che emerge dalle acque, secondo le opinioni) ma anche sul fatto che subito dopo il primo avvistamento moderno (risalente al 1933) un impresario avesse offerto la principesca somma di 20mila sterline dell’epoca a chi avesse catturato il mostro.

Una somma talmente principesca da ammettere come unica spiegazione solo il fatto che l’uomo sapesse benissimo di avere il mostro già nel suo circo, che averbbe beneficiato della pubblicità generata dalla caccia a “Nessie”. Come accertato da Clark, dopo l’apertura negli anni Trenta della A82, che passa non lontano dalla sponda occidentale del lago, numerosi circhi itineranti si erano spinti nella zona di Inverness e il Loch Ness veniva utilizzato come un luogo di sosta per far riposare gli animali.

L’unica falla della teoria è che non spiega gli avvistamenti anteriori al XX secolo: Nessie infatti non è una mania dei secoli bui resa rispettabile dai positivisti vittoriani ed entusiasticamente abbracciata dai moderni biologi new age. Il primo avvistamento documentato, se così si può dire, risale al 690 d. C. e ne è protagonista il monaco irlandese San Colombano, il quale, poco propenso a soddisfare una naturale curiosità scientifica vista la mole e l’appetito dell’animale, scacciò la povera bestia a forza di preghiere.

Stando alla Vita Sancti Columbae, il Santo si era recato nella “regione dei Picti, sul fiume Nes”, quando vide un gruppo barbari impegnati nella poco piacevole attività di seppellire un compagno. Il motivo della triste cerimonia gli fu presto spiegato: il poveretto stava pacificamente nuotando nel lago quando “fu catturato da una selvaggia bestia marina”.

A queste parole San Colombano ordinò a uno di loro di raggiungere a nuoto l’altra riva e portargli la barca che vi ritrovava ancorata. Senza protestare, tale era l’autorità del Santo, Lugne mocu-Min si tuffò subito in acqua. Ma il mostro “il cui appetito era ben lungi dall’essere saziato”, lo vide e gli si precipitò incontro “con le fauci spalancate”.

A tale spettacolo i barbari e gli stessi monaci che accompagnavano San Colombano furono presi da un non ingiustificato terrore non così il Santo, che tracciato il segno della croce comandò al mostro di “non avanzare oltre e non toccare l’uomo”. “Come tirata da una corda”, Nessie fuggì terrorizzata e da allora non si sono registrate nuove aggressioni. I pagani Picti si convertirono sul posto.

Ma persino negli anni Ottanta, mentre e gli scioperi dei minatori dominavano le prime pagine dei giornali, a preoccupare alcuni funzionari del Ministero degli Interni britannico era proprio la tutela della salute del mostro. I documenti resi pubblici grazie alla Legge sull’Informazione dimostrano infatti che nel governo Thatcher esisteva la fondata preoccupazione di un’offensiva in grande stile di bracconieri e cacciatori di trofei, se “Nessie” avesse osato emergere dalle limacciose profondità del lago.

Dopo un andirivieni di frenetiche consultazioni fra lo Scottish Office ed il Ministero, venne saggiamente deciso che non occorreva presentare alla Camera dei Comuni alcun nuovo provvedimento ad hoc e che la legge esistente sulla pesca e caccia di frodo era sufficiente a garantire la sicurezzadi Nessie, sempre che “lui (o lei) sia identificato/a da scienziati di reputazione sufficiente da convincere il British Museum”.

Ma l’interesse per il mitico mostro superava le frontiere dell’isola: anche si era informata sull’argomento in modo da poter salvaguardare al meglio un potenziale parente di Nessie, l’assai meno noto “mostro di Storsjo”, che si ritiene dimori nell’omonimo lago: “Si chiedono: che cosa abbiamo deciso noi? Nessie è in qualche modo protetto? La richiesta è seria e noi dovremmo fornire una risposta”, si legge in un perplesso dispaccio inviato dall’Ambasciata britannica a Stoccolma.

Risposta che consisté nell’osservare che il ministro per gli affari scozzesi aveva l’autorità di aggiungere “qualsiasi animale selvaggio” alla lista delle specie in pericolo di estinzione e quindi meritevoli di speciale protezione, e dunque “Nessie” poteva dormire sonni tranquilli.

Da Alice News del 06-03-06

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